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Leopolda vs CGIL: il weekend infuocato della politica italiana

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<<“Ministro, chi preferisce tra Fanfani e Berlinguer?”, “Per una questione di vicinanza territoriale, non posso che rispondere Fanfani”>>.

<<Fatevene una ragione, il posto di lavoro fisso ormai non esiste più>>.

 

 

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Maria Elena Boschi (1981), è Ministro per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento

Sì, lettrici e lettori: è successo davvero. Queste parole così fuorvianti  sono state pronunciate da due esponenti di spicco del centrosinistra italiano, non più tardi di due sere fa. Si tratta del Ministro Maria Elena Boschi e del Premier Matteo RenziLa prima, ospite alla trasmissione Che tempo che fa, il secondo durante il discorso di chiusura della chiacchieratissima Leopolda, giunta ormai alla sua quinta edizione. Il tutto mentre Roma salutava il milione di persone che Sabato hanno manifestato contro l’attuale Governo.

Ci risiamo: da una parte la piazza, i sindacati, i precari, gli studenti, quelli che stanno zitti e vanno avanti a fatica, come possono, chiedendo solo di essere ascoltati. Dall’altra, la Leopolda, il ritrovo dei renziani della prima, seconda e terza ora: un concentrato di selfie, magliette antigufo, frecciatine alla minoranza (in piazza con la CGIL)  ed interventi politici più o meno di spicco, in una cornice cool, moderna e, checché se ne  dica, elitaria alla massima potenza, a cominciare dal luogo scelto per la kermesse. Uno spazio chiuso, accessibile solo dopo una registrazione online.

Mi dispiace, ma io non l’ho digerita. Non l’ho digerita e continuo a non digerire la scelta di parlare a pochi eletti, tutti peraltro della stessa corrente, così come non ho digerito la buffonata svoltasi la settimana scorsa da Barbara d’Urso, ultimo vero baluardo dell’anticultura, una persona che dello sciacallaggio ha fatto il suo mestiere di vita. Mentre Renzi, dal palco della Leopolda, si scagliava contro quelli che <<vorrebbero riportare il PD al 25%>>, in piazza a Roma camminavano fianco a fianco tutte le espressioni della realtà italiana. Dai giovani studenti come me (che a Roma non sono andata), al padre di famiglia senza lavoro. Una fila infinita di corpi che chiedevano a gran voce di essere ascoltati.

Ma in questo momento nessuno di noi ha voce. Siamo tutti muti, incapaci di allacciare un legame emotivo con questi politici, con questo Governo sempre più occupato a scagliarsi contro la minoranza del suo stesso partito, a tirare frecciatine sui bei tempi andati (i famosi gettoni nell’iPhone), a rinnegare una storia Politica di tutto rispetto, scritta da persone perbene che hanno portato avanti le loro idee non nelle trasmissioni TV ma nelle scuole, nelle piazze, nelle fabbriche, con le persone, senza cercare di limitare la discussione, senza tacciare l’avversario di essere un nostalgico.

Manifestazione Cgil "Il lavoro prima di tutto!"
CGIL – Confederazione Generale Italiana del Lavoro

Ecco cosa manca della Politica che non ho mai conosciuto, figlia dannata del berlusconismo. Mi manca un leader che non cerchi per forza il consenso di tutti (che io sappia, nessuno c’è mai riuscito) , che non voglia impostare un partito su base personalistica (ricordate Berlusconi?), che non governi con il centrodestra se non per lo stretto, strettissimo necessario (e forse nemmeno per quello) , che non organizzi manifestazioni  <<del centrosinistra ma aperte a tutti, del PD ma non del PD>>, che si preoccupi veramente, veramente, dell’Italia, del welfare, dell’istruzione, del dramma occupazionale, dei diritti civili e non del suo personale indice di gradimento. Sì Matteo, alle Europee avrai preso anche il 41%, grazie a chi ha votato il PD nonostante Renzi e chi Renzi nonostante il PD,  ma il popolo italiano non ti ha legittimato. E quel 41% che tu difendi a spada tratta l’hai ottenuto anche grazie alla minoranza che tanto scimmiotti. E fattelo dire da una giovane: non è così che si #cambiaverso. Non facendo accordi con un condannato, non abolendo i diritti, non seguendo le direttive tedesche, non permettendo a qualche oscuro finanziere di invocare limitazioni al diritto di sciopero. Mi si gela il sangue quando leggo le parole entusiaste di Angelino Alfano sullo #sbloccaitalia, quando ti sento invocare il “Partito della Nazione” (tradotto: la morte della Politica), quando dici di voler costruire il futuro, sì, ma dando un sonoro calcio al passato.

Se c’è una cosa che ho imparato andando a scuola, durante le ore di storia e filosofia, è che noi italiani siamo il risultato di un processo evolutivo, sociale, economico, culturale e filosofico che non si può ignorare, che non si può prescindere nella discussione sul “domani”. Se c’è una cosa che ho imparato facendo politica, parlando con le persone, perdendo, è che non si può incassare il consenso di tutti.

E’ giusto, è sacrosanto, è bello, avere idee diverse. La prossima volta, se proprio devi, organizza la Leopolda in piazza. Invita i sindacati (che hanno la loro bella fetta di responsabilità, impossibile negarlo), invita a parlare quelli a cui non piaci. Lascia a casa i fanatici che ti seguirebbero anche sulla Luna, quelli che dicono di amarti, quelli che offendono gli altri pur di difendere il loro amato Segretario: non sono lucidi,  ti porteranno molto più in basso di quanto tu non sia disposto a scendere. E restituisci a noi, piccoli e miseri elettori senza identità, qualcosa per cui lottare:  la Politica.

Questa è la sola e unica #sceltagiusta. 

 

ITALY-EU-VOTE-PD-RENZI

 

 

 

 

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About Francesca Cimò

COLLABORATRICE | Classe 1991, toscana. Studentessa di Filosofia, le interessa tutto ciò che riguarda la cultura, la politica, la società. Ogni tanto si sente una 24enne spensierata ma poi le passa. Suoi sono diversi pezzi di attualità.

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