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Leonardo da Vinci: l’Amleto della storia dell’arte

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(Fig.1) “L’Adorazione dei Magi” (1481-1482), olio su tavola – Leonardo da Vinci

Chi era davvero Leonardo da Vinci? Nel corso dei secoli, molte sono state le interpretazioni, le indagini, le domande sul lavoro e sulla vita del maestro fiorentino. La complessità del suo genio, tuttavia, rimane avvolta in un alone di mistero e di enigmi irrisolti.

Uno degli aspetti più criptici, ma allo stesso tempo affascinanti, della sua vita è il carattere bipolare della sua indole creativa, biforcata tra ricerca artistica e indagine scientifica. Molti critici sostengono che arte e scienza costituissero per Leonardo due strumenti complementari, sinergicamente atti allo studio della natura nelle sue leggi armoniche: se il pittore è lo specchio delle apparenze naturali, <<il quale sempre si trasmuta nel colore di quella cosa ch’egli ha per obietto>>, lo scienziato è colui che ne investiga le cause prime.

Eppure, la pratica leonardesca sembra non confermare tale complementarietà: la sua inconcludenza, la tendenza a lasciare disegni e dipinti incompiuti, è ben nota e sembra costituire, nella sua età adulta, un fattore costante (Fig.1). Numerosi interpreti hanno attribuito l’origine di tale impazienza al pennello, all’incremento del suo interesse per le scienze matematiche e l’indagine empirica della natura. La molla propulsiva delle sue opere giovanili era, infatti, basata sull’illusione di poter dare alle sue opere realismo, vita vera, alla pari del mitologico scultore greco Pigmalione che, fatalmente  innamorato di una propria statua di donna,  riuscì a portarla in vita per concessione della dea Venere (Fig. 2). Tuttavia, l’osservazione diretta dei fenomeni naturali, della Realtà, rese Leonardo sempre più consapevole del limite invalicabile della pratica pittorica, incapace di soddisfare il desiderio più intimo di un artista, quello di ri-creare una “seconda realtà”: l’energia dedicata alla pittura sembra via via sfumarsi nel corso della vita del maestro, sempre più devoto a nuovi progetti scientifici.

 

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(Fig.2) “Pygmailion”, 1842, Litografia – Honoré Daumier

 

Nell’articolo Un ricordo d’infanzia di Leonardo da Vinci (1910), Sigmund Freud propone un’analisi psicoanalitica del maestro, in grado di svelare la natura interna del conflitto leonardesco arte-scienza. <<Nessuna cosa si può amare né odiare se prima non si ha cognizione di quella>>, così Leonardo annota nel suo famoso taccuino. Freud considera la citazione fondamentale: la passione riposta nella pittura in età giovanile venne in Leonardo gradualmente inibita e trasformata in freddo interesse intellettuale, libero dal giogo della fantasia e delle passioni mondane.  Tale processo incluse l’interezza della sua persona, comprese le relazioni umane. Sebben riconosciuto come uomo di bell’aspetto, fisicamente attraente e vigoroso, dotato di grandi qualità retoriche, ed educato alle buone maniere, egli sembra essersi interessato gran poco, durante la sua vita, all’attività sessuale. Freud definisce Leonardo frigido e addirittura, data l’aria di ripugnanza impressa nel volto maschile di uno dei suoi schizzi anatomici (Fig.3), disgustato da tutto ciò che riguardasse l’atto di procreazione. Le cause del suo rifiuto al sesso derivano dallo sviluppo subconscio della sua persona, notevolmente plasmato da alcuni avvenimenti infantili: figlio illegittimo di un rinomato notaio fiorentino, egli trascorse i primi anni della sua vita con la madre, coltivando per lei un sentimento morboso che si tradusse poi in omosessualità. Il trasferimento nella casa del padre in giovane età poi, e il suo rapporto conflittuale con questi, lo costrinse a reprimere i propri istinti sessuali. Il suo desiderio erotico per individui del suo stesso sesso, non trovando altro modo di esprimersi, venne trasposto in amore, passione ardente per la conoscenza in sé.  Freud considera Leonardo il primo scienziato moderno, in grado cioè di esplorare i segreti della natura fidandosi unicamente dell’osservazione diretta e del proprio giudizio, libero da passioni carnali e coinvolgimenti emotivi.

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(Fig.3) “Figura in orgasmo” – Leonardo da Vinci

Le osservazioni di Freud stuzzicano spesso l’attenzione e la fantasia dei lettori, grazie alla loro originalità. L’impressione comunemente condivisa al giorno d’oggi, tuttavia, è quella di leggere un fantasioso romanzetto di psicoanalisi. Primo, molte delle fonti e dei riferimenti utilizzati da Freud per ricostruire l’evoluzione psicologica di Leonardo sono risultate essere inappropriate, incomplete, insufficienti per ottenere una narrazione coerente. Inoltre, ammesso e concesso che fossimo in possesso di una dettagliata Vita di Leonardo, l’approccio freudiano rimarrebbe, in egual modo, difficile da accettare. Può la personalità umana essere presa a oggetto scientifico, e analizzata secondo concatenazioni razionali di cause e effetti?

Un altro punto critico sta nel fatto che Freud, non in grado di liberare la propria analisi dai filtri concettuali dell’uomo moderno, non prenda in considerazione come parti integranti nella formazione della personalità leonardesca, il contesto e l’epoca in cui Leonardo è cresciuto. Il Quattrocento fiorentino, infatti, costituiva un ambiente culturale impregnato di influssi neo-platonici e neo-pitagorici: l’universo era regolato dai principi della proporzione e dell’armonia, in costante risonanza con l’armonia e la proporzione insite nell’anima umana. Leonardo empirista moderno? Difficile da credere. Per il genio fiorentino, lo scopo della scienza era, più verosimilmente, quello di mettere luce sul legame anima umana-cosmo, anziché quello di comprendere il mondo nella sua fredda fatticità. Leonardo non arrivò mai a sacrificare il proprio talento artistico in favore dell’indagine empirica; al contrario, istituì tra essi un dialogo e si servì della propria inclinazione all’osservazione per migliorare i dipinti e limitare l’intrusione della propria soggettività nel corso della loro esecuzione. Il supposto conflitto interno tra il repressivo, distaccato atteggiamento dello scienziato e l’appassionato interesse dell’artista, quindi, sembra essere più un’ipotesi confacente ad un pubblico di lettori moderni che ad un ritratto fedele alla sua persona.

Ciò detto, perché leggere ancora Freud e questo suo scabroso articolo, scritto ormai più di cent’anni fa e, per quanto dimostrato, carente di credibilità sia storica che scientifica? Ebbene, vi sono valide ragioni per farlo. Una di queste sta nel fatto che lo scritto, di grande portata innovativa per l’epoca – avendo portato per la prima a galla la fonte delle forze creative e immaginative umane – l’Inconscio – costituì presto la fonte di ispirazione primaria per molti artisti del primo dopoguerra. Tra questi, gli artisti appartenenti al movimento Surrealista il cui manifesto, redatto dal padre fondatore André Breton, proclama come obiettivo primo dell’arte di registrare automaticamente, tramite il mezzo artistico, il fluire degli impulsi della mente subconscia, senza l’intervento di alcun’interferenza riflessiva o razionale. Secondo i Surrealisti la personalità di un individuo trova le sue radici ben al di sotto degli strati superficiali della propria persona, caratterizzati dalla serie di comportamenti convenzionali voluti dalla società.

L’uomo, nel suo essere più profondo, è prima di tutto animale soggetto agli istinti e la sua esistenza è un elemento allo stesso tempo allo stesso tempo inspiegabile e magico: nessuno meglio di Pavel Tchelitchew (1898-1957), surrealista russo, con la sua serie di teste a spirale, riuscì ad esprimere ciò.

 

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“Spiral Head” (1950), pastel on paper – Pavel Tchelitchew

 

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About Gloria Bisello

COLLABORATRICE | Classe 1993, nata in Provincia di Padova. Laureata alla triennale in Filosofia a Padova, ora vive in Regno Unito e studia Estetica e Storia dell'Arte. Spende il proprio tempo libero a visitare mostre, esibizioni, nuove città. Possiede una particolare attrazione per le arti visive. Ama viaggiare e pensare al mondo come la propria casa. Punto debole: un amore per l'Italia e la sua inviolabile bellezza.

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