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Tra legalità e illegalità, fama e anonimato: introduzione alla Street Art di Bruxelles

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Uno dei tanti crayons (=pastelli) disegnati sui muri di Bruxelles. L’identità di questo gruppo di artisti è sconosciuta

Se dovessimo chiedere a chi non la conosce di associare a Bruxelles un aggettivo, probabilmente questo sarebbe «noiosa» o «grigia». La capitale d’Europa in realtà è una città vibrante e giovane sotto molti punti di vista, non ultimo quello dell’arte: Bruxelles infatti non è solo Pieter Paul Rubens, René Magritte o Art Nouveau, ma è anche una città ricchissima di Street Art e specialmente di una delle sue ramificazioni, ovvero i murales; sprezzantemente considerati all’inizio come mera espressione del vandalismo giovanile, ora essi sono argomento di discussione nei salotti artistici e le loro riproduzioni oggetto di mostre in ricercate gallerie d’arte.

Ma cos’è esattamente la Street Art? Dove nasce? Gli studiosi concordano con il fissare negli Anni ’70, in un’irrequieta New York, la nascita di questo movimento artistico che sfugge per la sua natura liquida ad ogni tentativo d’inquadramento preciso e che ama manifestarsi in contesti inusuali: possiamo però riconoscerne alcuni tratti distintivi quali la produzione in uno spazio di pubblico dominio, spesso senza che l’artista abbia alcuna licenza, e la fruibilità dell’opera da parte di tutto il pubblico urbano, caratteristica che ha sollevato in alcuni ambienti la domanda: «Chi possiede la Street Art?», in palese contraddizione con lo spirito stesso di questa cultura, spesso più complessa di quanto appaia agli occhi del cittadino comune. Considerati da alcuni un’evoluzione della Pop Art – esistono in realtà diverse controversie al riguardo – i murales, i graffiti e gli stencil, ad esempio, sono spesso sono un’espressione dei conflitti metropolitani e si fanno carico di inviare messaggi di denuncia riguardanti tematiche sociali, spesso veri e propri moniti contro il capitalismo e il consumismo; questa tipologia artistica, giovane per definizione, strizza l’occhio ai social media e si propaga in quel non-luogo che è la retenon si può vendere o portare in giro per i musei un muro, ma si può fotografarlo e fargli “girare il mondo” attraverso il web.

 

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Alcuni murales facenti parte del percorso dei fumetti

 

A Bruxelles tali espressioni artistiche di certo non mancano e questo stupisce il visitatore, contribuendo a togliere la polvere grigia del pregiudizio: ma qual è il rapporto tra la città belga e la Street Art? Ad una prima occhiata sembrerebbe indubbiamente buono e, addirittura, motivo di vanto – e di tour organizzati – per i bruxellois; il Belgio ama infatti definirsi la capitale del fumetto e per questo motivo, girando per le vie del centro – e non solo – il turista si ritrova inaspettatamente davanti a enormi murales: si tratta del cosiddetto parcours de bande dessinée (trad: percorso del fumetto) nato su iniziativa delle autorità comunali e del Centre Belge de la Bande Dessinée nel 1991 e che conta ad oggi più di cinquanta murales raffiguranti eroi locali come Tintin, Asterix e Gastone, vere e proprie risposte ai supereroi a stelle e striscie dei comics d’Oltreoceano.

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Murales in un luogo abbandonato ad Anderlecht

Questa, però, è solo una parte della storia: Bruxelles è infatti decorata da numerosi graffiti e dipinti illegali, disegnati nottetempo da artisti che operano da soli o riuniti in collettivi (Farm Prod, Les Crayons, Flagel solo per citare i più famosi) che ricordano le crew del mondo Hip hop e, come quest’ultime, sembrano provare piacere principalmente nello sfidare la polizia, sebbene sembri esserci, soprattutto in tempi recenti, una relativa tolleranza nei confronti dei writers, alcuni dei quali sono addirittura sovvenzionati dal comune stesso per decorare alcune aree come, ad esempio, il parco per gli skaters. Influenzati dallo stile parigino, da quello olandese e dall’afflusso costante di artisti da tutto il mondo confluiti nella città per i più svariati motivi, gli street artists della capitale belga hanno saputo creare un loro stile personale per rappresentare la loro città, in costante flusso e trasformazione, con toni divertenti, come ad esempio attraverso i celebri e onnipresenti Les Crayons, o addirittura macabri, come testimonia l’uomo appeso per i piedi e semi-decapitato che giganteggia su un edificio vicino a la stazione di Bruxelles-Chapelle; questo affresco, che ha provocato sgomento e polemiche, ha risollevato l’eterna questione dell’interpretazione artistica che si pone soprattutto quando l’esecutore materiale decide di rimanere anonimo per motivi, nel caso della Steet Art, facilmente comprensibili. Non solo di artisti anonimi è però costituita la scena brussellése, che conta alcune star come precedentemente collega di Keith Haring e Vincent Glowinski Bonom, famoso per i suoi graffiti rappresentanti scheletri di animali, il quale afferma: «Bruxelles è l’ideale per i graffitari. Ci sono molte aree disorganizzate, è come un grande deserto non occupato. Non è chiaro a chi essa appartenga, così è più facile appropriarsene. Parigi è più densamente popolata e i disegni sono più confinati, più puliti. Bruxelles offre una dimensione sperimentale, un progetto, un disordine creativo».

La capitale del Belgio, con le sue personalità multiple, sembra quindi essere un terreno fertile per questo genere di produzioni e che risultano essere per i giovani locali, soprattutto per quelli residenti nei quartieri più disagiati solitamente tagliati fuori da quel mondo a parte che è il quartiere europeo con le sue opportunità, l’unico mezzo – illegale ma non violento – per esprimere la propria visione del mondo ed essere sicuri di non passare, almeno stavolta, inosservati.

Attraverso le tag (le firme) e l’aggregazione in crew, questi ragazzi rivendicano la loro identità e il loro diritto di esistere.

 

 

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About Maria Parenti

REDATTRICE | Classe 1988, emiliana. Laureata in Lettere, è appassionata da sempre alle tematiche ambientali e si sta ancora chiedendo cosa vuol fare da grande. Nel frattempo, tra un lavoro e l'altro, si è iscritta ad una specialistica in Economia e si è temporaneamente trasferita a Bruxelles. La contraddistinguono l'amore per la musica metal e per il cibo vegano.

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