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Le Crociate: come ci vedeva l’Oriente

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Con questo secondo ed ultimo articolo sulle Crociate, proveremo a spiegare in che modo il mondo Occidentale veniva visto dalle popolazioni orientali. Da sempre agli uomini piace la semplificazione: o tutto bianco o tutto nero. Tanto per citare la Chanson de Roland nel suo libro I pagani hanno torno, i cristiani hanno ragione, possiamo capire in che modo si filtrava la cultura (e diciamo che questo vizio è ancora molto attuale). Allo stesso modo dell’Occidente che vedeva strani quei popoli orientali, lo stesso capitava in Oriente alla vista di quei rozzi barbari, discendenti da altrettanti rozzi barbari, vivere le loro vite in un modo totalmente assurdo e sconsiderato. In questo articolo ci proporremo proprio questo: inforcare le abitudini degli altri, dei diversi e vedere come l’Oriente percepiva questi popoli provenienti dall’estremo Occidente. Citeremo passaggi che mostreranno come i Bizantini vedevano gli europei ed altrettanti testi che ci indicheranno come i popoli musulmani vedevano l’Occidente.

Partiremo dai Bizantini, e questa volta potremo addirittura vantarci di citare i pensieri e i ragionamenti di una donna. Non una donna qualsiasi, bensì la figlia dell’Imperatore (Basileius) Alessio I, ossia Anna Comnena.

Anna Comnena fu una donna di cultura, in grado di citare Euripide, Omero e molti altri autori classici. Vide arrivare i crociati nel suo regno, poiché per andare in Terra Santa era obbligatorio attraversare l’Impero Bizantino.  I crociati giunsero nell’Impero, vi si stabilirono per un certo periodo (per le persone del posto addirittura un po’ troppo) e  Anna poté così osservarli, conoscerli, giudicarli. Intenta in quel periodo a scrivere un libro alquanto voluminoso in onore del padre Alessio, raccontò  i suoi pareri nonché quelli dell’Imperatore riguardo a tali barbari.

 

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Anna Comnena

 

L’Impero Bizantino era, difatti, l’erede dell’Impero Romano d’Oriente. Il popolo bizantino era un popolo colto e, come i suoi padri (i romani), provava una certa sufficienza e un certo disprezzo per il “diverso”, per i barbari. Questo popolo orgoglioso si sentiva a tutti gli effetti il figlio dell’antico Impero Romano e sosteneva di essere il custode della cultura e della civiltà latina. La lingua dei bizantini, però, fu il greco. La loro confessione, così come in Occidente, rimase il Cristianesimo, sviluppandosi poi nella chiesa ortodossa.

A differenza di altri popoli occidentali ed orientali (i quali avevano un imperatore debole, per cui il vero potere veniva gestito dai principi locali), l’Impero Bizantino aveva un uomo forte, il basileius (l’imperatore) che governava in maniera assoluta il suo regno.  Purtroppo questo era un impero destinato a crollare, poiché faceva molta fatica a modernizzarsi e perciò ben presto il “capitalismo” occidentale lo avrebbe divorato.

Alla prima Crociata non parteciparono né i re né l’imperatore. Partirono soltanto principi, duchi, conti, insomma tanti piccoli sovrani. Anna Comnena li vide arrivare e presto si accorse che erano tantissimi. Per semplificare li definisce tutti conti: <<Era arrivato questo, e poi un altro conte, e poi un altro. Erano numerosi come le foglie e i fiori della primavera, per citare Omero>>. In questo passo vediamo chiaramente come la figlia di Alessio I sia in grado di citare i classici.

Anna Comnena conosceva bene la storia della Crociata, sapeva che il Papa aveva chiamato il popolo cattolico alle armi per liberare la Terra Santa. In seguito a questi eventi, la figlia del Basileius affermò “Sorprendentemente ebbe successo”, poiché agli occhi dei Bizantini, questa Crociata fu un’assurdità.

Riconobbe nella “massa” gente che non aveva nulla da perdere e che era spinta realmente da sentimenti religiosi. Invece, nei confronti dei capi europei, ebbe tutt’altro parere. Abituata a vederli a palazzo, intenti ad essere ricevuti dal padre, poté gustare tutti i difetti dei conti: interesse economico, voglia di arricchirsi e di estendere i propri terreni.

Anna definì tutti i popoli europei Celti, poiché i primi crociati furono francesi e ad abitare la Gallia un tempo erano i Celti. <<Questi Celti sono ambiziosi, desiderano sorpassare i loro pari. Come razza sono avidi e irrazionali>>. Riconobbe il loro valore militare, esaltando la carica della cavalleria europea che pareva non trovare mai resistenza. Sostenne però che un buon generale, se preparato culturalmente, poteva arginare questa potenza e batterli in un secondo momento, poiché essi erano comunque dei barbari irrazionali, che non studiavano le arti della guerra; dunque se fosse andato bene il primo colpo degli occidentali, lo scontro sarebbe terminato quasi subito ma, se la carica fosse stata arginata,  l’esercito occidentale non avrebbe retto il confronto contro i popoli orientali. Tale teoria verrà poi ripresa dal Saladino, il nemico più forte dei crociati. In realtà, nella prima crociata, la forza occidentale era superiore. La loro carica era senza eguali, tant’è che riuscirono a prendere in pochi anni Gerusalemme. Solo in seguito, i popoli orientali sarebbero riusciti ad attuare nuove tattiche per fiaccare gli eserciti nemici.

 

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Ṣalāḥ al-Dīn Yūsuf – Saladino

 

Tornando ancora sulle parole di Anna, scopriamo che per lei questi Celti furono un po’ troppo loquaci. Parlavano in continuazione. Parlavano anche davanti all’Imperatore, costringendolo a restare seduto sul trono ad ascoltare le loro fantasie. E ben venga quando il padre sedeva sul trono, poiché Anna ci racconta un episodio che la fece restare a bocca aperta, proprio quando il Basileius doveva ancora entrare nella sala dei ricevimenti e sedersi sullo scranno imperiale. Uno di questi barbari, in attesa dell’arrivo del sovrano, decise di sedersi sul trono. A questo punto arrivarono tutti gli eunuchi imperiali, nel tentativo di farlo alzare. Questo stava per estrarre la spada, quando i suoi compagni gli spiegarono che, alla corte dell’Imperatore, solo il Basileius poteva restare seduto mentre gli altri sarebbero dovuti restare  in piedi. Il conte che era seduto allora decise di lasciare il trono e commentò <<Che rozzo! Sta seduto solo lui, in mezzo a tutti questi nobili signori!>>

Ad un certo punto gli occidentali lasciarono l’Impero, pronti ad iniziare lo scontro contro i turchi. Alcuni dei capi finirono prigionieri ed Anna ci lasciò una testimonianza del padre (anche se era il Basileius, era pur sempre un guerriero) che li ammirava molto e li stimava, nonostante tutti i loro difetti. <<Per lui questi uomini, nel fiore degli anni, al colmo della loro forza, di nobile lignaggio, sembravano rivaleggiare con gli eroi dell’antichità!>>.

Alessio, che sicuramente lesse molte storie su Achille, Aiace, Ettore, etc., vide in questi barbari gli eroi del tempo. Eroi che nel il suo Impero, ormai da anni, era impossibile scorgere.

Nel mondo musulmano, oramai da qualche anno, l’apparato governativo non era più in mano ai popoli arabi ma bensì ai turchi. Gli arabi erano coloro che, dopo Maometto, conquistarono gran parte dell’Africa settentrionale, della Spagna e del Medio Oriente, portando la fede islamica. I turchi, invece, arrivavano da altre parti dell’Asia, non parlavano arabo, si convertono anch’essi all’Islam e conquistarono buona parte del mondo musulmano.

La loro cultura aveva più somiglianze con l’Occidente che con l’Impero Bizantino. Anche questo era un mondo governato da una élite di guerrieri, con valori militari e cavallereschi. Era un mondo frammentato, poiché l’invasione turca aveva sezionato in tanti piccoli regni il grande califfato arabo. Il Califfo a Baghdad contava pochissimo, come l’Imperatore occidentale, mentre il vero potete era gestito più a livello territoriale, con gli emiri. La prima Crociata fu un successo anche per questo motivo, poiché i crociati trovarono un mondo alquanto frammentato e debole.

 

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Templari contro l’esercito turco, ai tempi delle Crociate

 

Con l’instaurarsi del regno di Gerusalemme si acuì l’aspetto della guerriglia, ma si aprì anche un mondo di negoziati, di trattative e di incontri fra le due culture.

In Storici arabi delle crociate troviamo testimonianze di un principe locale proveniente dalla Siria, Usama Ibn Munqidh, il quale combatté molto contro i crociati e trattò altrettanto spesso con gli europei. Anche lui tentò di mostrare la rozzezza di questo popolo e, a proposito, raccontò di un evento che lo colpì. Volle descrivere quanto arretrata  fosse la medicina degli occidentali. Un gruppo di cristiani aveva dei malati e chiese all’emiro Usama di inviare un medico affinché potesse curarli. Lui mandò un medico arabo ma di confessione cristiana (anche nel mondo arabo esistevano abitanti autoctoni cristiani e non islamici) per accontentarli. <<Il medico, dopo nemmeno dieci giorni, fu di ritorno. Noi gli dicemmo “Hai fatto presto a curare questi malati!”. Lui spiegò “Mi presentarono un uomo con un ascesso alla gamba e una donna con una consunzione. Feci un impiastro al cavaliere e l’ascesso si aprì e migliorò. Prescrissi una dieta alla donna, migliorandone il temperamento. Quand’ecco arrivare un medico franco. Affermò che non fossi in grado di curarli, e domandò al cavaliere ‘Vuoi morire con due gambe o vivere con una?’,  Avendo quello risposto che preferiva vivere con una sola gamba, ordinò ‘Conducetemi un cavaliere gagliardo e un’ascia tagliente!’. Vennero cavaliere ed ascia, ed io ero lì presente. Colui adagiò la gamba su un ceppo di legno e disse al cavaliere ‘Dagli giù un gran colpo di ascia che la tronchi netto!’. E quello sotto i miei occhi la colpì d’un primo colpo e, non essendosi troncata, d’un secondo colpo. Il midollo della gamba schizzò via, e il paziente morì all’istante. Esaminata poi la donna, affermarono che avesse un demonio nella testa, innamoratosi di lei. Ordinarono che le si tagliassero i capelli per renderla meno attraente. E quella tornò a mangiare i loro cibi, e la malattia le aumentò. ‘Il diavolo le è entrato nella testa!’, sentenziò colui. Preso il rasoio le aprì la testa a croce, asportandone il cervello fino a farle apparire l’osso del capo che colui strofinò col sale, e la donna, all’istante, morì. A questo punto domandai se avessero ancora bisogno di me. Risposero di no e io me ne andai via, dopo aver imparato della loro medicina quel che prima ignoravo”>>.

 

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Raffigurazione delle operazioni mediche nel periodo Medioevale in Occidente

 

Da questa descrizione potrebbe sembrare che gli occidentali fossero dei bruti senza cuore, che conoscessero solo l’ascia e il dolore. Ma come fa notare il Prof. Alessandro Barbero, il medico arabo aveva alle spalle una cultura medica antichissima, proveniente dalla Grecia, che si basava sugli umori del corpo. Peccato che questa medicina non abbia mai avuto riscontri scientifici e se qualcuno fosse guarito dopo queste cure, si sarebbe dovuto parlare solo di fortuna. Invece, il metodo brutale occidentale del taglia e asporta era il padre della nostra medicina. In quei secoli, in occidente, si stava imparando l’arte del trapanare il cranio per guarire diverse commozioni e quant’altro.

Lasciandoci alle spalle le critiche alla medicina occidentale, passiamo ora al mondo sentimentale. Gli orientali non si capacitavano di come coloro che definivano Franchi, senza timore, lasciassero la loro donna parlare da sola con altri uomini.. Per il nostro Usama, erano privi di gelosia, trattavano le loro donne con una libertà scandalosa e inaccettabile: <<Presso i Franchi, non c’è ombra di senso dell’onore e gelosia. Se uno di loro va per la strada con la propria moglie e un altro lo incontra, questi prende per mano la donna e la tira in disparte, mentre il marito si allontana, aspettando che lei abbia finito di conversare. E se la fa troppo lunga, la lascia col suo interlocutore e se ne va!>>.

Alcuni esempi risultano palesemente inventati. In uno di essi, Usama scrisse che un Franco, trovando la sua donna a letto con un altro uomo, non si fece prendere dall’ira, anzi parlò garbatamente e lo invitò a non rifare tale gesto. Questa è palesemente una forzatura poiché, se il marito avesse visto un uomo nel letto con la propria donna, probabilmente lo avrebbe trafitto all’istante. Tale storia ci mostra come, già ai tempi e presso altre culture, il generalizzare, l’esaltare e l’ingigantire i difetti altrui fosse di moda, fuorviando la realtà delle cose.

Per Usama, non era possibile che i Franchi fossero privi di gelosia e, allo stesso tempo, intrisi di valore militare. Per lui era una questione inscindibile. L’onore era dato anche dalla gelosia e da esso derivava anche il valore militare. Come potevano questi uomini privi di gelosia, e dunque poveri d’onore, essere allo stesso tempo così prodi e valorosi in guerra? Usama non lo poteva capire poiché, come capita ancora oggi, restava barricato dietro i muri della sua cultura e tutto ciò che risultava diverso da ciò che era abituato a vedere, diventa incomprensibile.

Giudicò molto male i primi arrivati, però disse anche che, una volta giunti e dopo aver assorbito parte della loro cultura, gli occidentali diventavano migliori. Gli uomini che stimava maggiormente erano i Templari! I Templari? I Cavalieri del tempio? Nonostante avessero fatto un voto monastico per poter combattere gli infedeli, passarono tutta la vita in Medio Oriente e nei periodi di pace, furono comprensivi, amichevoli e degni di fiducia. L’emiro raccontò di un avvenimento che lo lasciò di stucco. <<Io solevo entrare nella Moschea Al Aqsa di Gerusalemme – che durante quegli eventi era in mano ai crociati – quando un giorno, dei Franchi appena arrivati non mi lasciavano pregare. Rivolsi lo sguardo verso La Mecca e pregai. Questi Franchi mi voltarono verso oriente (i cattolici pregavano guardando verso oriente). I miei amici templari, li allontanarono facendomi continuare la mia preghiera, promettendomi che non sarebbe più capitato>>.

Anche gli europei non riuscirono ad inquadrare appieno i personaggi musulmani. Per esempio, un Cavaliere si congratulò con Usama poiché anch’esso era un cavaliere. L’emiro intuì che il Franco intendeva una serie di valori che nel suo mondo erano sconosciuti e provò a farglielo capire. Ma per il Franco poco importava, lui era un Cavaliere e dunque degno di rispetto.

Anche i Franchi intuiscono, oltre i tanti difetti del nemico, un enorme valore militare dei turchi.

Un crociato ci lasciò una splendida memoria, nella quale esaltò il valore dei turchi e del loro stile completamente diverso da quello occidentale. <<Loro, Credevano di spaventare la gente dei Franchi con la minaccia delle loro frecce. Come fecero con gli arabi, i saraceni, gli armeni, i greci. Ma se a Dio piace, non varranno mai tanto quanto i nostri. Ma comunque, dicono i turchi, di essere della razza dei Franchi, e che nessun uomo per natura deve essere cavaliere se non i Franchi e loro>>.

Tale fu l’ammirazione per il popolo turco che molti sostennero che “Se fossero anche cristiani sarebbero invincibili”. Subito iniziarono a circolare leggende sul più forte fra i turchi: il Saladino. Si disse che un tempo venne travestito da occidentale, in modo tale da apprendere in Europa le arti e i modi militari dei cavalieri.

Le Crociate rappresentano uno dei capitoli più vergognosi della storia dell’uomo. Uno di quei capitoli che, dopo averlo studiato, lascia l’amaro in bocca. Eppure, in tutta questa storia di sangue e di morte, svettano dei casi in cui le due culture si sono parlate, si sono conosciute e addirittura hanno iniziato ad ammirarsi reciprocamente. Sì, erano molto diverse, ma dei punti di contatto c’erano e, nonostante sul campo di battaglia erano pronti a massacrarsi l’un l’altro, nei momenti di pace nacquero storie molto preziose, di convivenza, rispetto e di lealtà. Purtroppo, fin da subito, vennero enfatizzate solo le meschinità (che erano già moltissime) e da quel giorno in poi ci fu la tendenza a gettare benzina sul fuoco su tale questione. Mai una mano che tentò di gettare dell’acqua, o tentò di afferrarne un’altra e stringere la pace. Da quel periodo i due mondi presero strade completamente diverse, sviluppando forme politiche diverse, forme artistiche diverse e quant’altro. E oggi tutte queste diversità le percepiamo più vive che mai, più feroci, tanto che possa sembrare impossibile una riconciliazione tra queste due culture, così diverse, ma che sotto sotto sono molto più simili di quanto ci vogliano far credere.

 

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Fonti

Lezione prof. A. Babrbero

Conferenza prof. A. Barbero

A. Maalouf, Le crociate viste dagli arabi

A. Ducellier/ F. Micheau, L’islam nel Medioevo

About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Studente di Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

2 pensieri su “Le Crociate: come ci vedeva l’Oriente

  1. È un evidente resoconto tratto dalla terza lezione sulle crociate del Professor Barbero, sarebbe quantomeno cortese menzionarlo.

    1. Gentilissimo Stefano, leggo solo ora il suo commento. Innanzi tutto la ringrazio per la precisazione e ho provveduto immediatamente ad inserire le fonti in questo articolo. Le avevo in parte dimenticate, poiché erano presenti nel primo articolo che trattava del medesimo argomento. Volevo solo farle presente che ho avuto il piacere di seguire le lezioni del prof. Barbero in università nel 2010 e 2011, infatti la stragrande maggioranza dei miei articoli si basa sugli appunti presi durante lezioni, conferenze, etc (uniti a letture fatte personalmente su libri in mio possesso). Ha fatto bene a farmi presente di questa terribile svista e farò in modo di fare più attenzione con la citazione delle fonti (inserite solitamente sempre nel fondo degli articoli).

      Cordiali saluti.

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