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«Lavoratori flessibili, come ergastolani in tournée ma molto più sorridenti»

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21Contentslavoro flessibileCitando una eloquente canzone de Lo Stato Sociale, una percentuale non indifferente di italiani sono estenuati dall’«essere lavoratori flessibili, come ergastolani in tournée ma molto più sorridenti». Sarebbe lungo e noioso ripercorrere l’evoluzione del Diritto del Lavoro in Italia; tra discipline che mutano ad ogni cambio di Governo e omicidi illustri, come quello di Massimo D’Antona o Marco Biagi, giuslavoristi uccisi dalle Brigate Rosse, ciò che emerge è il perenne conflitto tra lavoro flessibile e quello standard. E sempre per citare l’emergente gruppo di Bologna, dovremmo rivolgere “un’accorata preghiera” «a chi lo vuole il mercato, a chi lo chiede l’Europa» per farci spiegare quanto costa in termini umani un contratto atipico, a costante rischio di precarizzazione.

Le istituzioni europee la chiamano flexicurity, vale a dire flessibilità bilanciata dalla sicurezza. È una politica volta da una parte ad assicurare minimi standard di tutela dei diritti ai lavoratori, dall’altra a rispondere alle esigenze – nate con la crisi e l’evoluzione dei mercati – di una maggiore duttilità del lavoratore. Insomma, quando si sente parlare di voucher, lavoratori con contratti a termine da dieci anni, di future pensioni da “fame”, licenziamenti senza giusta causa, quella è flexicurity, forse un po’ all’italiana. Eppure, secondo eminenti esperti, il telelavoro, lavorare quattro giorni alla settimana, lavorare meno per lavorare tutti contribuiscono a garantire all’individuo una corretta alternanza tra tempi di vita e di lavoro. È lecito obiettare che un orario ridotto oppure un impiego momentaneo garantiscono alla persona di sviluppare la propria personalità quando sono liberamente scelti, non quando sono l’unica alternativa alla disoccupazione.

Accanto agli interessi dei lavoratori è necessario riconoscere quelli degli imprenditori. Essi non sono solo il proprietario di una società multinazionale o di una grande impresa da migliaia di dipendenti. Sono anche il titolare di una piccola azienda, una modesta ditta dalla dimensione provinciale o regionale che conta poche decine di lavoratori, i quali, al pari di questi ultimi, stentano ad ottenere un utile dalla propria attività, tra trattamenti previdenziali e alte imposte fiscali. Sono padri di famiglia che si tolgono la vita perché gravati da troppi debiti, o dal peso di essere caduti nel racket di una cosca mafiosa.

lavoro flessibileSembra chiedere troppo auspicare a una riforma che concili le due contrapposte istanze, in una materia in cui si scontra ancora quel barlume di dualismo tra destra e sinistra, oggigiorno rimasto in Italia. Forse il vero problema è che le “sinistre” che in questi anni si sono succedute al Governo hanno sostenuto pacchetti di leggi come il Jobs Act, che paradossalmente hanno trovato il benestare di alcune destre, nonché della classe imprenditoriale, nell’annaspare incessante dei sindacati “rossi”. Proprio dalla CGIL proviene una proposta referendaria in parte bocciata dalla Consulta: in data 11 Gennaio, la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum sull’abolizione delle modifiche apportate all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori dal Jobs Act. Ha accolto invece i quesiti relativi ai famigerati voucher (lavoro accessorio) e alla responsabilità solidale in tema di appalti. Il referendum abrogativo si terrà tra il prossimo 15 Aprile e 15 Giugno e sarà solo una delle modalità attraverso cui si darà battaglia alla riforma del lavoro confezionata da Matteo Renzi e alla flessibilità in uscita. Susanna Camusso (Segretaria Generale della CGIL) ha dichiarato che, nell’attesa delle motivazioni della Consulta, sarà proposto ricorso alla Corte di Giustizia UE sulla legittimità della nuova normativa in tema di licenziamento per incompatibilità con i principi europei.

Licenziare senza rischiare di subire un reintegro nel caso di licenziamento illegittimo e articolazione precaria dei tempi e modi di lavoro sembrano essere le armi del Governo per combattere la crisi e la disoccupazione, che ha raggiunto in Italia l’11,9% a fine anno. La disoccupazione giovanile è scesa al 36,9%, risultato positivo ma non sufficiente. Nel dibattito sul lavoro non si pone attenzione sull’aspetto umano del tema. La frustrazione di svolgere un impiego sotto pagato, precario e che non sviluppa la personalità incidono profondamente sulla psiche, causando depressione e alienazione. L’impossibilità di accendere un mutuo ostacola centinaia di migliaia di giovani, impossibilitati a costruirsi una famiglia. Sono luoghi comuni, banalità da bar: chiacchiere che, però, dovrebbero essere prese in considerazione quando si decide di ridurre o annullare i diritti di un lavoratore.

Il lavoro è concreto come il pane, ma non ci si deve lasciare avvincere dalla convinzione che serva solo per acquistarlo, per arrivare a fine mese. Il lavoro dovrebbe essere l’occasione in cui sviluppare conoscenze e doti naturali, non una tortura quotidiana. Ma se il lavoratore è costretto a districarsi tra contratti a termine e licenziamenti indiscriminati, quando potrà vivere la propria vita? Il lavoro è concreto come è auspicabile potrà esserlo un giorno l’art. 23 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo:

«Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione. Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro. Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale. Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi».

 

 

Susanna Camusso, segretaria della CGIL
Susanna Camusso (1955) è una sindacalista italiana, Segretaria Generale della CGIL dal 3 Novembre 2010

 

 


 

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About Viviana Giuffrida

REDATTRICE | Classe 1995, vive a Catania. Frequenta la Facoltà di Giurisprudenza nella sua città, dedicandosi inoltre a doposcuola, giornalismo e volontariato. Non le manca mai il tempo per libri e serie TV, nonché per una buona birra tra amici.

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