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L’Arte Contemporanea come questione filosofica

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Arthur Danto (1924-2013) è stato un critico d’arte statunitense

Per molti di noi l’arte è un qualcosa di irrinunciabile, sia che la si consideri come una pura rappresentazione volta alla nostra personale evasione rispetto la quotidianità, sia che la si apprezzi come strumento che possa condurre l’uomo all’intuizione della più intima verità che si cela dietro le cose. Non sembra allora assurdo pensare che tra arte e filosofia si instauri un rapporto privilegiato, non a caso l’estetica è una branca della filosofia che studia la bellezza del sensibile, quindi principalmente il bello naturale e il bello artistico. Fin qui sembra tutto semplice, ma all’interno di questo tema c’è ben poco di banale. Fin dall’antichità la filosofia si interessò d’arte, ma con risultati diversi. L’aspetto forse più interessante e che Arthur Danto, celeberrimo critico d’arte, ha perfettamente evidenziato ne La destituzione filosofica dell’arte, è il fatto che la storia della filosofia appare come il tentativo di destituire l’arte dalla sua privilegiata posizione attraverso la filosofia stessa.

Platone, infatti, nel X Libro della Repubblica, rimanendo fedele al suo pensiero può facilmente concludere che l’arte, essendo una copia della copia, ovvero una copia della realtà che è a sua volta copia del vero, manca di conoscenza poiché i suoi poteri non sono quelli della ragione e quindi opera ad un livello più basso dell’intelletto.

Facendo un salto cronologicamente consistente, Kant, importantissimo filosofo tedesco del XVIII secolo, nella Critica del giudizio (l’ultima della sua produzione critica composta inoltre da Critica della ragion pura e Critica della ragion pratica) attribuisce una funzione all’arte che potrebbe non soddisfare pienamente chi considera quest’ultima come un elemento fondamentale per la propria vita. Egli sostiene infatti che il piacere del bello, quello più intimamente legato alla fruizione di un’opera d’arte, è disinteressato, in quanto la bellezza può essere semplicemente contemplata poiché l’approvazione non è imposta da alcun interesse particolare perché definire bello un oggetto non significa dire ci importa della sua esistenza.

Sembra difficile concordare con queste tesi. Possiamo davvero pensare che l’arte possa essere considerata al massimo come elemento di fruizione di un oggetto bello, ma che non sia capace di portarci, attraverso un rapporto con il sensibile, alla verità suprema e della cui esistenza non siamo interessati? Ovviamente qui stiamo parlando dell’indagine filosofica, che spesso va a scontrarsi con la quotidianità che le persone vivono, ma è anche vero che nella nostra contemporaneità l’arte ci ha posto di fronte ad una nuova questione. È difficile considerare l’arte contemporanea paragonabile alle grandi opere del passato, difficilmente infatti si possono eguagliare le opere di Maurizio Cattelan rispetto a quelle di Michelangelo o Botticelli. Questo vuol dire che le opere di Maurizio Cattelan e altri contemporanei sono inferiori? Assolutamente no, la differenza tra le due forme d’arte sta nel modo in cui lo spettatore fruisce di loro. Di fronte la maestosità della volta della Cappella Sistina, infatti, non possiamo che apprezzare l’enorme capacità artistica di Michelangelo, la perfezione delle proporzioni, l’illusione prospettica che le conferisce un realismo quasi impareggiabile: non si può che restare affascinati di fronte l’attenzione che Michelangelo ha riservato ad ogni singola figura.

 

PAPA: P.LOMBARDI, CONCLAVE NON PRIMA DI 15 GIORNI DAL 28/2
Cappella Sistina, costruita tra il 1475 ed il 1481, sotto Papa Sisto IV della Rovere – Città del Vaticano

 

Passando invece a comprenderne il significato è necessaria un’erudizione sulle vicende bibliche e di una capacità critica rispetto le immagini stesse. Difficile è sostenere che si possano dire le stesse cose su La nona ora, forse l’opera più conosciuta di Cattelan. Si tratta di una statua di cera che rappresenta Papa Giovanni Paolo II, steso su una moquette rossa, schiacciato da un meteorite. Possiamo definire l’opera esteticamente bella? Molti direbbero di no, ma sicuramente quest’opera ha una peculiarità propria di tutta la produzione artistica contemporanea: nel momento in cui ci accingiamo ad analizzarne il significato, la semplice erudizione e il semplice spirito critico non sono sufficienti, in quanto è evidente che porta con sé un’importante domanda filosofica: cosa rende tale scultura, priva di bello artistico e soprattutto volta a scandalizzare, un’opera d’arte? È come se l’importanza dell’opera stia nel chiedersi qual è il confine che divide arte e non arte. Insomma, è come se nella nostra contemporaneità arte sia chiedersi cos’è l’arte. Più emblematica forse fu l’opera di Duchamp, Fountain, che rappresentando un semplice orinatoio è come se ci stesse spingendo a chiederci cosa comporta il fatto che quello specifico orinatoio è opera d’arte rispetto ad uno esattamente uguale. Qualcuno ha risposto che un’opera d’arte oggi diviene tale nel momento in cui l’artista la pone all’interno di un ambiente culturalmente accettato come luogo di fruizione d’ arte . Forse è così, ma forse l’intuizione hegeliana riesce a darci una risposta più interessante.

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Georg Wilhelm Friedrich Hegel (1770-1831) è stato un filosofo tedesco, considerato il rappresentante più significativo dell’Idealismo in Germania

Alla fine del testo Lezioni di estetica nachschrift del corso che Hegel nel 1823 tenne a Berlino, egli sostiene che <<l’arte, nella sua serietà, è per noi qualcosa di passato>>, dischiudendo così un vaso di Pandora che ha catturato l’attenzione di molti filosofi nel corso del Novecento. Le interpretazioni sono molteplici, e spesso discordanti tra loro, ma in linea generale sembra che Hegel voglia dirci che l’arte è stata un modo per portare alla nostra mente ed esprimere il divino, gli interessi più profondi dell’uomo. Hegel qui si sta riferendo nello specifico all’arte classica, dove, secondo l’illustre filosofo, i lati del contenuto e della forma si sono sviluppati e sono in sé identici. Tale unità non è immediata,  ma prodotta dallo spirito. Solo l’arte classica può, secondo Hegel, costituire l’ideale. Sempre nelle Lezioni di estetica”del 1823 egli sostiene che l’arte, dopo l’età classica, non sia più il modo più alto per esprimere la verità, in quanto è limitata dal suo materiale sensibile. C’è infatti un’esistenza più profonda dell’idea che il sensibile non è più capace di esprimere: questa è l’idea cristiana. L’uomo moderno come soggetto razionale e di conseguenza libero non può più trovare soddisfacimento nell’opera d’arte nei suoi fini più alti, a differenza del mondo greco dove c’era un’intima compenetrazione tra arte e religione. Insomma, egli sostiene che l’arte è giunta alla sua fine e che altre forme saranno per noi necessarie per accedere al divino.

Ovviamente Hegel, sostenendo la tesi della fine dell’arte, non vuol dire che non ci sarà più una produzione artistica dopo l’età classica, considerando anche che il contrario è sotto gli occhi di tutti. Ma sostiene anche che l’arte non sia più in un rapporto intimo con la materia e che per raggiungere i nostri interessi più profondi dovremmo affidarci ad altro, in particolare alla religione e alla filosofia.

Tale tesi sembra quindi coincidere con l’arte contemporanea che ora abbiamo di fronte ai nostri occhi: è come se l’arte per trasmettere all’uomo i suoi più alti fini e interessi, lo ponga di fronte ad una domanda filosofica, non curandosi della bellezza materiale, ma utilizzando la sensibilità allo scopo di scatenare nello spettatore una riflessione sulla propria vita e un proficuo confronto anche con realtà diverse dalle sue.

Insomma, l’arte non è per nulla finita e non è una banale evasione dalla quotidianità, ma si tratta di uno splendido strumento per sviluppare il senso critico, un elemento fondamentale per la crescita spirituale e culturale.

 

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About Giulia Menegaldo

COLLABORATRICE | Nata in Provincia di Treviso, laureata alla triennale in Filosofia a Padova, ora vive a Bologna dove è iscritta al corso di laurea magistrale in Scienze Filosofiche. Coltiva anche le passioni per la letteratura, l'arte, il cinema e la musica. Dal 2013 è iscritta al Partito Democratico e partecipa alle attività del direttivo del piccolo Comune dove è cresciuta.

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