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L’alienazione dell’uomo contemporaneo, in “Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza)”

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Recensire un film è sempre un’impresa ardua. Si rischia di oltraggiare la curiosità di chi non l’ha ancora visto e di “appesantire” con considerazioni superflue un’opera d’arte che, per definizione, non avrebbe bisogno di tante parole. Tale impresa diventa ancora più ardua se si tratta di recensire un film che, tra i tanti messaggi inerenti alla condizione dell’uomo, lancia in modo più o meno esplicito anche un’invettiva alla critica, ai giornali ed a chiunque si ostini a voler “etichettare” l’arte, indagandola a tutti i costi, finendo così per banalizzarla e riducendola ad uno stereotipo. E’ questo il caso di Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza), capolavoro di Alejandro González Iñárritu, in proiezione questi giorni nella maggior parte delle sale cinematografiche.

Alejandro González Iñárritu è un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, compositore e montatore messicano
Alejandro González Iñárritu (1963) è un regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, compositore e montatore messicano

E’ per questi motivi che vogliamo evitare di creare paradossi, sottoponendo a critica un film che rinnega il potere della critica, e preferiamo riflettere piuttosto sull’uomo che Iñárritu porta sul grande schermo, che poi è la stessa persona che incontriamo per strada. La stessa che ognuno di noi vede quando si guarda allo specchio, la stessa a cui dice buongiorno e buonanotte, a cui chiede <<Come stai?>> e a cui risponde <<Tutto bene>>, l’uomo di oggi, che schiacciato tra social network e vita reale non riconosce se stesso e concede alle opinioni che gli altri hanno di lui il potere di renderlo un uomo.

Protagonista del film è Riggan Thompson, attore e produttore cinematografico che per attirare l’attenzione del pubblico inventa un personaggio (Birdman) che conquista le masse e in particolare il mondo dei bambini. Questo fa di lui una celebrità ma, a un certo punto della propria vita, una crisi esistenziale (con tutte le carenze affettive che essa comporta) lo pervade, portandolo ad odiare il popolarissimo supereroe a cui il pubblico lo associa. Inizia a dubitare che sia questo personaggio ad essere amato dalla gente, e non il suo inventore, non l’uomo che c’è dietro. E’ soltanto quando si metterà alla prova, arrivando addirittura al punto di tentare il suicidio pur di liberarsi di Birdman, che Thompson riuscirà a percepire l’amore di coloro che gli sono vicini, quell’amore che forse c’era sempre stato ma di cui lui non si era mai accorto.

Thompson è in qualche modo la negazione dell’immagine, l’archetipo dell’uomo che inventa se stesso per piacere agli altri, per poi rinnegare la sua stessa invenzione. Il suo antagonista (se di antagonismo si può parlare) è Mike Shaner, interpretato da un superlativo Edward Norton, che ha in qualche modo compreso in anticipo l’alienazione a cui conduce l’ostinazione nel costruirsi un’immagine, e per questo schernisce di continuo Thompson. Al contrario di lui, Mike si sforza di essere se stesso, ma esasperando i propri difetti in virtù della sua presunta naturalezza, finisce anch’egli per perderla e per apparire più scaltro, insensibile ed egoista di quanto realmente sia.

Michael Keaton in una scena del film
Michael Keaton in una scena del film

Si può dire che il vero eroe, nel film, è la figlia di Thompson, la quale all’inizio appare come un personaggio negativo, una comunissima e sciocca adolescente che piuttosto che cercare il coraggio di prendere in mano la propria vita e di affrontare il futuro, preferisce rifugiarsi nella droga. Si scoprirà tuttavia che dietro quell’immagine di “tossica fallita” si nasconde in realtà una persona speciale che tenta in tutti i modi di sembrare invisibile, di essere assimilata a tutte le coetanee per evitare che l’attenzione degli altri cada su di lei. La ragazza cerca di sottrarre la scena al padre che, al contrario, è un uomo comune che ha passato la vita a desiderare e a convincersi di essere speciale.

Sono personaggi apparentemente complessi che rispecchiano la nostra società, una società mediocre in cui la maggior parte delle persone impiega gran parte delle proprie energie per sembrare diversa da come sia in realtà, nel tentativo di guadagnare un po’ del consenso altrui, di sentirsi apprezzata (dimenticando che l’unico modo per essere apprezzati è essere se stessi, sempre e comunque, nel bene e nel male). Essere apprezzati, tra l’altro, non vuol dire essere amati, e la confusione tra questi due concetti è probabilmente la vera base su cui poggia l’insoddisfazione dell’uomo contemporaneo, che preferisce sorprendere, sconvolgere e far parlare di sé piuttosto che mettere a nudo la propria anima davanti al prossimo.

Il mondo malato, in cui l’amore non è un sentimento gratuito bensì la tragica conseguenza del prestigio, che Iñárritu mostra in Birdman, è perciò il nostro mondo, in cui ci si sforza tanto di creare i presupposti per sentirsi integrati ma in cui paradossalmente è proprio questo sforzo che, privandoci della spontaneità, ci annulla e ci rende soli.

Oltre che soli, la società in cui viviamo, portata grottescamente nel film all’esasperazione, ci rende anche schiavi, intrappolati in quel circolo vizioso che Battiato chiamerebbe centro di gravità permanente, in cui le opinioni troppo spesso diventano etichette, e scrollarsele di dosso sembra quasi impossibile. Il personaggio di Birdman per Riggan Thompson è un’etichetta, è il motivo per cui i bambini lo adorano e lo fermano per strada per abbracciarlo ma allo stesso tempo è un limite, l’ostacolo al suo cambiamento (l’impossibilità di accedere al mondo del teatro per via del luogo comune secondo cui un attore che una volta ha interpretato un supereroe è condannato a vita a non essere mai nulla più di un supereroe). Da qui l’invettiva a chi valuta gli artisti basandosi spesso su preconcetti e mancando perciò di obiettività, in particolare al New York Times che ha il potere di svilire un grande spettacolo di Broadway con una recensione negativa. Il regista adotta questo specifico bersaglio per attaccare la critica in generale, la quale trova sempre parole fredde per smontare o per esaltare e mai il silenzio necessario per lasciare all’arte la libertà di perseguire il proprio fine: quello di emozionare.

Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza) è così non solo un film geniale in cui l’arte rifiuta la critica e l’attore rifiuta il personaggio che impersona, ma anche il dramma sociale che ognuno di noi nel suo piccolo vive, quello dell’uomo che rifiuta il se stesso che gli altri gli hanno cucito addosso e in cui non si ritrova più, per andare alla ricerca di quello vivo e vero che egli stesso sceglie.
L’unico che, se valorizzato, ha realmente il potere di renderlo felice.

 

Birdman ha ricevuto nove nomination agli Oscar 2015
Birdman ha ricevuto nove nomination agli Oscar 2015

 

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About Martina Cimino

COLLABORATRICE | Classe 1993 e originaria di Teggiano (SA), vive a Pisa dove studia Giurisprudenza. Appassionata di letteratura, politica, storia e cinema, sogna un mondo in cui le giornate non durino soltanto ventiquattro ore.

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