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La Turchia a Roma: tra film vecchi e nuovi

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FERZAN OZPETEK
Ferzan Özpetek (1959) è un regista e sceneggiatore turco naturalizzato italiano

Dal 30 Giugno al 3 Luglio si svolgerà la V edizione del Film Festival Turco presso la Casa del Cinema di Roma, con ingresso gratuito a tutte le proiezioni. In un momento difficile per la Turchia, si potrà osservare il Paese in modo finalmente diverso: la rassegna offrirà infatti un panorama della più recente produzione nazionale, una serie variegata di titoli e generi nella quale coesistono opere popolari di largo successo commerciale nonché film selezionati abitualmente dai principali festival internazionali. Il Presidente onorario sarà Ferzan Özpetek: il regista italo-turco non è, però, l’unico legame che unisce le tradizioni cinematografiche dei due Paesi. I punti in comune tra Italia e Turchia, infatti, sono sempre stati tanti: sia a livello storico che culturale.

Ne sono un esempio due film importantissimi per la cinematografia, rispettivamente turca ed italiana: Ümüt (in lingua inglese Hope, 1970) e Ladri di biciclette (1948). Entrambi i film segnarono una cesura nella storia del cinema dei rispettivi Paesi, dipingendo la necessità di rappresentare la realtà così com’era. Il cinema, indubbiamente, contribuisce alla costruzione della cultura di un popolo. Quest’ultima è espressione di un periodo di tempo specifico e viene formata in relazione alla storia sociale del Paese in questione. Il Neorealismo italiano è un perfetto esempio di rappresentazione culturale.

Fu un movimento cinematografico caratterizzato da storie ambientate tra i poveri della classe operaia, girato in ambienti esterni da attori – spesso – non professionisti. I film neorealisti italiani riguardano per lo più le difficili condizioni economiche e morali del secondo dopoguerra, caratterizzato dai cambiamenti nella psiche italiana e nelle condizioni di vita di tutti i giorni, rappresentando la povertà, l’oppressione, l’ingiustizia e la disperazione. Uno dei capolavori di questo periodo è per l’appunto Ladri di biciclette, diretto da Vittorio De Sica. Allo stesso modo, i film turchi degli Anni ’70, tra cui Ümüt, sono stati influenzati profondamente dal Neorealismo nostrano: vi era lo stesso bisogno di autenticità.

 

 

Il protagonista principale del capolavoro di De Sica è Antonio, padre di famiglia disoccupato che si trova ad affrontare tutti i problemi del secondo dopoguerra. Finalmente trova lavoro come attacchino comunale, ma per farlo ha bisogno di una bicicletta, che con tanto sacrificio riuscirà ad ottenere ma che gli verrà presto rubata. Quando Antonio finalmente riuscirà a scoprire chi è stato, non avrà nessuna prova. L’ingiustizia subita lo farà a sua volta diventare un ladro. Anche Yılmaz Güney, così come De Sica, iniziò la sua carriera cinematografica come attore e, ventitré anni dopo Ladri di biciclette, girerà un film molto simile in terra turca. Racconta la storia di un uomo incolto (Cabbar) e della sua famiglia, la cui esistenza dipende dal suo reddito da vetturino. Quando uno dei suoi cavalli viene investito da un’auto, e quando è chiaro che non si riuscirà a fare giustizia, l’uomo inizia una corsa lenta verso la disperazione. Su consiglio di un santone locale (Hoca), carico di uno sconfinato ottimismo, cercherà di attraversare un deserto alla ricerca di un tesoro perduto, finché la speranza diventerà essa stessa un delirio.

I due protagonisti sono sicuramente affini: entrambi i film si basano sulla storia di due persone comuni, Cabbar e Antonio, che perdono il lavoro a causa di una scorrettezza e cadono in disgrazia mentre cercano di trovare giustizia. Entrambi provano a risolvere i problemi che gli si presentano senza chiedere aiuto, se non quello (che si rivelerà inutile) alla polizia. Ladri di biciclette rappresenta la società italiana traumatizzata dalla guerra mondiale, e Güney rappresenta i cambiamenti che la società turca ha dovuto affrontare durante il processo di modernizzazione. Entrambi i film rappresentano le trasformazioni avvenute nei due Paesi, in modo così simile da stupire. Il cinema ha un compito che va decisamente oltre il semplice intrattenimento: non soltanto è in grado di rafforzare i legami tra Paesi diversi, ma può diventare utile ad assottigliare proprio le differenze. Ci aiuta a comprendere meglio le culture che, a primo impatto, possono sembrare estranee.

Il Film Festival Turco (organizzato da SRP Istanbul in collaborazione con il Ministero Cultura e Turismo della Repubblica di Turchia e l’Ambasciata turca a Roma) offre l’occasione di scoprire un cinema diverso da quello a cui siamo abituati, grazie alle opere di autori di grande spessore che difficilmente arrivano nelle nostre sale.

Permettendoci di scoprire quanto, in realtà, l’altro sia più simile a noi di quanto ci aspettassimo.

 

 

 


 

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About Ilaria Porru

REDATTRICE | Classe 1993, sarda. È laureata in Lingue e Comunicazioni presso l'Università degli Studi di Cagliari. Viaggiatrice per natura, durante il suo corso di studi ha incontrato la Turchia, Paese che le ruba il cuore e da cui non riesce più a separarsi. Vive attualmente ad Istanbul.

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