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La tragedia di Nizza e l’esigenza di trovare la giusta cura

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Recenti, Sguardo sul Mondo

Le 14 Juillet

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Le vittime degli attacchi terroristici in Europa, dal 1970 ad oggi

La presa della Bastiglia (1789), il simbolo dell’Ancien Régime in fiamme e l’inizio della rivolta parigina. Una data importante, per quello Stato e non soltanto: un giorno che fece la storia. Un giorno che, malauguratamente, riscopre l’odore del sangue. Per Nizza, la Fête Nationale française si è rivelata una tragedia, o meglio, una strage. L’ennesima, ove ogni commento diventa quasi superfluo, ai limiti della decenzapropagandistico. Si tratta del dodicesimo attacco sul suolo europeo a partire dal mese di Luglio del 2012, il settimo consumatosi in Francia. Non bastano gli hashtag e le immagini commemorative: in realtà, per dirla tutta, non sono mai bastati. L’indignazione ad intermittenza, l’accanimento giornalistico, l’eccessiva divulgazione sconsiderata delle informazioni e dei/delle dati/foto sensibili tramite i più noti social network, la spettacolarizzazione mediatica in ogni sua forma rientrano tra le armi predilette dei professionisti della morte nonché tra le lacune culturali più perniciose di una società 2.0 che dovrà fare i conti con tutto questo nei decenni avvenire.

<<E allora perché hai deciso di scrivere quest’articolo? Non sei stanco di protrarre un discorso che andrebbe affrontato più con la concretezza che con la solita – e quasi snervante – filippica che non approda mai a nulla?>>. Per coloro che stanno formulando questa domanda nella loro testa, la mia risposta è sì, decisamente. E no allo stesso tempo.

Non soltanto perché – in qualità di informatore per “La Voce del Gattopardo” – non posso esimermi dal portare avanti questo compito, ma soprattutto poiché ritengo che decidere di non parlarne più sarebbe la soluzione peggiore. La meno appropriata, la meno auspicabile. Non è con le censure auto-imposte che risolviamo i problemi che affliggono la nostra epoca e il nostro mondo, semmai occorre rimodulare l’approccio al singolo evento, che si tratti di una calamità naturale o di un attentato terroristico. Cercando di rivedere strategicamente le nostre finalità: <<Perché ne discutiamo? E come?>>. Uno scatto d’intelligenza, quel quid in più che trasformerebbe un’effimera breaking news in un potente mezzo comunicativo che mobiliti e coadiuvi il maggior numero di individui possibile, parallelamente con le operazioni delle forze dell’ordine e di tutti gli organi preposti alla sicurezza dei cittadini. Un procedimento che, se ci pensiamo un attimo, è già realtà: un sms, un tweet, un safety check, una posizione condivisa su WhatsApp oggigiorno possono fare la differenza. Possono agevolare i soccorsi, possono avvertire anzitempo chi si trova nel luogo interessato, possono innescare quei processi positivi che il tanto criticato smartphone – una volta tanto – è in grado di fare, nella sua essenza primordiale: avvicinare le persone (seppur virtualmente), facilitare il dialogo, veicolare le informazioni utili e necessarie.

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Il camion utilizzato dall’attentatore Mohamed Lahouij Bouhlel, trentunenne franco-tunisino, durante l’attentato verificatosi nel Promenade des Anglais di Nizza – 14 Luglio 2016

Già, soltanto gli elementi utili e necessari, evitando di ribadire i soliti commenti xenofobi/divisori e di pubblicare immagini scabrose che ritraggono le vittime ormai giacenti alla mercé di tutti, per non fare il loro gioco. Non si tratta di censura, ma di buonsenso. I terroristi sanno che la nostra debolezza non risiede negli armamenti, ma in quell’incertezza nel riuscire a prevedere il loro prossimo attacco. Uno scontro innanzitutto psicologico, dove i lupi solitari e la follia individualistica hanno evidenziato le insufficienze occidentali sul piano dei servizi d’intelligence e – nondimeno – su quello culturale. Vogliono dividerci, minando alla nostra (sempre più fragile) unità e trascinandoci in una spirale di odio senza fine (e senza un nemico tangibile), offuscando alcuni tra i nostri più importanti valori e rigirandoceli contro, facendo breccia sulle nostre mancanze in un modello di civiltà odierna in forte crisi e in cui tutto è ri-messo in discussione. Dall’economia alla religione, dalla privacy al concetto di libertà, dai diritti inviolabili al livello di tolleranza.

<<Se estendiamo una tolleranza illimitata anche nei confronti di chi è intollerante, se non siamo preparati a difendere una società tollerante contro l’assalto degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con loro>>.

(Karl Raimund Popper)

Occorre impugnare e – se necessario – reinventare le nostre armi, la più forte: l’identità. L’identità contro il fanatismo, l’identità contro la cattiva integrazione, l’identità contro l’assenza di cooperazione internazionale (la Francia, ricordiamo, risulta la Nazione europea più colpita negli ultimi anni per il suo ruolo attivo nei bombardamenti contro l’ISIS in Siria e in Iraq, nonché per la sua ormai nota instabilità interna). Non disprezzare la tecnologia sempre e comunque, imparando ad utilizzarla nei modi giusti: in funzione dell’essere umano, prediligendo la buona informazione e senza rintanarci nel Medioevo. Cercare di non vedere tutto bianco o tutto nero in qualsiasi circostanza, sforzandoci di decifrare quel grigio ricolmo di dubbi e timori che attanagliano le nostre coscienze. Senza protagonismi e millanterie.

Una risposta non è semplice da trovare: quel che possiamo augurarci è di poter trovare la giusta cura al più presto. Il tempo dei singoli, così come dei siparietti, è giunto al termine da un bel po’.

Rivolgo, infine, il mio pensiero alle ottantaquattro vittime della Promenade des Anglais finora accertate, ai numerosi feriti e ai loro cari. Il trentunenne franco-tunisino Mohamed Lahouij Bouhlel, così come altri suoi predecessori, ha provato (con follia e codardia) a distruggere tutto ciò che di buono si è costruito sin qui. 

Sta a noi fare in modo che il suo/loro sogno non si realizzi.

 

 


 

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About Emanuele Grillo

DIRETTORE RESPONSABILE | Classe 1991, siciliano fino al midollo. Studente di Giurisprudenza, ha frequentato il Liceo Classico della sua città. Appassionato di scrittura, ha vinto numerosi premi. Immerso nella musica sin da piccolo, suona il pianoforte e ha maturato una certa esperienza in ambito corale-polifonico. Idealista, sognatore e pragmatico all'occorrenza, aspira a cambiare il mondo e a tirar fuori il meglio dalle persone; nel tempo libero, comunque, ritorna coi piedi per terra. Europeista ed antifascista convinto, progressista, crede nella giustizia sociale e nel rispetto degli ultimi. Ritiene che la legalità non sia mai un optional. Ama i viaggi, la lettura, la sua terra, il mare e i boschi. Di fede juventina da quando ha memoria, fotografo a fasi alterne, nutre un amore nascosto per l'Oriente.

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