Västra Hamnen.

La Svezia tra energia rinnovabile e piani per il 2030

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<<I bambini devono crescere in un ambiente sano, privo di tossine. Combattere le sostanze nocive e far pagare chi inquina è alla base del nostro modo di fare politica>>.

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Västra Hamnen

Queste le parole con cui il Primo Ministro svedese, Stefan Löfven, ha dichiarato dinnanzi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che il suo Paese intende dire addio al carbone in modo definitivo: il progetto è di incentivare la produzione di energia elettrica in modo tale da basarsi sul rinnovabile, salutando definitivamente l’energia fossile. Gli investimenti per l’energia pulita sono stati approvati lo scorso mese di Settembre dal Governo di coalizione comprendente il Partito Socialdemocratico (S) e il Partito Ambientalista i Verdi (Miljöpartiet de Gröna).

Non si tratta certo di una politica del tutto originale, difatti  questa tendenza verso il green power è condivisa da tutti i Paesi nordici: il primato assoluto per utilizzo di fonti rinnovabili spetta bensì alla Danimarca, che in una normale giornata riesce a produrre circa il 140% del proprio fabbisogno energetico grazie all’eolico, esportando poi la quantità in eccesso nelle vicine Germania, Svezia e Norvegia. L’Islanda è già ampiamente fuori gara – investendo primariamente nell’energia geotermale è arrivata a coprire quasi la totalità del proprio fabbisogno.

Il progetto della Svezia, però, è indubbiamente più complesso e merita un’analisi separata: si tratta, innanzitutto, di un Paese fortemente industrializzato con quasi dieci milioni di abitanti, sensibilmente più esteso di Danimarca ed Islanda, e richiede dunque un piano energetico imponente e ben tracciato per riuscire a completare la transizione al rinnovabile; il Governo ha però già le idee chiare sul come affrontarla, in quanto sono stati iscritti 4,5 miliardi di corone (all’incirca 484 milioni di euro) a bilancio da investire in infrastrutture verdi che vanno dai pannelli solari, alle turbine a vento ed al trasporto pubblico alimentato a carburante ecologico. Altri 50 milioni di corone saranno poi investiti in ricerca e sviluppo per lo stoccaggio dell’elettricità e un altro miliardo verrà utilizzato per innovare i palazzi residenziali e rendere i loro consumi più efficienti. Fuori dai confini svedesi saranno ulteriormente spesi 500 milioni di corone ogni anno per realizzare infrastrutture verdi nei Paesi in via di sviluppo, con l’obiettivo di dare “un importante segnale” in vista della conferenza ONU sui cambiamenti climatici che si terrà a Parigi nel mese di Dicembre.

La distesa eolica di Lillgrund, al largo delle coste della Scania.
La distesa eolica di Lillgrund, al largo delle coste della Scania

Quello svedese altro non è che un cammino verso l’energia pulita nel segno della responsabilità ambientale e sociale legato anche alla chiusura anticipata di 3 siti nucleari (Ringhals 1-2 e Oskarshamn 2)  che tutt’ora contribuiscono a produrre circa il 60% dell’energia prodotta nel Paese. L’impegno del Primo Ministro si pone in diretta controtendenza rispetto alla decisione del suo predecessore di centrodestra Fredrik Reinfeldt, che nel 2009 decise di varare un progetto di rinnovamento del parco reattori; ci si aspetta quindi che le rinnovabili vadano a rimpiazzare il contributo energetico delle centrali chiuse e non solo: alcuni tra i soggetti maggiormente interessati alle fonti fossili, tra cui la Chalmers University of Technology di Göteborg, hanno già annunciato mesi fa il graduale disinvestimento da tali impegni.

La sostenibilità svedese è già ampiamente visibile nelle città di Stoccolma e Malmö. E proprio al largo delle coste di Malmö si trova la più grande distesa di turbine eoliche svedesi, la Lillgrund Vindkraftpark, che con le sue 48 unità riesce a coprire il fabbisogno energetico di 60 mila abitazioni. Nella zona affacciata sullo stretto dell’Öresund si trovava poi il quartiere Bo01 e successivamente evolutosi nell’attuale Västra Hamnen, quartiere all’avanguardia in cui spicca il  Turning Torso, grattacielo che domina lo skyline cittadino e realizzato dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava. Ampi spazi verdi circondano questo nuovo quartiere, raggiungibile dal trasporto pubblico locale e grazie a una fitta rete di piste ciclabili.

Un ultimo sguardo va inoltre dedicato alla Capitale, impegnata in un progetto con scadenza 2030 chiamato The walkable city: entro tale data il Comune di Stoccolma mira a diventare capoluogo di una regione di livello superiore, più pulita, libera dalle auto e con una mobilità interna prevalentemente pedonale ed elettrica.

La Svezia sembra, quindi, aver delineato in modo deciso il suo futuro: sarà forse troppo ambizioso? Lasciamo che sia il tempo a decidere.

 

 

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About Cecilia Moroni

COLLABORATRICE | Nata a Voghera (PV) nel Dicembre 1990, dopo aver terminato gli studi di Relazioni Internazionali all'Università Cattolica di Milano (e una breve parentesi olandese) si trasferisce a Stoccolma nell'estate 2014. Appassionata di politica, viaggiatrice in solitaria, innamorata della Scandinavia, convinta europeista.

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