Fragments of the 2,100-year-old Antikythera Mechanism, believed to be the earliest surviving mechanical computing device, are seen at the National Archaeological Museum in Athens, Thursday, Nov. 30, 2006. The bronze system of cogs and wheels was found in a Roman wreck off southern Greece in 1900. It is the focus of a two-day conference starting in Athens Thursday, with the participation of scientists from Greece, Britain, the U.S. and other countries. (AP Photo/Thanassis Stavrakis)

La storia dell’Occidente: il “Medioevo tecnologico” nell’Età antica

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Dettaglio dell’Ara Pacis Augustae – Roma

Quando parliamo dell’Età antica mediterranea siamo sempre propensi ad immaginarcela come un trionfo di tecnologia, benessere ed eleganza. Pensando all’Antica Grecia o all’Impero Romano non possiamo fare a meno di immaginare il benessere e l’eleganza di quei tempi, l’importanza del sapere, dell’arte e della filosofia.

Tuttavia il titolo di questo articolo arreca smarrimento, poiché evidenzia un termine che solitamente è l’antitesi del mondo classico per antonomasia, nonché il suo diretto successore temporale: il Medioevo. Perché è giusto parlare di Medioevo classico? Perché paragonare quelle età auree con un termine che solitamente fa rima con secoli bui? Eppure questo ossimoro è cruciale nella storia del mondo classico, poiché risulta essere una delle più grandi distinzioni con le epoche moderne, nonché una grossa lacuna che caratterizzò l’Età antica.

Introdurre questo argomento è molto complicato, specie se non è possibile scendere nei dettagli dell’economia di quel tempo. In tal senso risulta essere molto utile lo studio dell’economia romana attraverso i testi La storia spezzata di Aldo Schiavone e La caduta di Roma e la fine della civiltà di Bryan Ward-Perkins. Per ora ci basterà sapere che l’economia latina aveva una marcata impronta agricola-mercantile, fondata sul modello schiavistico, senza scordarci che gran parte delle risorse provenivano dalla rapina bellica.

Detto ciò, il termine Medioevo classico dobbiamo affiancarlo alla grande stagnazione tecnologica (termine che prendo in prestito dallo Schiavone) che ci fu dalla Grecia classica, fino all’Età moderna. Il numero esiguo di innovazioni tecnologiche del mondo classico è sorprendente: se volessimo confrontare l’antichità con il mondo contemporaneo, il paragone risulterebbe improponibile. La società moderna ha sempre considerato importante e necessario il legame fra tecnologia e produzione, generando una rapidità sorprendente riguardo il progresso meccanico, e non solo. Aldo Schiavone ci informa che molti storici circoscrivono l’intera cultura materiale dell’Occidente solamente entro due grandi avvenimenti: la rivoluzione agricola del Neolitico e la rivoluzione industriale del XVIII secolo. Lo storico Moses Israel Finley propose un singolare elenco che indica le poche invenzioni attribuite alle civiltà classiche: l’ingranaggio e la vite, la macina girevole, il mulino ad acqua, il torchio a vite, la velatura longitudinale, il vetro, il cemento, la diottra, la catapulta a torsione, l’orologio, l’organo ad acqua e poco altro.

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Esempio di mulino ad acqua

A questo punto sorgono spontanee diverse domande: cosa accadde alle civiltà classiche? Perché non continuarono il progresso tecnologico iniziato fra il Neolitico e l’Età del ferro? È possibile che una civiltà in grado di eccellere splendidamente nell’arte, nella letteratura, nella politica, nei testi giuridici e nella filosofia, possa scomparire d’innanzi alle innovazioni materiali, incapace di mutare l’ambiente esterno che la circonda? Schiavone propose una teoria davvero interessante, che si basa sullo sviluppo delle società mediterranee classiche a partire dai propri albori. La Grecia arcaica, a differenza di quella classica o della Roma repubblicana, fu nettamente più vicina alle innovazioni materiali, pur ammettendo già la presenza di una parabola discendente rispetto alle civiltà precedenti. Il mito di Prometeo o il culto verso gli dèi artigiani dimostrano chiaramente come la società tenesse in considerazione il lavoro, le abilità e gli apprendimenti tecnologici.

Schiavone ritiene che l’accumulo tecnologico ottenuto tra il X e il VI secolo a.C. favorì una repentina liberazione mentale dalle più dure condizioni di vita del passato. Si formò così un’aristocrazia che pose il primato dell’io al centro della propria esistenza. La contemplazione disinteressata del cielo, l’esaltazione della poesia, la forza della parola e l’invenzione della filosofia, furono contrapposti duramente alla «materialità buia e costrittiva del mondo fisico», per citare Schiavone.

Giusto per avvalorare quanto detto finora, vorrei sottolineare un breve passo dell’Economico di Senofonte: «Al certo, Socrate disse, tu ben parli, o Critobulo, perché quelle arti, che dette son meccaniche, si riprovano in un uomo libero, e meritamente di niuna stima sono riputate degne dalle città, contaminandosi per esse i corpi, e di chi vi travaglia, e di chi vi sopraintende, costringendoli a rimanersi quasi sempre all’ombra, ed alcune di queste, anche a passare tutto il giorno presso al foco».

Ignorare e disprezzare il pensiero materiale divenne quasi una rivincita verso quel mondo che teneva come schiavi gli uomini, ormai liberi di poter compiere missioni superiori senza essere sottomessi dalla natura. Questi ideali, di origine greca, furono trasferiti alla civiltà romana quando iniziò la sua ellenizzazione. L’aristocrazia romana si fece portatrice di questi pensieri, gettando verso il basso la totalità delle esigenze materiali. Questo rifiuto del lavoro, coincide con l’aumento esponenziale della schiavitù.

L’antichità ebbe un rapporto slegato fra tecnologia e produttività, e questa fu certamente una grossa pecca di quel mondo che non seppe mai progettare per esempio una rivoluzione agricola. Schiavone ci fa notare che, dopo l’anno Mille, il primato tecnologico era in mano al mondo arabo o alla Cina, mentre l’Occidente restava il fanalino di coda di tale sviluppo.

E questa fu la portata sorprendente di un Medioevo spesso ignorato, ma che influenzò profondamente la storia del nostro Occidente.

 

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Un manoscritto raffigurante degli studiosi arabi e occidentali che studiano insieme la geometria – XV secolo

 

NOTE UTILI

Per la scrittura di tale articolo sono state consultate le opere seguenti opere:

1. La storia spezzata di Aldo Schiavone ;

2. La caduta di Roma e la fine della civiltà di Bryan Ward-Perkins ;

3. Schiavitù antica e ideologie moderne di Moses Israel Finley ;

4. L’economia degli antichi e dei moderni di Moses Israel Finley ;

5. La Grecia: dalla preistoria all’età arcaica di Moses Israel Finley .

 


 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Studente di Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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