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“La ragazza del treno”: recensione

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Attenzione: l’articolo contiene spoiler

 

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Tate Taylor (1969) è un attore, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense

Un viaggio quotidiano, sempre lo stesso tragitto. Le rilassanti rive del fiume Hudson fanno da cornice a personaggi e storie che inizialmente sembrano scollegate tra loro. La ragazza del treno è un lungometraggio del 2016 diretto da Tate Taylor ed ispirato a un best-seller di Paula Hawkins. Il film si apre presentandoci tre donne: Rachel, Megan e Anna.

La protagonista è interpretata in modo impeccabile da Emily Blunt. Rachel è una donna divorziata con gravi problemi di alcolismo, ancora innamorata del suo ex marito, Tom, interpretato da Justin Theroux. Rachel prende ogni giorno il treno della Metro North Line, due volte per andare a lavoro a Manhattan, ma scopriremo in realtà che è stata licenziata da circa un anno. Infatti, prende il treno per vedere la casa dove abitava con Tom e che ha dovuto abbandonare. Una villetta che adora, arredata e scelta da lei in ogni minimo dettaglio. Rachel disegna continuamente ciò che vede quando passa a rassegna con occhi vigili quei luoghi e inizia a fantasticare sulla vita di Megan, sua ex vicina di casa. Ama spiarla, e un giorno la vede al piano superiore baciare un uomo che non è il marito.

Megan, interpretata da Haley Bennett, è un personaggio che poteva essere sviluppato in una maniera decisamente più accurata: la giovane donna gioca un ruolo fondamentale all’interno del film, essendo colei che muove molte dinamiche della trama e lega tutte le parti della storia tra loro. Un personaggio complicato e difficile. Megan è piena d’insicurezze e traumi. La Bennett è riuscita a dare corpo al personaggio, senza però toccarlo in profondità. A mio parere, mancando totalmente di espressività.

Megan - Haley Bennet
L’attrice e cantante statunitense Haley Bennett (1988) nel ruolo di Megan

Anna invece, interpretata da Rebecca Ferguson, è l’attuale moglie di Tom. Questo personaggio ricopre nel film uno dei ruoli classici della donna, dal quale Megan e Rachel sono distanti per ragioni diverse: è una mamma e casalinga impegnata. Un ruolo che rimane freddo sullo schermo e quasi privo di emotività, anche nella parte finale del lungometraggio quando ci si aspetterebbe un maggiore cambiamento, Anna mostra solidarietà a Rachel per tutto ciò che è successo rimanendo comunque distaccata.

La parte più interessante del film resta quindi Rachel, protagonista solo all’apparenza vulnerabile a causa della sua dipendenza. Lei è la ragazza del treno che compie un vero e proprio viaggio interiore alla scoperta della verità; diventa un detective e trova la forza non soltanto di affrontare la sua realtà, ma soprattutto di uscirne. La voce narrante appartiene a Rachel, che trascorre buona parte del suo tempo cercando di ricordare i dettagli di una terribile notte da ubriaca quando qualcosa di tremendo è accaduto.

La protagonista interpretata è intelligente, e non totalmente persa come inizialmente il regista vuole farci credere. Ha ovvi problemi con l’alcol, ma si presenta sempre come la bella, coraggiosa e bravissima Emily Blunt, solo un po’ più trascurata del solito. Di fatti, rimane una stella del cinema che interpreta un personaggio delicato, e questo dettaglio serve come una sorta di garanzia per lo spettatore a non preoccuparsi, perché le cose andranno per il meglio. La sua notorietà è una promessa.

Rachel - Emily Blunt
L’attrice britannica naturalizzata statunitense Emily Blunt (1983) nel ruolo di Rachel

Tuttavia, La ragazza del treno resta un tentativo vacuo di girare un giallo. È un’opera cinematografica che manca di accuratezza, a partire dai dialoghi che non convincono poiché spesso superflui. Tutto appare frammentato nel montaggio, con sbalzi temporali continui. L’intento del regista è di fondere le tre donne in un’unica identità soprattutto nel finale, ma lo spettatore si ritrova solo a voler soddisfare la sua curiosità nello scoprire il killer di Megan, e non è accompagnato da dettagli interessanti, se non quando la soluzione del caso diventa ovvia.

Infine, la regia tenta di distrarre lo spettatore dalla reale faccia del criminale, non soffermandosi mai su Tom – che sembra quasi un contorno in varie scene – ed evidenziando atti d’irruenza o violenza provocati esclusivamente da Scott, il marito di Megan, interpretato da Luke Evans. Una buona idea, ma non totalmente vincente perché il passaggio tra il non sapere assolutamente niente – dato il problema dei vuoti di memoria di cui soffre Rachel – e scoprire chi è in realtà il killer di Megan si esaurisce troppo velocemente.

Senza grandi possibilità di creare suspense o tensioni che aiuterebbero il pubblico a connettersi emotivamente con i diversi personaggi.

 

 


 

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About Corinna Rombi

REDATTRICE | Nata a Siena nel 1991, è laureata presso la John Cabot - Università americana a Roma, in comunicazioni, media e marketing. Durante gli studi vive prima a New York e poi a Miami, dove sviluppa la sua passione per la fotografia e la recitazione.

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