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“La mafia uccide solo d’estate”, e non solo

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Pierfrancesco Diliberto (1972), in arte Pif, è un conduttore televisivo, regista e attore italiano
Pierfrancesco Diliberto (1972), in arte Pif, è un conduttore televisivo, regista e attore italiano

Lo scorso 21 Novembre è approdato sul piccolo schermo, e precisamente su Rai Uno, la serie La mafia uccide solo d’estate, tratta dall’omonimo film del 2013 di Pierfrancesco Diliberto – in arte Pif – che nella serie fa da voce fuori campo nel raccontarci la sua storia. La produzione è di Rai Fiction e Wildside e la sceneggiatura di Stefano Bisesi, Michele Astori e Michele Pellegrini. La serie ha raccolto finora moltissimi consensi, arrivando a registrare ben sei milioni di spettatori per il primo episodio. Ma da dove nasce questa idea?

Pif lo abbiamo conosciuto un po’ tutti nel suo ruolo di iena, mantenuto pure parecchio bene su Italia Uno. Ricco di questa esperienza, e probabilmente anche grazie a questa esperienza, propose poi il programma Il Testimone ad MTV. Tuttavia Pif, nato a Palermo nel 1972 e naturalizzato milanese, iniziò la sua carriera tempo addietro. Nel 1998 fa da assistente alla regia (o più semplicemente, come ama dire lui stesso, il dog sitter) di Franco Zeffirelli nella pellicola Un tè con Mussolini; un anno dopo collabora nuovamente come aiuto regista, questa volta però di Marco Tullio Giordana nel film I cento passi, che come noto ripercorre la storia di Peppino Impastato, popolare giornalista assassinato da Cosa Nostra nel 1978 proprio a causa delle sue denunce contro le attività mafiose. L’esordio da regista lo compirà nel 2013 con il film La mafia uccide solo d’estate, grazie al quale gli viene anche conferito il Premio del pubblico al Torino Film Festival. Torna sul grande schermo quest’anno con l’acclamato In guerra per amore.

Locandina dell'ultimo film di Pif,uscito quest'anno,che ripropone il tema della lotta alla mafia e ripercorre le tappe di come la fine del secondo conflitto mondiale abbia determinato il ritorno in auge di Cosa Nostra in Sicilia
La locandina dell’ultimo film di Pif dal titolo “In guerra per amore” (2016), che ripropone il tema della lotta alla mafia e ripercorre le tappe di come la fine del Secondo Conflitto Mondiale abbia determinato il ritorno in auge di Cosa Nostra in Sicilia

Nella serie andata in onda lo scorso mese, e ancora in corso, approfondisce la storia e le tematiche dell’omonimo film di tre anni prima. I nomi dei protagonisti sono cambiati: Arturo lascia il posto a Salvatore e Flora, la perenne innamorata di Arturo viene sostituita da Alice, ma la storia è la stessa, vista questa volta attraverso una lente di ingrandimento. Salvatore è un bambino delle elementari che vive con la sua famiglia, il papà impiegato statale, la mamma insegnante (rigorosamente precaria, si capisce), la sorella è un’adolescente che vive il primo amore e prova, forse con poca convinzione, a fare la femminista. Una famiglia normale, come ce ne sono tante, che vive a Palermo alla fine degli Anni ’70. Solo che Palermo, tra gli Anni ’70 e ’90, una città tanto normale non era. La vita dei palermitani, come spiega lo stesso Pif in un’intervista rilasciata in occasione della presentazione del film, è una sorta di vita parallela: da un lato la quotidianità, fatta di famiglia, lavoro e amici, dall’altro le ammazzatine. Ma la mafia, se non la disturbi, niente ti fa. E quindi basta non disturbarla, basta non aver visto niente e poi si può pure stare abbastanza tranquilli perché, al massimo, la mafia uccide solo d’estate.

La storia scorre intrecciando le vite di questi personaggi con gli eventi più tragici che si consumeranno in quegli anni a Palermo, per mano di Cosa Nostra. Negli ultimi due episodi la vita di Salvatore incontra quella delle prime due vittime di mafia che la serie ci presenta. A scuola la maestra ha assegnato ai bambini il compito di fare delle inchieste, su qualsiasi tematica stesse loro a cuore, la migliore sarebbe stata letta e pubblicata sul giornale dove lavora un importante e noto giornalista, Mario Francese, che andrà nelle classi a conoscere i bambini e a parlare loro di legalità. Purtroppo, però, queste inchieste non saranno mai lette perché Francese viene ucciso il 26 Gennaio del 1979 davanti la sua abitazione, a causa di quelle numerose sue di inchieste sulle attività delle criminalità organizzate, che alla stessa «stava un po’ scassando la minchia» e quindi era meglio eliminare il problema alla radice. Sì è vero, la mafia si è macchiata di crimini indicibili, ma prima non era cosìdava lavoro a chi non ne aveva, proteggeva i deboli quando lo Stato restava inerme, aveva un codice d’onore e non toccava né le donne e né i bambini. E infatti è proprio nel rispetto di questo fantomatico codice di onore che, come ci mostra la serie, nel 1948 a Corleone (in Provincia di Palermo) è stato ucciso Giuseppe Letizia, un bambino di appena dodici anni solo perché ha avuto la sventura di assistere all’omicidio di Placido Rizzotto, ucciso da Luciano Liggio (il maestro, per intenderci, di Totò Riina). E allora no, la mafia non è mai stata e mai sarà cosa buona per questo Paese o per qualsiasi altro e Pif ce lo mostra con toni pacati, con comicità ed ironia usati però come strumenti di sensibilizzazione.

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La famiglia Giammarresi al completo

A prima vista sembra appunto comparire come una serie leggera, in realtà ci propone un tema delicato e purtroppo sempre attuale, che vuole portarci a riflettere, e molto. Uno, quindi, il comune denominatore dei suoi film e serie: la mafia, o meglio la lotta alla stessa. La si ritrova anche nel suo ultimo progetto uscito proprio quest’anno – In guerra per amore – che ripercorre la storia della rinascita mafiosa in Sicilia al termine della Seconda Guerra Mondiale, con la gentile collaborazione dell’esercito americano. La posizione del nostro attore e regista è chiara: con un sorriso o meno, è di lotta alla mafia che si parla ed infatti al termine di ogni episodio questo viene dedicato a tutti gli uomini e a tutte le donne che hanno combattuto e continuano a combatterla con coraggio.

Pif ci spiega che, sì, è difficile parlare di mafia tutti i santi giorni. È più facile trovarsi tutti concordi in occasione di eventi tragici, nelle ammazzatine o sulle stragi. Quando cominci a parlarne, però, sempre un po’ di fastidio lo crei e ti dicono quasi che la tua è un’ossessione, un po’ come fanno con Roberto Saviano. In realtà, è proprio questo ciò di cui abbiamo di bisogno. Non a caso l’idea di raccontare queste storie a Pif è venuta proprio perché, trasferitosi a Milano, si è reso conto – con non poca sorpresa – di come ancora la gente non sempre conosca realmente i fatti e non sappia come stanno davvero le cose.

Suggerisco a tutti, quindi, la visione di questa bellissima serie che ha il merito di raccontare con leggerezza, ma con grande sensibilità, uno spaccato di storia del nostro Paese e, perché no, di insegnarci pure ancora qualcosa.

Ne abbiamo tanto bisogno.

 

 


 

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About Chiara Vilardo

COLLABORATRICE | Classe 1990, originaria di Sommatino (CL), studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Catania. Le piace leggere, soprattutto quando si tratta dei romanzi di Ken Follett. Adora la musica che appartiene al cantautorato italiano e negli ultimi tempi si sta avvicinando con interesse al mondo del cinema.

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