A man holds the new issue of satirical French weekly Charlie Hebdo at a kiosk in Nice

La libertà di espressione, patrimonio universale

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<<Satura quidem tota nostra est>>,

 

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Révolution Française, 1789

L’oratore latino Quintiliano amava definire così la satura lanx, ricordando come la satira fosse considerata un’invenzione romana. Una forma letteraria ricolma di miscugli e d’abbondanze (satur: pieno, sazio) che dai riferimenti culinari si evolse in vero strumento di critica irriverente, sociale e politica. Non veniva tralasciato, poi, un certo spirito di riflessione che dal risum movere delle commedie plautine, o dai versi delle opere di Orazio e Varrone (per citarne alcuni), poggiava le sue fondamenta.

Dal termine del periodo antico allo svilupparsi del Medioevo, il diritto di pensiero e di parola si trovavano di fronte ad una strada tortuosa e in salita. Non era facile districarsi dai precetti religiosi e i loro moniti, non era semplice discostarsi dalle credenze popolari e le imposizioni dei sovrani. Non era scontato neppure riuscire a definirsi “liberi”, nelle arti quanto nella comprensione del mondo attraverso le sue leggi fisiche. Ciò che ai nostri occhi del terzo millennio appare come un’ovvietà, è la risultante di secoli di lotte per l’affermazione della persona e dei suoi diritti fondamentali, dalla secolarizzazione degli Stati alla dichiarazione universale dei diritti umani, firmata a Parigi il 10 Dicembre del 1948.

E la satira, in questo cammino delle civiltà verso il progresso, ha ricoperto quel particolare ruolo di auto-rivendicazione, suddividendosi dal pretendente al preteso, dal difensore al difeso. Come un qualsiasi diritto universale, non va perciò rilegato ad un singolo artefice: poiché la facoltà di poter dire o supporre qualsiasi cosa – e senza ritorsioni – è una conquista dell’umanità che coinvolge ciascuno di noi. Oltre che uno degli elementi cardini delle nostre democrazie moderne.

Una brevissima sintesi, di un argomento apparentemente scontato. Eppure, l’inizio del nuovo anno ha trascinato il mondo intero per le vie di una capitale multiculturale, di una Nazione multietnica come la Francia, colpite da un attentato di matrice terroristica e di cui non occorre dire altro. Tralasciando i valori e le ipocrisie di massa racchiuse in un hashtag come #JeSuisCharlie che, come tutti i linguaggi semplici al pari di uno slogan, entra nella bocca di tutti, a prescindere dalle loro reali motivazioni, l’attacco che sarebbe stato sferrato da alcuni seguaci dell’ISIS ha tuttavia scoperchiato un valore, nonché sentimento comune: la libertà di espressione. Quella che mi permette di scrivere quest’articolo e a voi di leggerlo. Quella che ha spinto due milioni di manifestanti a scendere in piazza durante la manifestazione tenutasi a Parigi lo scorso 11 Gennaio, con buona parte dei leader del globo presenti (e qualcuno di loro non senza ipocrisie e polemiche, ma è un’altra storia). Perché dei fanatici hanno osato spezzare delle matite, più potenti e temute delle stesse armi.

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Marcia di Parigi in favore della libertà di espressione: presenti numerosi leader del pianeta, due milioni di cittadini scesi in piazza a manifestare

Ed è proprio qui che giungiamo al punto cruciale del discorso: fin dove la satira può spingersi? E’ veramente lecito poter irridere, beffare e persino schernire un’importante componente della natura umana come la religione?

La risposta è sì. Ma nella semplicità della sua formulazione è contenuto uno sforzo assai più grande, sotto il profilo sociale e culturale. Sia chiaro: Papa Francesco ha ragione nell’affermare che <<non si prendono in giro le religioni degli altri>> ed ancora <<quando offendi mia mamma, è ovvio che devi aspettarti un pugno>>, non volendo dissacrare in alcun modo il valore cristiano del porgi l’altra guancia, ma ricordandoci più semplicemente i rapporti causa-effetto (imperfetti) della natura umana. Ciononostante, l’evoluzione della specie ed il progresso non possono esistere senza libertà di pensiero e di parola. E addirittura se questa libertà non fosse tutelata, non avremmo più alcun progresso. I moniti di pace e di rispetto del Pontefice sono indubbiamente giusti e andrebbero maggiormente seguiti, ma la storia e il rispetto dell’uomo non possono sussistere senza la totale facoltà di arbitrio e di espressione.

Ciò non vuol dire che se un vignettista esagera o un giornalista scredita erroneamente i terzi, non debbano essere puniti: esiste la querela, esiste la legge, esistono i procedimenti giudiziari. Strumenti a servizio dell’uomo, col fine dell’autoregolamentazione.  Ma esiste anche il diritto “ad esser querelati”, figlio di un valore che mai potrà essere violato: la libertà. E frasi come <<dovevano aspettarselo>> racchiudono in sé quasi una spiazzante consapevolezza che sa di giustificazione alle tragicità cui assistiamo ogni giorno nel mondo. Anche i magistrati del pool antimafia devono aspettarsi il tritolo dei boss. Anche i medici senza frontiere devono aspettarsi d’essere contagiati dall’ebola. Anche i giornalisti sotto le bombe devono aspettarsi d’essere sgozzati. Quindi?

Di fronte a qualsiasi parola o matita, la violenza non è ammessa. Di fronte alla satira più cocente e sregolata, la violenza non è ammessa. Di fronte al diritto di espressione e di pensiero, la violenza non è ammessa. Di fronte alla libertà dell’uomo, anche la più estrema e in controtendenza, la violenza non è ammessa.

 

<<Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo>>.

(Voltaire – frase attribuita)

 

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About Emanuele Grillo

DIRETTORE RESPONSABILE | Classe 1991, siciliano fino al midollo. Studente di Giurisprudenza, ha frequentato il Liceo Classico della sua città. Appassionato di scrittura, ha vinto numerosi premi. Immerso nella musica sin da piccolo, suona il pianoforte e ha maturato una certa esperienza in ambito corale-polifonico. Ma non lasciatevi ingannare: è in grado di ascoltare (quasi) tutto, passando in un nanosecondo dalla "Messa di Requiem in Re minore K 626" di Wolfgang Amadeus Mozart a "Stairway To Heaven" firmata Led Zeppelin. Idealista, sognatore e pragmatico all'occorrenza, aspira a cambiare il mondo e a tirar fuori il meglio dalle persone; nel tempo libero, comunque, ritorna coi piedi per terra. Europeista ed antifascista convinto, progressista, crede nella giustizia sociale e nel rispetto degli ultimi. Ritiene che la legalità non sia mai un optional. Ama i viaggi, la lettura, la sua terra, il mare e i boschi. Di fede juventina da quando ha memoria, fotografo a fasi alterne, nutre un amore nascosto per l'Oriente.

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