An interior view shows the State Duma, the lower house of parliament, in Moscow, Russia January 20, 2017. Picture taken January 20, 2017. REUTERS/Maxim Shemetov - RTSX96Z

La legge della discordia

Pubblicato il Pubblicato in Human Rights, Politica ed Economia, Recenti

violenzadomesticaIn Russia le violenze tra familiari non sono più reato: così il Cremlino si distacca dalla via occidentale. Il controverso disegno di legge che depenalizza le violenze domestiche è stato recentemente approvato dal Presidente russo Vladimir Putin in seguito al sì definitivo posto da Duma e Senato. D’ora in avanti la violenza fisica ad opera di un familiare non costituirà più un reato penale, a patto, certo, che le lesioni riportate non richiedano cure ospedaliere. Il reato verrà dunque declassato ad illecito amministrativo, il che vuol dire che qualsiasi accusato potrà facilmente sottrarsi alle mani della legge pagando una multa non superiore ai 500 $ o, eventualmente, svolgendo un breve periodo di servizio civile.

La proposta era stata avanzata nel Luglio scorso dalla senatrice ultra-conservatrice Yelena Mizulina in risposta alla decisione della Corte Suprema di rimuovere l’aggressione che non provochi danni fisici tra i capi d’accusa suscettibili di essere giudicati secondo il Codice Penale, fatta eccezione per i casi di violenza arrecata a coniugi e figli. La sentenza, benché accolta allora dal Governo, non aveva però mancato di sollevare lo scontento tanto nella Chiesa Ortodossa quanto nei partiti più conservatori, come quello di Справедливая Россия (CP, trad: Russia Giusta) – di cui fa parte, appunto, la Mizulina – che chiedevano un’estensione della depenalizzazione anche ai casi di aggressione domestica. La motivazione di una simile legge sta nel fatto che «quel che accade tra le mura domestiche non deve essere affare dello Stato» perché, in caso contrario, l’intervento della giustizia finirebbe per minare l’autorità paterna, compromettendone così il suo intento educativo. Questo, almeno, l’argomento leader dell’intera campagna a sostegno della legislazione.

Da allora, la proposta della Mizulina ha inaspettatamente trovato un largo bacino di consenso non solo nelle Camere e in diverse associazioni vicine alla Chiesa Ortodossa ma nello stesso Putin che, nel corso di una conferenza stampa rilasciata nel Dicembre 2016, aveva ammesso di essere a favore di un ammorbidimento delle punizioni per violenza domestica. Poco dopo, a fargli eco era stato Vyacheslav Volodin, Presidente della Duma e membro di Russia Unita, il quale ha affermato che la depenalizzazione dei reati domestici minori avrà il merito di creare «famiglie forti».

13Tra le voci di opposizione si contano le ONG che lavorano con le vittime di abusi e il Centro Anna, il solo servizio telefonico a prestare aiuto alle donne vittime di aggressioni domestiche in tutto il Paese. Un tentativo di reazione alla «legge degli schiaffi» – così è stata ribattezzata dalla stampa russa – è stato fatto diffondendo le allarmanti statistiche in merito alle aggressioni che ogni anno si ripetono tra le mura domestiche: stando alle fonti del Ministero degli Interni, il 40% dei crimini più gravi viene commesso infatti proprio per mano di un familiare stretto e non meno di quattordicimila donne russe ogni anno muoiono a seguito degli abusi ricevuti dai loro coniugi. Se all’interno della Federazione gli oppositori della legge che manifestano ufficialmente il loro dissenso continuano ad essere pochi, unanime è stato invece la reazione da parte delle autorità e dell’opinione pubblica internazionale nel denunciare la svolta conservatrice della Russia come un ritorno all’oscurantismo del Medioevo.

Human Rights Watch, l’autorevole organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani, ha persino tentato negli scorsi mesi di convincere la Duma a non approvare la legge, ricordando che le novità avrebbero contraddetto gli impegni assunti dal Cremlino in base agli accordi internazionali. Anche il Segretario Generale del Consiglio d’Europa Thorbjørn Jagland aveva provato, naturalmente senza successo, ad influenzare la legislazione, cercando un dialogo diretto con i leader di Duma e Senato.

Com’era prevedibile, nessuno dei tentativi da parte di organismi stranieri ha potuto evitare l’inevitabile, ovvero l’approvazione di una legge che appare condivisa da ampie fasce della popolazione russa. Al contrario, l’intervento di diverse organizzazioni in merito ad una questione di interesse nazionale è stata vista come un’insopportabile ingerenza negli affari interni del Paese. Quel che appare evidente è che il sì alla legge che ammorbidisce le punizioni per la violenza domestica si tratta soltanto di una parte di un progetto al quale Mosca lavora già da tempo, e cioè la creazione di un paradigma di sviluppo fondato interamente sui cosiddetti valori tradizionali.

Così da mettere in chiaro che la Russia non solo non deve più inseguire lo stile di vita occidentale, ma può essa stessa diventare il campione di un nuovo modello di cultura.

 

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

About Federica Di Sario

REDATTRICE | Classe 1993, è iscritta alla magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Macerata. Da sempre interessata al mondo della narrazione, si è da poco accorta di nutrire una passione feroce per la politica internazionale ed è qui, su “La Voce del Gattopardo”, che prova a fonderle insieme. Risiede attualmente a Mosca, dov'è quotidianamente impegnata nel capire "come diavolo la pensano i russi".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *