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La grande occasione di Tsipras

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Per alcuni era scontato, per altri una speranza, per altri ancora una vera tragedia.

>>>ANSA/ TSIPRAS GIURA DA PREMIER, GOVERNO CON LA DESTRA ANTI-RIGORE
Alexīs Tsipras (1974) è un politico greco, leader di SYRIZA e Primo ministro ellenico a partire dal 26 Gennaio 2015

Il risultato elettorale di Domenica scorsa che ci arriva dalla Grecia senza dubbio è destinato a portare strascichi di polemiche e speranze per molto tempo, ma ciò che è certo è che suona come una sentenza. Le urne hanno acclamato Alexis Tsipras, leader di Syriza, come vincitore assoluto di questa tornata elettorale ellenica, attestandosi al 36% dei voti. Già nella giornata di ieri il Primo Ministro ha giurato davanti al Presidente della Repubblica ed ha ricevuto l’incarico di formare il nuovo governo.

Stando ai numeri, Syriza ha conquistato 149 seggi su 300 e dunque non raggiunge la maggioranza assoluta del Parlamento Greco per soli due seggi. E’ proprio questo il motivo che ha spinto Tsipras a stringere un’alleanza per certi versi “bizzarra” con i nazionalisti di destra di Anel; un connubio che a molti può far storcere il naso ma che è fondato su un punto fondamentale: la lotta all’austerity e alla Troika (BCE, FMI e UE). Il neopremier greco (il più giovane degli ultimi 150 anni) ha già affermato che rispetterà gli obiettivi fiscali previsti dai trattati europei, ma non gli accordi stipulati dai governi precedenti nei confronti della Troika. Tuttavia, l’elemento che può davvero rappresentare una svolta epocale nella storia dell’Unione Europea è probabilmente l’intenzione di ritrattare il debito pubblico ellenico, il più alto dell’intera Eurozona,: ed è questo il punto che non fa dormire notti tranquille ai burocrati di Bruxelles e di Berlino.

Per analizzare però questo risultato elettorale non si può non partire da un dato che è ormai comune denominatore delle elezioni nei paesi europei: l’astensione. Circa il 40% dei Greci ha deciso, infatti, di non recarsi alle urne ed ha espresso la massima sfiducia nelle istituzioni politiche; questo dato, da una parte, può ridimensionare la vittoria di Tsipras ma dall’altra può essere considerato fisiologico data la situazione in cui si trova il popolo greco a causa della classe politica degli ultimi venti anni: un ventennio in cui la Grecia, proprio come l’Italia, ha spesso vissuto al di sopra delle sue possibilità economiche, non attuando importanti riforme strutturali e non combattendo seriamente evasione fiscale e corruzione. Tutto ciò, unito a un’idea di Unione Europea germano-centrica che risulta incompatibile con i tempi di sviluppo e le tecnologie elleniche, ha provocato il noto Default del 2009 e il conseguente governo “di unità nazionale” che ha passivamente accettato le ricette “salvifiche” ed i prestiti del Fondo Monetario Internazionale.

Il risultato è stato disastroso: taglio del 40% agli stipendi; disoccupazione oltre il 50 percento; tagli alla sanità e allo stato sociale.

austerityProbabilmente non è un caso che il primo Stato dell’Unione ad aver davvero sperimentato l’impossibilità di convivere in una Unione delle Banche più che dei Popoli e ad aver provato sulla propria pelle le soffocanti politiche dell’austerity calate dall’alto dalla Germania, sia anche il primo Paese a dire basta a tutto questo e a tentare una via alternativa. Tsipras è stato bravo a saper cogliere questa spinta e a canalizzarla in un programma politico che aveva già riscosso il 25% alle elezioni europee: ora avrà la possibilità di attuare le sue promesse. Ciò che rende potenzialmente storica questa vittoria è il fatto che per la prima volta a Bruxelles non ci sarà una sola voce unita riguardo alla politica di austerity; l’Europa, se davvero democratica come afferma, sarà costretta ad ascoltare una proposta di sviluppo economico alternativa alla ricetta che è stata attuata fino ad ora e che, a sette anni dalla crisi, non ha ancora prodotto nessun risultato benefico.

Il nodo cruciale, salutato con grande timore da Weidmann (presidente della Banca Centrale Tedesca) e da tutti i quotidiani teutonici, è tuttavia un altro: Tsipras aveva annunciato di voler “ritrattare” il debito pubblico greco. Questa affermazione, che tra l’altro ha fatto scendere fortemente il titolo della borsa di Atene, potrebbe aprire nuovi scenari e cambiare per sempre i rapporti tra i Paesi dell’Unione Europea. L’idea del leader di Syriza sarebbe infatti quella di rifiutarsi di pagare una parte consistente del debito pubblico ellenico, ora in mano soprattutto a banche tedesche, italiane e francesi, così da permettere al proprio Paese di tornare a sperare nella crescita economica. Questa forte presa di posizione non è nuova nella storia: Correa, Presidente dell’Ecuador decise di non pagare il debito pubblico del suo Paese nei confronti del FMI e oggi l’Ecuador è uno dei Paesi più in forte crescita dell’America Meridionale; anche gli USA fecero la stessa cosa quando, chiamati a creare un governo in Iraq dopo la deposizione di Saddam Hussein, decisero di non pagare il debito che aveva accumulato il dittatore.

Ovviamente non sappiamo che idee abbia in mente Tsipras, né tantomeno come vorrà procedere in merito, ma ciò può oggettivamente aprire una nuova era, creando un precedente per gli altri Paesi come l’Italia (detentrice del debito pubblico più imponente dell’Eurozona, dopo la Grecia)

Quello di Syriza è il trionfo di una proposta alternativa all’euroscetticismo delle destre populiste che urlano slogan inneggianti l’uscita dall’Euro e dall’Unione senza mai spiegare come realizzarla a livello tecnico, nonostante sia doveroso registrare l’esultanza di Marine Le Pen, Nigel Farage e Matteo Salvini dopo i risultati Greci. E’ inoltre un argine all’exploit di certi movimenti neofascisti e neonazisti come Alba Dorata, che si attesta comunque come terzo partito della Grecia.

L’Europa è alla finestra: guarderà con attenzione a ciò che farà Tsipras, perché proprio dalla Grecia è arrivato il regalo più grande della nostra storia: la Democrazia. E chissà, forse sarà proprio la Grecia a lanciare l’impulso per il cambiamento. Forse non ci riuscirà, ma di certo i Greci hanno deciso per la propria dignità, e ci stanno provando.

A fine anno toccherà alla Spagna, dove Podemos, alleato di Syriza, è segnalato come partito forte nei sondaggi.

 

 

 

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About Fabiano Catania

COLLABORATORE | Classe 1990, siciliano di nascita ma pisano di adozione. Station Manager di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa, da sempre ha una grande passione per la scrittura e l’informazione libera. Si interessa di musica indipendente ed è un appassionato del cinema d’autore.

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