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La Grande barriera corallina e la nostra noncuranza

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«Oggi la Terra è stupenda. Riesco a vedere chiaramente le rovine della Grande barriera corallina. Un tempo era una delle sette meraviglie del mondo. Un ecosistema creato interamente da miliardi di organismi. Un mondo vivente dentro un mondo vivente. Eppure, mentre guardo la più grande meraviglia del creato… non provo nulla. La Terra non è più casa mia».

(Adr1ft)

 

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Grande barriera corallina – Australia

La citazione presa da un videogioco di avventura in prima persona del 2016 non è mai stata così tanto attuale e drammaticamente veritiera come in questo momento. La Great barrier reef, dichiarata nel 1981 Patrimonio dell’Umanità, è la più grande struttura completamente naturale fatta di un unico organismo vivente. È composta da più di duemilanovecento barriere coralline singole e da un totale di circa novecento isole. La sua vastità è pari a 2.300 km su una superficie complessiva di 344.400 km². La si trova al largo dello Stato del Queensland, nell’Australia orientale, ma è così tanto imponente che la si può vedere chiaramente dallo spazio. In essa, vi si trovano miliardi di microrganismi, detti polipi del corallo, ed è uno dei più stupefacenti esempi di biodiversità esistenti su questo pianeta. E noi la stiamo uccidendo.

La notizia è stata diffusa proprio nei giorni scorsi, provocando globali reazioni di sdegno, innalzando ulteriormente il livello di allarme, svegliando l’opinione pubblica e facendole prepotentemente porre l’attenzione su un fatto in verità già noto a tutti. Non si parla più di previsione di rischio o possibilità che qualcosa di irreversibile accada in un futuro più o meno lontano. Ora è proprio un dato di fatto. Secondo uno studio dei ricercatori della James Cook University compiuto nel 2016, oltre il 90% dei coralli è stato colpito dallo sbiancamento e circa il 20% è già definitivamente morto. Tutto ciò è dovuto alle temperature troppo elevate delle acque oceaniche come conseguenza al cambiamento climatico già in atto da molto tempo.

Si parla di dati importanti – di un aumento di circa quattro gradi – che ha portato alla totale scomparsa di circa 2/3 della barriera sul versante più a Nord.

«La Barriera australiana è praticamente morta e se non si interverrà per limitare il riscaldamento globale, la sua fine arriverà molto presto». Queste sono le parole di David Wachenfeld, coautore dello studio e ricercatore dell’allarmante fenomeno che ha visto come protagonisti involontari non solo i coralli – con il loro sbiancamento – ma anche l’indebolimento delle alghe. A difesa della Grande barriera è stato creato nel 1975 un Parco marino, che ha lo scopo di proteggere dal turismo, dalla pesca e dalle realizzazione di infrastrutture troppo dannose questo ambiente così fragile e delicato. Tutto ciò, però, non è servito a preservare la natura incontaminata di queste acque dalla mano distruttiva ed irresponsabile dell’uomo.

 

 

Con l’espressione surriscaldamento globale si indica, infatti, la variazione che ha subito il clima terrestre durante il XX secolo e che è dovuta alle emissioni nell’atmosfera di enormi quantitativi di gas serra ed alla noncuranza legate alla varie attività umane. Il fenomeno si riferisce all’aumento delle temperature medie del pianeta che hanno portato una variazione tale che le ripercussioni siano evidenti e soprattutto troppo veloci, quindi difficilmente prevedibili e/o affrontabili. Gas serra, generazione di energia per mezzo di combustibili fossili, deforestazione ed effetto serra sono tra le cause dirette di questo aumento ed hanno come denominatore comune il fatto di derivare esclusivamente dall’azione di noi essere umani, che troppo spesso ci dimentichiamo di esser solo degli ospiti su questo pianeta.

Il Protocollo di Kyoto, stipulato l’11 Dicembre del 1997 ed entrato in vigore solamente il 16 Febbraio 2005, prevede l’obbligo da parte degli Stati che vi hanno aderito di lavorare sulla riduzione del livelli di emissioni degli elementi di inquinamento – metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi, esafluoruro di zolfo – imponendo loro una diminuzione pari al 5%. Ma questo non basta.

Si parla della distruzione di un mondo sottomarino in cui gli organismi viventi che vi fanno parte sono anche gli stessi che hanno il compito di proteggere il loro habitat ed occuparsi della salvaguardia di tutte le specie marine, quali pesci, crostacei, molluschi ed echinodermi. È una distruzione di un qualcosa di veramente complesso e perfetto, non riconducibile solamente ad una definizione di colorata e meravigliosa vita oceanica.Tra tutte le conseguenze previste vi è anche quella che la Grande barriera corallina potrebbe perdere il suo status mondiale e per questo motivo, entro il prossimo Luglio, una Commissione delle Nazioni Unite deciderà se proclamare lo stato di pericolo per questa zona. Quello degli ultimi mesi è stato classificato come il terzo maggior episodio, dopo le ondate di calore del ’98 e del 2002, e gli scienziati si stanno preparando per affrontare il quarto che, a questo punto, non sembra esser così tanto lontano. Probabilmente non ci rendiamo conto di quello che stiamo facendo al nostro pianeta e sicuramente qualcuno potrebbe obiettare che ci sono cose ben più importanti a cui pensare e situazioni di emergenza maggiori che devono essere risolte.

Ciò non toglie che, ancora una volta, il menefreghismo della specie umana arreca danno ad un ecosistema esistente da miliardi di anni e che ha l’unica colpa di non potersi difendere da solo.

 

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About Francesca Bux

Classe 1984, veneta ma con sangue pugliese, buddista. Esteta da sempre, amante dell'arte in ogni sua forma, della danza orientale e dell'Antica Roma. Appassionata di architettura, scultura, fotografia, fisica e motoristica. Malinconicamente nostalgica, nutre una forte passione per il teatro, il buon vino, gli scritti di Italo Calvino ed Oscar Wilde. Dichiaratamente nerd, è una mangiatrice esperta di biscotti. Attualmente vive in Australia, in attesa di decidere altre destinazioni.

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