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La Giovine Italia: prospettive della Nazionale che verrà

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Il prossimo Campionato Mondiale di Calcio si svolgerà in Russia, nel 2018

Se volessimo cercare di rintracciare un lascito del calciomercato di questo mese di Gennaio, non impiegheremmo molto a riconoscere in due caratteristiche non tangibili le nuove chiavi di volta per la valutazione di un calciatore: l’italianità e la futuribilità. Sono due elementi che sfuggono al riscontro del campo ma si intrecciano inevitabilmente con le strategie di mercato dei top club nostrani, sempre più attenti a questi requisiti per la ricostruzione di una squadra. Gli acquisti estremamente costosi (e per converso estremamente remunerativi per chi abbia effettuato la vendita) di Roberto Gagliardini da parte dell’FC Internazionale Milano e di Andrea Caldara e Riccardo Orsolini da parte della Juventus FC hanno consacrato un trend inaugurato anni fa dalla stessa Juventus con un rastrellamento progressivo dei migliori talenti nostrani e proseguito nell’Estate 2015 dall’AC Milan con l’acquisto a peso d’oro di Alessio Romagnoli dall’AS Roma. Al di là delle mere valutazioni economiche di mercato, una serie di interrogativi sorge nel tifoso italiano alla luce di questa nuova tendenza: quali sono i migliori italiani futuribili? Che identità avrà la nuova Nazionale che poggerà su questi talenti? Ma soprattutto: quanto forte sarà la Nazionale che rinascerà a partire dal prossimo Mondiale?

Mancano circa diciotto mesi alla Coppa del Mondo di Russia 2018, ma il commissario tecnico Giampiero Ventura non dispone poi di molto tempo per testare in prima persona quali siano i giovani più meritevoli di far parte della spedizione azzurra. Infatti se l’attuale Coppa d’Africa può costituire un banco di prova per le squadre africane e la Confederations Cup di Giugno storicamente è terra fertile per gli esperimenti delle squadre dell’élite mondiale che abbiano l’onore di parteciparvi, la Nazionale azzurra non avrà modo di prender parte ad alcun torneo ufficiale e si limiterà ad apparire in gare di qualificazione ed amichevoli, con il quasi costante obbligo di far risultato. Potrebbe conseguirne che il numero dei giovani italiani convocati sarà leggermente inferiore rispetto alle aspettative sollevatesi quando la FIGC ha deciso di nominare CT l’ex tecnico del Torino FC. A rafforzare questo presentimento interviene, poi, un inaspettato integralismo tattico di Ventura che nelle sue prime uscite ha rinunciato a convocazioni illustri (Domenico Berardi) e ha anche schierato dei talenti fuori ruolo (Federico Bernardeschi da mezzala destra) pur di non venir meno al suo caratteristico 3-5-2. Al netto di questo quadro chiaroscuro sul futuro immediato degli Azzurri, abbiamo provato a rispondere comunque ai tre quesiti sollevati in precedenza, tentando di individuare i nomi dei talenti maggiormente futuribili, le caratteristiche di una possibile Nazionale che possa fondarsi sul loro impiego e le prospettive di successo che una squadra del genere possa avere in ambito internazionale. Prima di partire con la rassegna, una precisazione: i talenti scelti sono tutti nati dopo il 1994. Abbiamo scelto tale annata perché i classe ’94 termineranno quest’anno la propria esperienza di Under 21 e risulteranno, dunque, i più facilmente convocabili da Ventura già per il Mondiale russo.

 

  • PORTIERI
AC Milan's Italian goalkeeper Gianluigi Donnarumma celebrates during the Italian Serie A football match between AC Milan and Inter Milan at San Siro Stadium in Milan on January 31, 2016. / AFP / OLIVIER MORIN (Photo credit should read OLIVIER MORIN/AFP/Getty Images)
Gianluigi Donnarumma (1999) sarà, probabilmente, il futuro portiere titolare della Nazionale

La prima, vera, certezza dell’Italia che sorgerà dalle ceneri del Mondiale 2018 si chiama Gianluigi Donnarumma. Erede designato del suo omonimo Gianluigi Buffon, che quasi certamente si ritirerà (almeno dalla Nazionale) dopo la kermesse russa. Il portiere rossonero è addirittura un classe ’99 ma vanta già diciotto mesi di titolarità indiscussa nel Milan e un debutto da minorenne in Nazionale. Dotato di eccezionale reattività e di una leadership naturale, oltre che di solidissimi fondamentali tra i pali e di un migliorabile (ma non trascurabile) gioco coi piedi, Donnarumma eclissa quasi totalmente le velleità di titolarità di portieri ben più grandi di lui come Mattia Perin e Marco Sportiello (entrambi classe ’93 e pertanto fuori rassegna), oltre che di tutti i pari-ruolo italiani di sicuro affidamento attualmente in attività. Da non sottovalutare, poi, la crescita del nuovo portiere dell’Atalanta BC, il classe ’95 Pierluigi Gollini, già estremamente esperto alla luce di due campionati e mezzo disputati da buon protagonista tra Serie A (con l’Hellas Verona FC) e Championship (con l’Aston Villa FC). A completare il del tutto eventuale tris di portieri azzurri del futuro potrebbe anche esserci quel Simone Scuffet, classe ’96, sfavillante protagonista dell’Udinese Calcio nella stagione 2013-14 che rifiutò addirittura il Club Atlético de Madrid per completare gli studi e ha vissuto gli ultimi tre anni tra le panchine friulane e una non indimenticabile esperienza in Serie B, al Calcio Como. Abbiamo decisamente fiducia nella scuola italiana dei portieri, una leggenda delle dimensioni di Gianluigi Buffon potrebbe non rinascere mai più ma il talento diffuso in porta tende a non mancare e a dar ottime certezze.

 

  • DIFENSORI

Un ruolo centrale nella creazione della mistica che ha sempre avvolto la Nazionale nostrana nel mondo è ricoperto dalla quasi inscalfibile organizzazione difensiva con la quale l’Italia giunge a disputare i grandi eventi. Viste le premesse, questa generazione azzurra pare non fare eccezione.

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Alessio Romagnoli (1995) e Andrea Rugani (1994), con ogni probabilità due dei pilastri difensivi dell’Italia che verrà

– Centrali: Una grande organizzazione difensiva non può che essere fondata sul granitico talento dei propri interpreti al centro della difesa. Con Andrea Barzagli e Giorgio Chiellini quasi certi di terminare la propria corsa in Nazionale dopo l’esperienza russa, toccherà ad un non più giovanissimo Leonardo Bonucci far da chioccia ai nuovi talenti difensivi: i già citati Alessio Romagnoli e Mattia Caldara e il classe ’94 Daniele Rugani. Quest’ultimo è già compagno nella Juventus dei tre attuali titolari azzurri e risulta, dunque, naturalmente propenso a raccoglierne l’eredità. Caldara e Rugani sono centrali destrorsi, alti, solidi fisicamente, molto eleganti, bravi tanto in anticipo (specie Rugani) quanto in contenimento e con un’ottima propensione al goal. I due saranno, a partire dal 2018, compagni anche nel club torinese. Alessio Romagnoli è, invece, il più esperto dei tre avendo già alle spalle tre stagioni di Serie A da protagonista e prima ancora scampoli importanti con la maglia della Roma. Romagnoli è mancino, forse leggermente meno principesco nei movimenti dei futuri centrali bianconeri (ciò non vuol dire che non sia elegante) ma è molto forte nella copertura della profondità, oltre che nei fondamentali in cui spiccano Caldara e Rugani. Questo terzetto si presenta, inoltre, molto pulito in fase di uscita-palla dalla difesa. Ciascuno dei tre spesso contribuisce positivamente ad una rapida ripartenza delle proprie squadre ma se dovessimo segnalare chi sarebbe il deputato a ricoprire le mansioni da playmaker arretrato di Bonucci faremmo senza dubbio il nome Alessio Romagnoli, decisamente il più sicuro nel fondamentale del cambio-gioco e nelle situazioni di guida della palla, pur senza ancora raggiungere lo stato di eccellenza che il numero 19 della Nazionale ha sviluppato negli ultimi anni. Romagnoli potrà però, a differenza di Bonucci, contare immediatamente su compagni che contribuiscano più degli attuali titolari italiani alla costruzione del gioco dal basso. Romagnoli, Caldara e Rugani paiono perfetti tanto per la costruzione di un nuovo terzetto difensivo d’élite quanto per presidiare alternativamente il cuore di una difesa a quattro potenzialmente sprovvista di evidenti punti deboli.

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Andrea Conti (1994) e Adam Masina (1994) potrebbero essere i terzini titolari dell’Italia che verrà

– Terzini: In un calcio mondiale che fatica a produrre terzini di livello, questa generazione di terzini tricolore potrebbe sorprendere ben oltre le aspettative. Ferme restando l’assoluta adattabilità di Alessandro Florenzi e la maturità calcistica di Matteo Darmian, oltre che la candidatura di due nati negli Anni ’90 come Leonardo Spinazzola e Davide Zappacosta, la nostra situazione appare decisamente confortante. La Nazionale potrebbe aver trovato in Adam Masina, Andrea Conti e Antonio Barreca i terzini del futuro. Masina, classe ’94 già da tre anni titolare nel Bologna FC, è attualmente uno dei nomi caldi del mercato-terzini a livello europeo ed è un laterale completo sui due lati del campo, bravo nel fluidificare la manovra offensiva combinando con i compagni ed attento in copertura. Già abbastanza presente in zona-goal, può migliorare nella lettura delle singole situazioni di cross. Il suo alter ego sulla fascia sinistra, il classe ’95 Barreca, pare già invece più freddo nelle letture offensive, oltre che molto smaliziato, ma può decisamente migliorare nella propria costanza di concentrazione nelle situazioni di non possesso. Sulla fascia destra Conti pare dare ampie certezze – alla luce di due stagioni da protagonista con l’Atalanta – dal punto di vista della concentrazione e dell’associabilità ai compagni oltre che del numero di occasioni create in aria tanto sotto il profilo di goal che sotto quello degli assist.

Nell’insieme, la proverbiale affidabilità difensiva italiana pare godere di ottime prospettive. Prospettive addolcite da un ammodernamento degli interpreti che parrebbe poter dare un nuovo taglio all’interpretazione delle due fasi da parte del reparto arretrato: una maggiore rapidità in uscita-palla, la possibilità di difendere con una linea alta privilegiando le situazioni di anticipo a quelle di contenimento degli attaccanti e una buona presenza in zona-goal parrebbero essere nelle corde della nuova retroguardia.

 

  • CENTROCAMPISTI
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Marco Verratti (1992) è il giocatore sul quale la Nazionale ripone il maggior numero di speranze

Le speranze azzurre, non solo per il futuro, sono in grossa parte riversate sulle spalle di Marco Verratti. Il talento cristallino classe ’92 del Paris Saint-Germain FC è nelle mire, neanche troppo velate, dei top club europei e questo lo ha portato in passato a rinunciare all’Italia per curare infortuni e tutelare il proprio appeal per il futuro ma a partire da Russia 2018, tutto il Bel Paese sarà ai suoi piedi. Buffo pensare che una Nazione che se l’è lasciato sfuggire presto ed ha avuto il privilegio di apprezzarlo da vicino solo nell’indimenticabile esperienza al Delfino Pescara 1936 (peraltro in Serie B) sia così dipendente dalla sua presenza nella rappresentativa azzurra. Verratti può agire da regista basso o (preferibilmente) da mezzala di possesso, vista la propria capacità nel fluidificare la manovra con il giro palla e ottimi fondamentali di dribbling che sublimano una visione di gioco e un gusto per l’ultimo passaggio d’elite mondiale. Augurandoci che il ventiquattrenne pescarese possa crescere nel carisma e ricoprire per i colleghi di reparto quel ruolo quasi sciamanico ricoperto circa dieci anni fa da Andrea Pirlo con i più giovani Daniele De Rossi e Claudio Marchisio, andiamo a scoprire chi potrebbe completare il centrocampo azzurro.

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Manuel Locatelli (1998) è uno dei profili più intriganti nel ruolo di mediano

– Mediani: Come già accennato, c’è la possibilità che Verratti venga utilizzato da regista basso, ma questo probabilmente ne svilirebbe alcune caratteristiche e imporrebbe alla Nazionale un assetto con due mezze ali di maggior contenimento. Il risultato che ne consegue è che il ruolo naturale del talento abruzzese sarà quello di mezzala di qualità, dunque nel ruolo di mediano si cercherà di plasmare un profilo à la Sergio Busquets: un centrocampista dalle spiccate doti difensive, capace di recuperare palloni e ripulirli per favorirne una più fluida fruizione da parte di Verratti, esattamente come succede da anni tra il centrocampista catalano ed Andrés Iniesta. In questo identikit non può specchiarsi, ovviamente, ancora nessun giovane italiano. Manuel Locatelli, classe ’98 e già protagonista nel Milan, può fornire però in tal senso ottime speranze di crescita: è un eccellente recupera-palloni ed è spesso estremamente pulito nel gioco corto. I dubbi che lo riguardano sono però inerenti alla sua capacità di gestione di una zona nevralgica del campo come il centro ed una scarsa sicurezza nel gioco lungo, entrambe situazioni in cui commette ancora frequentemente degli errori. I margini di miglioramento sono ampissimi e la sua intelligenza tattica, abbinata ad un tiro già molto rispettabile, ne fanno in definitiva il prospetto Nazionale più intrigante nel ruolo. In alternativa si potrebbe seguire la crescita di Danilo Cataldi, capitano designato dell’SS Lazio attualmente in prestito al Genoa FC. Questo classe ’94 ha in comune con Locatelli la potenza di tiro ed è decisamente più a suo agio nelle situazioni di gioco lungo e di gestione della zona centrale del campo ma deve limare la propria ruvidità ed il proprio carattere che spesso remano contro il suo operato. Il centrocampista probabilmente più adatto a diventare il complemento di Verratti è, però, con ogni probabilità Amadou Diawara. Il giocatore di nascita guineiana vuole giocare con la Nazionale e le pratiche per il passaporto sono pressoché terminate. L’emergente classe ‘97 del Napoli SSC è estremamente a suo agio come vertice basso di centrocampo e dispone di un mix di agonismo, cervello ed atletismo che – uniti a dei piedi tutt’altro che ruvidi – sembra fornire l’identikit perfetto per sublimare il talento di un centrocampo dinamico che vedrà in Verratti il proprio astro. Nel ruolo di regista/mezzala di possesso di riserva da non sottovalutare poi la presenza di fuori quota come Jorginho e Daniele Baselli e dell’ancor acerbo talento classe ’95 Stefano Sensi che rispondono, però, con le dovute proporzioni, alle stesse esigenze del centrocampista del PSG.

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Alto, completo, dinamico, tecnico: è Roberto Gagliardini (1994) il partner ideale di Verratti?

– Mezze ali: Chi può, dunque, far coppia con Verratti? Il complemento perfetto pare essere Roberto Gagliardini, neo-acquisto dell’Inter che si candida all’etichetta di centrocampista box-to-box all’italiana. La predisposizione ad un calcio verticale ed associativo di Gagliardini sembra poter essere la chiave di volta per dare dinamismo ad un centrocampo già discretamente tecnico e rapido tanto di piedi quanto di cervello. L’interpretazione iper-offensiva del pressing del centrocampista nerazzurro, sempre efficiente sulle seconde palle e propenso ad un’immediata riconquista del pallone, pare poi sposarsi perfettamente con la nuova identità difensiva che abbiamo ipotizzato per la Nazionale. L’ottimo repertorio di passaggi corti di cui dispone lo rende naturalmente incline alle associazioni con gli esterni che occupano la sua fascia di campo, facendo sorgere l’ipotesi di solide catene laterali (ad esempio con il duo di destra Conti-Berardi). Migliorando nel gioco lungo e negli inserimenti offensivi completerebbe una coppia di centrali d’assoluta élite mondiale. In alternativa occhi puntati sul multiforme talento di Lorenzo Pellegrini dell’US Sassuolo, estremamente fantasioso nell’interpretazione delle fasi di possesso ed inserimento ma con decisi margini di miglioramento in fase difensiva. Aggiungiamo che in questo momento l’Italia presenta un gran numero di giovani interni di centrocampo con caratteristiche diverse: tutti molto talentuosi ma vista la centralità del ruolo della mezzala nel frenetico calcio moderno tutti dovranno migliorare sotto alcuni punti di vista. I frenetici Alberto Grassi e Luca Mazzitelli saranno dunque tenuti d’occhio ma Marco Benassi appare il giocatore attualmente più pronto ad entrare stabilmente nel giro per quantità e qualità su entrambi i lati del campo, lettura delle situazioni e costanza negli inserimenti, oltre che per temperamento.

Il nuovo centrocampo italiano potrebbe, in definitiva, essere impostato su criteri come il possesso palla finalizzato alla – più o meno rapida – verticalizzazione e l’immediata attuazione di un pressing aggressivo nelle situazioni in cui la sfera venga persa, a sostegno di un atteggiamento che già ci vedrebbe schierati con una linea difensiva immediatamente alta e pronta alla lettura anticipata delle situazioni.

 

  • ATTACCANTI

Il reparto sul quale poggiano da sempre i sogni e le fantasie dei tifosi è l’attacco, un comparto che mai come nel caso di questa generazione si ritrova a non seguire gli stereotipi tracciati dalla storia azzurra, nel segno di una quasi dissacrante modernizzazione di ruoli e compiti. Dovremo scendere a patti con la scomparsa dei numeri 10 bizzosi, geniali e sregolati e dei numeri 9 strapotenti e accentratori per prepararci all’avvento di una nuova generazione di ali iper-performanti e di centravanti dall’identità meno marcata ma più propensi al lavoro e a svariare su tutto il fronte offensivo.

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Domenico Berardi (1994) e Federico Bernardeschi (1994): le ali che stuzzicano la fantasia dei tifosi italiani

– Ali: Un’ondata terrificante di talento sembra aver benedetto le fasce offensive del Bel Paese che, forte di talenti come Nicola SansoneLorenzo Insigne e Stephan El Shaarawy ancora molto giovani, può permettersi il lusso di dover scegliere tra un folto numero di elementi nati dal 1994 in poi. Sulla fascia destra agiscono quelli che appaiono i due talenti di cui questa nazionale non può proprio fare a meno: Domenico Berardi e Federico Bernardeschi, entrambi mancini, entrambi molto esperti per la propria età. Il primo, plasmato dal calcio associativo e verticale di Eusebio Di Francesco è estremamente abituato a venir dentro il campo cercando l’assist o la combinazione con gli interni o alternativamente attacca la profondità con intelligenza. Sembra fatto su misura per interagire con il centrocampo che abbiamo immaginato. La gigantesca quantità di goal realizzati da Berardi in Serie A è, poi, più che indicativa della sua freddezza in area di rigore: questo, unito agli elementi precedentemente citati, potrebbe farne il volto-copertina dell’attacco del futuro. Bernardeschi è invece più propenso all’adattamento, avendo già giocato esterno sinistro a tutta fascia nel 3-5-2 di Paulo Sousa, seconda punta, ala destra e addirittura mezzala in Nazionale. Il numero 10 dell’ACF Fiorentina presenta poi un maggior gusto per il dribbling e per le conclusioni improvvise. Entrambi possono, però, migliorare (anche se in modi diversi) dal punto di vista caratteriale. L’idea che nasce da questi identikit è quella di vedere i due titolari in attacco, con Bernardeschi maggior indiziato per ricoprire il ruolo di ala sinistra. L’alternativa sulla fascia destra si chiama Riccardo Orsolini, neo-acquisto juventino, moderno nell’interpretazione del ruolo, propenso al dribbling e dotato di buon fisico e ottimo tiro. Sulla fascia sinistra destano particolari interessi i tre talentuosi Federico: Chiesa, Di Francesco e Ricci. I tre son già titolari delle rispettive squadre di club ma la stagione disputata fin qui da Federico Chiesa, peraltro il più giovane del terzetto (classe ’97), sembrano promettere un futuro da craque. Da tenere d’occhio anche due seconde punte che in questo momento faticano a trovare spazio come i classe ’95 Cristiano Lombardi e Leonardo Morosini.

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Andrea Pinamonti (1999): che sia lui il successore di Andrea Belotti?

– Centravanti: Non è un mistero, il centro dell’attacco italiano è destinato a diventare il terreno di caccia del classe ‘93 Andrea Belotti, attaccante al momento unico nel panorama nazionale a causa del suo immenso repertorio di movimenti in contro alla palla ed in profondità, della sua propensione al lavoro e della sua impressionante completezza tecnica. Alle spalle di Belotti pare esserci il vuoto pneumatico. Fortunatamente Andrea Petagna, punta classe ’95 dell’Atalanta, ha mostrato un’interpretazione moderna del ruolo, rendendosi protagonista fin qui di un campionato di applicazione difensiva e grande attenzione ai movimenti offensivi, risultando comunque abbastanza incisivo sotto porta e ben disposto agli assist. Il solo Petagna potrebbe apparire poco, probabilmente un attaccante con le caratteristiche del genoano Giovanni Simeone si sarebbe sposato meglio con i punti forti di una squadra come quella fin qui tracciata, ma sfortunatamente il ragazzo dal doppio passaporto argentino/spagnolo non è naturalizzabile vista la sua fondamentale presenza nelle Nazionali giovanili argentine che presto porterà ad una chiamata dell’Albiceleste. Non disperate però. Andrea Pinamonti, giovanissimo centravanti dell’Inter Primavera che già ha mostrato un eccellente debutto in prima squadra, pare avere tutte le carte in regola per incastrarsi con l’ossatura della squadra fin qui delineata. Certo, attualmente ha mostrato ancora troppo poco per poter essere definito un prospetto azzurro, in tal senso sarà il campo a pronunciarsi con un minimo di pazienza da parte nostra: il 1999 potrebbe aver regalato all’Italia i futuri estremi (portiere e centravanti) della Nazionale.

L’attacco degli Azzurri sembra, visti i propri interpreti, disporre della giusta combinazione di talento e applicazione per risultare tanto imprevedibile nell’attacco della profondità sulle verticalizzazioni dei centrocampisti quanto dotato di qualità sufficiente ad arrivare in porta attraverso le combinazioni tra reparti.

Che identità avrà, in definitiva, una Nazionale che possa contare sugli uomini da noi citati? Se le premesse dovessero essere mantenute saremmo in presenza di un’Italia propositiva e verticale, moderna nel proprio modo di stare in campo ed interpretare le due fasi, liberamente adattabile tanto al 4-3-3 quanto ai moduli che propongano una difesa a tre. Ad un ritratto simile della nostra Nazionale non siamo assolutamente abituati. Le caratteristiche dei singoli lasciano ben sperare. Tutti ci auguriamo di assistere ad un nuovo ingresso in pianta stabile dell’Italia nel novero delle superpotenze mondiali del football. Enormemente difficile è dire se questa prospettiva possa realmente avverarsi, essendo vincolata ad un enorme numero di variabili, spesso non dipendenti nemmeno dal controllo diretto dei calciatori coinvolti.

In attesa dei riscontri del campo, possiamo però lanciarci in due affermazioni: di rado nel corso della storia abbiamo avuto la così chiara percezione del talento di una generazione calcistica nostrana e ancor più raramente è apparso tanto evidente che una generazione potesse cambiare il modo italiano di interpretare il gioco del calcio.

 

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About Jacopo Gramegna

REDATTORE | Classe 1996, ex cestista ed ex Parlamentare Regionale dei Giovani in Puglia, diplomato al Liceo Classico. Attualmente è studente di Giurisprudenza d'Impresa presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Divoratore instancabile di film e studioso di tattica sportiva, nutre una passione viscerale per i racconti che gravitano attorno ai campi da gioco. Si diletta in uno storytelling che possa far convergere le sue numerose anime. Primo Pianista per "NbaReligion.com".

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