Waterhouse_decameron

La furbizia nel “Decameron” boccaccesco

Pubblicato il Pubblicato in Letteratura e Cultura, Recenti, Zibaldone

«Comincia il libro chiamato “Decameron”,

cognominato prencipe Galeotto,

nel quale si contengono cento novelle,

 in diece dì dette da sette donne e da tre giovani uomini».

 

Giovanni Boccaccio nacque dalla relazione illegittima fra una donna della quale non conosciamo l’identità e Boccaccino di Chellino, che lo legittimò poco dopo. La sua formazione si divise principalmente fra Firenze e Napoli, dove alternava gli studi di diritto, quelli bancari e umanistici. Fra le numerose produzioni letterarie, il Decameron è sicuramente quella più celebre. Composto tra il 1349 e il 1353, comprende cento novelle raccontate in dieci giornate da altrettanti narratori, precisamente sette ragazze e tre ragazzi. Lo sfondo su cui questi racconti si svolgono è quello fiorentino, minato e bersagliato dalla peste che colpì la città nel 1348.

 

Giovanni Boccaccio (1313-1375) è stato uno scrittore e poeta italiano. Conosciuto anche per antonomasia come il Certaldese, fu una delle figure più importanti nel panorama letterario europeo del XIV secolo
Giovanni Boccaccio (1313-1375) è stato uno scrittore e poeta italiano. Conosciuto anche per antonomasia come il Certaldese, fu una delle figure più importanti nel panorama letterario europeo del XIV secolo

 

Il desiderio di evasione dei giovani viene concretizzato dalla decisione di abbandonare il centro abitato e il conseguente rifugio tra le colline per evitare il contagio ma soprattutto la vista della desolazione e del lutto causati dalla malattia. Il tempo può così passare più velocemente, accompagnato dai racconti di ognuno di loro.

Le novelle seguono una schema narrativo e strutturale ben definito, attraverso l’esposizione e la condanna dei vizi morali, passando per la celebrazione delle virtù per giungere infine all’esaltazione dell’abilità degli uomini. La natura del libro è strettamente didattico-amorosa ed è dedicato ad un pubblico ben preciso e definito, le donne innamorate. Ho scelto una novella molto conosciuta e che ritengo particolarmente divertente, ovvero la quarta della sesta giornata, nella quale si narra, in chiave comica, una vicenda che ha come scopo il raggiro altrui. Boccaccio, attraverso lo stratagemma della narrazione breve in novelle abbraccia anche un intento morale, attraverso la condanna e la critica velata di numerosi atteggiamenti e ideologie.

Ma addentriamoci nell’analisi di questo racconto. Currado Gianfigliazzi, appartenente a una ricca famiglia di banchieri fiorentini, dopo aver catturato e ucciso una gru, ordina al suo cuoco Chichibio di cucinarla per la cena. Quest’ultimo viene descritto come un giovane sciocco, tanto che lo stesso autore non esita infatti a sottolineare questa sua caratteristica con le seguenti parole: «il quale come nuovo bergolo era così pareva». A questo punto accade un fatto inaspettato, che costituisce il fulcro della vicenda. Brunetta – la ragazza di cui Chichibio era innamorato – attirata dal profumo dell’arrosto proveniente dalla cucina si avvicina, desiderosa di poter ottenere almeno la coscia della gru che il giovane era intento a cucinare. In seguito ad un breve scambio di battute, il cuoco decide di accontentare l’amata, pur conoscendo bene il rischio che questa sua azione poteva comportare. E infatti le conseguenze non si fecero attendere; durante la cena Currado, accortosi immediatamente della mancanza di una coscia, chiede spiegazioni al cuoco, che con agilità costruisce ed espone la sua difesa: le gru hanno una sola coscia e un solo piede. Currado va su tutte le furie ma Chichibio non si fa prendere dal panico, mostrandosi tranquillo nel confermare le proprie affermazioni. L’indomani, presso un fiume videro dodici gru che stavano tutte su un piede solo e Currado, per dimostrare che quegli animali ne avevano due, iniziò ad urlare e queste, spaventate, fuggirono mostrando così la loro reale fisionomia. Prontamente Chichibio però fa notare che la sera prima egli non aveva urlato in quel modo ed è per questo motivo che la gru presentava una coscia sola.

Ho scelto questa novella perché, a mio avviso, dietro l’evidente derisione e comicità della vicenda e dei protagonisti, mostra come basti un minimo di astuzia – che si può possedere indipendentemente dai beni materiali di cui uno può disporre – per ribaltare una battaglia apparentemente persa. Così anche il più sfortunato, povero o colui che può essere considerato – come in questo caso – sciocco, può avere la meglio e mostrarsi ancora più furbo dell’uomo più ricco o potente che ci sia.

Non sono gli oggetti materiali a dare ad un individuo intelligenza e autorità, ma è la forza della mente che attraverso i suoi meccanismi imprevedibili e stupefacenti e la genialità che genera, può ribaltare anche le situazioni più impensabili.

 

 

Chichibio1

 

 


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About Marina Muggianu

COLLABORATRICE | Nata in Sardegna nel 1992, diciannove anni più tardi prende il mare e approda in Toscana. Da quel momento vive a Pisa, dove attualmente approfondisce la sua passione per la letteratura italiana. Adora le escursioni, i libri e la cancelleria.

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