olycom - matteo renzi - IL SINDACO DI FIRENZE MATTEO RENZI A ROMA CON IL SUO CAMPER ITINERANTE IN OCCASIONE DELLA SUA CAMPAGNA ELETTORALE IN VISTA DELLE PRIMARIE DEL PD - IL SUO SLOGAN E' "ADESSO!"

La crisi politica ed introspettiva di Matteo Renzi: le fragilità di un semidio

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Il 22 Febbraio 2014 comincia ufficialmente il Governo Renzi, il 63esimo Governo nella storia della Repubblica Italiana

Non si vedeva un Renzi così umano da molto tempo. Già, ci eravamo abituati a scrutarlo circondato da quell’area di beatitudine a cui soltanto gli onnipotenti possono ambire. Matteo rottama tutti, Matteo delle Primarie e della staffetta, Matteo del Patto del Nazareno, Matteo che sfida i sindacati ed elimina l’Articolo 18, Matteo che elegge da solo il nuovo Presidente della Repubblica, Matteo che prova a modificare il Titolo V della Costituzione, Matteo che comunica in 140 caratteri su Twitter, Matteo che sfodera #labuonascuola.

Il nuovo format del Partito Democratico in versione renziana – e divenuto, de facto, il Partito della Nazione – sembrava riuscire ad incamerare la maggioranza delle forze politiche presenti in Parlamento. Si era aperto un nuovo ciclo e il Sindaco di Firenze era riuscito nella sua personale scalata al potere, al pari di un Frank Underwood italiano. L’erede naturale di Silvio Berlusconi, non compreso (ma tacitamente accettato) da buona parte della destra, odiato e riverito da una minoranza di sinistra ormai flebile e sguarnita. Il PD del 40,8% all’Elezioni Europee 2014, in grado di soppiantare il MoVimento 5 Stelle, sfruttando la logica dell’espulsioni a proprio vantaggio (sotto il profilo numerico e mediatico). Il PD che tiene Angelino Alfano, il suo Nuovo Centrodestra e svariate aree centriste al guinzaglio, che può permettersi il lusso di sonnecchiare di fronte all’ascesa di Matteo Salvini. Il PD oligarchico che non accetta il dialogo, trascura i pareri dei professoroni e vede gufi in qualsiasi ora del giorno e della notte. <<Lasciateci lavorare, noi siamo quelli del fare: chi non è con noi, è contro di noi>>. E l’elettorato – seppur non chiamato in causa, visto che non si è passati dalle urne – aveva concesso larga fiducia al nuovo e fresco Governo.

Da quel 22 Febbraio 2014, il quadro è mutato considerevolmente. O meglio, è cambiato il vento e quelle fragili intese bicamerali rischiano di crollare con un tonfo profondo ed assordante. Quel Partito capace di parlare a tutti è diventato un piglia tutti. La stragran parte delle promesse, che avrebbero dovuto imperniare (e dimostrare) l’operato di Renzi, non hanno mai visto la luce. Il prestigio internazionale del Segretario del PD si è dissolto con un semestre europeo gestito in maniera pressoché insoddisfacente, che ha portato dei risultati magri e scarni al nostro Paese ed a tutti gli Stati Membri (in particolar modo, a quelle Nazioni di un’Europa Meridionale che necessitano disperatamente di cooperazione e di scelte comunitarie, con l’intento di riuscire a fronteggiare la crisi economica, la delicata questione dell’immigrazione e, dunque, della gestione “univoca” delle frontiere). Renzi ha accettato la nomina di Jean-Claude Juncker (che ha molto poco di innovativo, in barba al #cambiaverso) al vertice della Commissione Europea, si è asservito al volere di Barack Obama, non è riuscito a fronteggiare la Germania di Angela Merkel. La nomina mal riuscita di Federica Mogherini nel ruolo di Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza – con buona colpa del Party of European Socialists (PES) – nonché l’incapacità del Governo italiano di farsi valere nei palazzi di Bruxelles ed ancora l’incosciente rinvio della discussione concernente le suddivisioni dei migranti tra Stati Membri (al termine del periodo estivo) pesano come macigni sul risultato complessivo di una politica estera fiacca e sprecona. Degna dell’Azzurro di Adriano Celentano con cui il G7 (per via dell’estromissione momentanea della Russia), organizzato in Germania, ha accolto il nostro Presidente del Consiglio dei Ministri.

“Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II”, meglio conosciuto con il nome di “Vittoriano” o “Altare della Patria” – Roma

Dal punto di vista nazionale, Renzi sta pagando (paradossalmente) la tattica della staffetta e, quindi, l’assenza di quella legittimazione elettorale che gli avrebbe consegnato un Parlamento più stabile, garantendo più forza al suo establishment. L’idea del Partito della Nazione – in un PD multiforme, dalle identità contrapposte – non è più in grado di reggersi nelle coalizioni, provocando un inesorabile svilimento dell’immagine del Premier agli occhi degli italiani. E sebbene le Elezioni Regionali 2015 abbiano decretato un complessivo 5-2 a favore del PD (anche se, ricordiamo bene, il vero vincitore è stato l’astensionismo), la brusca frenata è chiaramente percepibile.

Troppe incongruenze politiche, morali e strutturali: dallo scandalo Primarie in Liguria agli impresentabili (in cui spicca, ovviamente, l’ex Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca), dallo scollamento con la società civile alle cene private con Salvatore Buzzi & company, dalle proteste degli insegnanti ad un Jobs Act che non è in grado di ridurre la disoccupazione nel nostro Paese (specie quella giovanile), dallo scoppio di Mafia Capitale (in cui è coinvolta l’intera classe politica, con un balbettante PD che non riesce / non vuole resettare i propri esponenti in loco) al taglio dei fondi destinati ai malati di SLA, dalla (rinviata) nascita del preside sceriffo al blocco delle assunzioni per 100 mila precari ed alla mancata messa in sicurezza delle scuole pubbliche. Sempre più deteriorate, sempre più rischiose, sempre più povere.

Tutto questo, prima o poi, sgualcisce persino le vesti di una divinità. E i disturbi della doppia personalità (Renzi 1, Renzi 2… Renzi ), il presunto accantonamento delle Primarie (unico, forse, vero vanto del PD nel panorama nostrano; è chiaro a tutti, poi, che senza tale strumento il nostro Matteo sarebbe ancora un ex Presidente di Provincia), i momenti d’Amarcord e la rivalsa di conquista del PD (ma ai vertici non sono già tutti renziani?) denotano un Renzi che sì, possiamo dirlo, oggi è in difficoltà. Ingabbiato dalle sue promesse, dalla sua avidità di potere, dal suo Italicum (che può trasformarsi in un terno al lotto quando nessuna forza politica sembra prevalere chiaramente sulle contendenti), dalle incomprensioni con la magistratura, dalla lotta simulata contro la corruzione, dagli scandali EXPO mal gestiti, dalla riforme inceppate, dalla sconfinata miriade di figure (di ogni colore) salite sul carro dei vincitori, dalla rescissione del contratto con Berlusconi, dalla mancanza di certezze per provare a spuntarla col voto anticipato nel 2016. Il più grande punto di forza di Renzi (nuovamente, per paradosso) è proprio quell’opposizione di gufi che tanto lo detestano. Per molti aspetti anche giustamente, ma l’enorme concentrato d’ipocrisia e l’evidente dipendenza elettorale non vanno tralasciati.

Come quando uno sconfortato ed imbronciato Enrico Letta fu costretto a vedere il suo tramonto al passaggio della campana, così Matteo Renzi teme che un giorno – non molto lontano – la sua rincorsa politica possa arrestarsi prima del tempo. Proprio al rintocco di quella campana che esordì la sua ascesa al cielo.

Un semidio che oggi, più che mai, ci svela annaspante il suo aspetto più fragile ed umano.

 

 

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About Emanuele Grillo

DIRETTORE RESPONSABILE | Classe 1991, siciliano fino al midollo. Studente di Giurisprudenza, ha frequentato il Liceo Classico della sua città. Appassionato di scrittura, ha vinto numerosi premi. Immerso nella musica sin da piccolo, suona il pianoforte e ha maturato una certa esperienza in ambito corale-polifonico. Idealista, sognatore e pragmatico all'occorrenza, aspira a cambiare il mondo e a tirar fuori il meglio dalle persone; nel tempo libero, comunque, ritorna coi piedi per terra. Europeista ed antifascista convinto, progressista, crede nella giustizia sociale e nel rispetto degli ultimi. Ritiene che la legalità non sia mai un optional. Ama i viaggi, la lettura, la sua terra, il mare e i boschi. Di fede juventina da quando ha memoria, fotografo a fasi alterne, nutre un amore nascosto per l'Oriente.

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