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La Cina in Siberia: la cooperazione che non ti aspetti

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Studenti della Facoltà di Studi Orientali di Novosibirsk - Russia
Studenti della Facoltà di Studi Orientali dell’Università Statale di Novosibirsk – Russia

Al nome di Kafedra Vosovedenje, traducibile in Facoltà di Studi Orientali, corrisponde uno degli insegnamenti più gettonati dell’Università Statale di Novosibirsk, uno dei centri accademici più noti della Siberia meridionale. Infatti, i numerosissimi studenti che ogni anno affollano i banchi dell’Istituto di Filologia con la speranza di diventare traduttori e specialisti in culture dell’Oriente godono di un’ampia offerta che prevede lo studio del cinese, del giapponese e del coreano. Tuttavia, credere che gli studenti di Novosibirsk si distribuiscano equamente tra i corsi offerti sarebbe un errore d’ingenuità imperdonabile perché qui, a “pochi” chilometri dal confine cinese, il Paese della dinastia Qing e dei ravioli al vapore esercita una supremazia culturale difficilmente seconda a quella americana.

Molteplici sono gli indizi di una massiccia presenza cinese nel territorio siberiano: tanto per iniziare, non è affatto raro che genitori previdenti mandino i loro figli ad apprenderne la lingua sin da giovanissimi in una delle numerose scuole private prosperate negli anni della perestrojka in risposta all’inefficienza statale. Questo perché la speranza di poter trovare lavoro a Pechino, Shangai o in una delle altre megalopoli cinesi dall’economia in pieno boom proietta un fascino del tutto comprensibile su una generazione di giovani russi consapevole della difficoltà di trovare un lavoro ben retribuito nella Regione di provenienza.

Infatti, come mi spiega Olga – Direttrice di una fortunata scuola di lingue a Berdsk, una città di medie dimensioni nell’Oblast’ di Novosibirsk – il salario medio di un qualsiasi lavoro statale si aggira attorno ai 20.000 rubli al mese (300 € secondo il cambio attuale), una cifra ridicola anche per chi vive in una città di Provincia nella Siberia meridionale, e che induce quindi molti a cercare un secondo, se non persino un terzo lavoro. Tanti, specialmente i giovani, cercano di sfondare nel settore privato e nelle multinazionali, le sole a potersi permettere di pagare cifre appetibili ai propri dipendenti. Infatti, moltissime sono le joint venture sino-russe ed è proprio per queste (insieme con le grandi compagnie statunitensi) che è più conveniente lavorare, assicura Olga.

monkeyshrine_route-map600x450Tuttavia, il trait d’union tra le due Regioni non è soltanto di carattere economico, ma anche socio-demografico, e infatti la massiccia migrazione cinese nell’Estremo Oriente russo forma un fenomeno tuttora in ascesa. Stando alle dichiarazioni rilasciate da Alexander Shaikin, incaricato di monitorare i movimenti del confine russo-cinese, nel 2000 erano già un milione e mezzo i cittadini cinesi ad aver varcato illegalmente la frontiera nei diciott’anni precedenti. Lo stesso anno, un preoccupato Ministero degli Interni russo avvertiva che se la tendenza fosse rimasta inalterata la popolazione cinese sarebbe diventata il gruppo etnico dominante nei trent’anni a venire. Questo, ad oggi, non è ancora avvenuto, ma alcune voci circolano in merito alla diaspora cinese, suggerendo che una migrazione illegale di questa portata non sarebbe stata possibile senza l’assenso informale da parte di Pechino, per cui la conquista di territorio e risorse naturali è ormai una questione di importanza strategica.

In passato, il caso sino-siberiano ricordava a tratti quello analogo del confine statunitense percorso dai lavoratori messicani in cerca di migliori condizioni di vita nel più ricco vicino. Tuttavia, complice lo sviluppo a marce forzate dellImpero Celeste, non solo il paragone sembra aver perduto la sua validità, ma la situazione tra le due potenze si è addirittura rovesciatafacendo della Cina stessa la meta migratoria privilegiata per milioni di siberiani.

Negli ultimi anni, la presenza cinese in quelle che un tempo venivano considerate steppe remote in capo al Cremlino ha continuato a sollevare scetticismo da parte della comunità internazionale, che metteva in guardia da una vera e propria colonizzazione messa in atto da Pechino. Timore, questo, a ben vedere non del tutto infondato, se si tiene conto della forbice demografica tra una Siberia sterminata con solo trentotto milioni di abitanti e una Cina dal territorio ben più ridotto, ma che conta novanta milioni di abitanti. Inoltre, l’alto numero delle transazioni commerciali e dei finanziamenti cinesi in Siberia di cui si è già discusso hanno ulteriormente rafforzato l’impressione che Pechino sia più vicina di Mosca.

Oggi, a dispetto dello scetticismo iniziale dimostrato dal Governo russo, la cooperazione tra Cina e Siberia sembra aver assicurato benefici reciproci alle due regioni, concretizzandosi nell’accordo risalente allo scorso anno relativo alla costruzione di una linea ferroviaria che collegherà la Siberia orientale con la Provincia cinese di Jilin nel Nord-Est del Paese. Tra i maggiori finanziatori del progetto compare naturalmente anche la Banca Asiatica d’Investimento per le infrastrutture, meglio nota sotto il suo acronimo di AIIB e considerata il cavallo di Troia cinese per penetrare i nuovi mercati.

La partita che si gioca attualmente in Siberia, dunque, può essere vista giustamente come il banco di prova della cooperazione sino-russa. Particolarmente interessante, lo è anche perché offre la possibilità di osservare le reazioni di Mosca quando ad essere oggetto di contesa con la Cina non sono solo Paesi dello spazio post-sovietico – come nel caso dell’Asia Centrale – ma parti della Russia stessa, nonché di cruciale interesse come la Siberia. Staremo a vedere quel che accadrà nei prossimi anni e se mai Pechino assumerà il timone in questioni sempre più rilevanti per il Far East russo.

Nel frattempo, gli studenti di Olga non si lasciano distrarre da simili domande: preferiscono tentare di ricordare l’ennesimo carattere, fantasticando del loro primo viaggio in Cina.

 

 


 

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About Federica Di Sario

REDATTRICE | Classe 1993, è iscritta alla magistrale in Relazioni Internazionali presso l’Università degli Studi di Macerata. Da sempre interessata al mondo della narrazione, si è da poco accorta di nutrire una passione feroce per la politica internazionale ed è qui, su “La Voce del Gattopardo”, che prova a fonderle insieme. Risiede attualmente a Mosca, dov'è quotidianamente impegnata nel capire "come diavolo la pensano i russi".

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