NEW YORK, NY - APRIL 21:  Actor Kevin Spacey speaks onstage during Tribeca Talks: After The Movie: "NOW: In the Wings On A World Stage" during the 2014 Tribeca Film Festival at BMCC Tribeca PAC on April 21, 2014 in New York City.  (Photo by Michael Loccisano/Getty Images for the 2014 Tribeca Film Festival)

Kevin Spacey non ha perso il suo talento

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Kevin Spacey non ha perso il proprio talento. L’affermazione sembrerà strana, in un periodo che ha visto la carriera dell’attore di South Orange prendere una netta svolta. Eppure…

Sono due i premi Oscar conquistati in carriera da Kevin Spacey Fowler, come miglior attore non protagonista nel 1996 per "I Soliti Sospetti" e come miglior attore protagonista nel 2000 per "American Beauty"
Sono due i Premi Oscar conquistati in carriera dall’attore, produttore cinematografico, regista e sceneggiatore statunitense con cittadinanza britannica Kevin Spacey Fowler (1959): come Miglior Attore Non Protagonista nel 1996 per I Soliti Sospetti e come Miglior Attore Protagonista nel 2000 per American Beauty

Tutto comincia lo scorso 30 Ottobre. Nella notte italiana, BuzzFeed pubblica un’intervista ad Anthony Rapp, attore quarantaseienne, il quale svela un episodio avvenuto nel 1986. Spacey (ventisei anni all’epoca) avrebbe mosso delle avance sessuali al quattordicenne Rapp, con cui condivideva in quel periodo i palchi di Broadway. La casa vuota dopo un party, un letto come teatro della molestia. La miccia è accesa e si dirige a gran velocità verso l’ordigno. Ad alimentare il fuoco, arriva poche ore dopo il post dello stesso Spacey su Twitter: «Non ricordo onestamente quell’incontro, che sarebbe avvenuto oltre trent’anni fa. Ma se mi fossi comportato nel modo che lui ha descritto, dovrei fargli le mie più sincere scuse per quello che sarebbe stato un atteggiamento profondamente inappropriato e derivante da ubriachezza […]. Questa storia mi ha spinto ad affrontare altri aspetti della mia vita. So che ci sono parecchie storie che girano, su di me […]. Come coloro che mi sono più vicini già sanno, nella mia vita ho avuto relazioni sia con uomini, sia con donne. Ho amato e avuto rapporti amorosi con uomini in tutta la mia vita. E ho scelto, ora, di vivere la mia natura di omosessuale».

Ora, tralasciando per un attimo la clamorosa tempestività del coming out di Spacey (qualcuno lo definirebbe forse «parac**o»), è evidente come la precisazione social non abbia neanche per un secondo confermato l’accaduto. Che lo abbia fatto in modo implicito, ad un livello meramente mentale – relativo cioè al senso di colpa dell’attore Premio Oscar verso le presunte molestie – non cambia la natura del problema. Perché nessun giudice ha dichiarato colpevole Spacey. Dunque, secondo un minuscolo principio di fondamentale importanza negli ordinamenti occidentaliei incumbit probatio qui dicit, non qui negat – Kevin Spacey è innocente.

Pochi giorni dopo, nuove accuse sono giunte all’indirizzo di Spacey: stavolta le voci sono quelle di venti membri dello staff dell’Old Vic Theatre di Londra, di cui l’attore è stato Direttore Artistico per undici anni. Lo scenario dipinto qui è ancora più inquietante. «L’Old Vic si trovava nella posizione unica di avere una star di Hollywood alla guida, intorno alla quale si era creato un vero e proprio culto della personalità», spiega l’avvocato Lewis Silkin: «L’indagine ha evidenziato che il suo potere e la sua fama avrebbero impedito alle persone, in particolare allo staff più giovane o agli attori emergenti, di sentirsi liberi di denunciare o aiutare le vittime di molestie». Di sentenze definitive, ovviamente, neanche l’ombra: ma la grande macchina dello scandalo sessuale si è già attivata, producendo talvolta risultati distorti. Si pensi alla testimonianza del tutto anonima di un artista che ha rivelato di aver intrattenuto, quando aveva appena quattordici anni, una relazione di natura sessuale con Spacey, suo insegnante di recitazione alla Saint Thomas’s Church di Mamaroneck, NY. «È un pedofilo», ha rivelato l’accusatore a Vulture, raccontando di un tentato stupro da parte di Kevin. Poi è stato il turno di otto membri dello staff della premiata serie TV Netflix House Of Cards, che hanno accusato Spacey – ai microfoni della CNN – di averli toccati in modo inappropriato durante le riprese.

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House of Cards, arrivata alla sua quinta stagione nel 2017, vede Spacey nel ruolo del politico statunitense Francis J. Underwood. La serie TV ha ricevuto trentatré nominations ai Primetime Emmy Award

Ok, ma in tutto questo cosa diavolo c’entra il talento, chiederete voi? Molto, a quanto pare, se Ridley Scott ha deciso di eliminare – o meglio, sostituire – Spacey in Tutti i soldi del mondo, a riprese già terminate e a un mese dall’uscita ufficiale nelle sale statunitensi. Ad interpretare in extremis Jean Paul Getty nell’ultimo lungometraggio del cineasta inglese sarà Christopher Plummer: un cambio in corsa che è costato alla TriStar, letteralmente, «tutti i soldi del mondo» (dieci milioni di dollari aggiuntivi, circa 1/4 del budget fissato). Potere della grande macchina di cui sopra, amplificata da quella colossale cassa di risonanza che sono i social media. Gli stessi che negli ultimi giorni si sono popolati di novelli «boicottatori» dei film di Spacey, perché «io, a dare i miei soldi ad un pedofilo, proprio non ci sto». Alla faccia di quel minuscolo principio chiamato presunzione di innocenza. Ma andiamo avanti.

L’ostracismo a cui è stato sottoposto Spacey – Netflix ha annunciato di aver interrotto ogni rapporto con l’attore, che non dovrebbe comparire nella prossima stagione di House of Cards (ma la mancanza di una morality clause nel suo contratto dovrebbe rendere arduo il licenziamento) – diventa a dir poco assurdo guardando ai precedenti. Il più clamoroso è quello riguardante Roman Polański, dichiaratosi colpevole di «rapporto sessuale extramatrimoniale con persona minorenne»: un regolare processo che si concluse con una condanna a novanta giorni di carcere per il regista di origini polacche. Qualcosa di nettamente diverso da una mera accusa a mezzo stampa. A ben vedere però, nessuno rinuncerebbe al rewatch de Il Pianista o di Rosemary’s Baby, e gli applausi in sala per l’ultima opera di Polański Based on a True Story si sprecheranno. Ma gli esempi potrebbero andare avanti. Si prenda John Landis, il quale con pochi scrupoli pretese che l’elicottero di scena – durante le riprese del suo episodio di Ai Confini della Realtà – volasse davvero basso. Così basso che i piloti persero il controllo, andando a schiantarsi contro l’attore Vic Morrow e due bambini vietnamiti, uccidendoli. Il regista fu assolto dopo un lungo processo, nonostante le prove contro di lui fossero a dir poco schiaccianti: in ogni caso, a Natale, saremo tutti a gustarci per l’ennesima volta Una Poltrona per Due.

Sia chiaro: chi scrive non ha alcuna intenzione di difendere Kevin Spacey (di quello si occuperanno i suoi ottimi legali). Anzi, la stessa decisione da parte dell’attore di affidarsi alla clinica Meadows in Arizona per curare la propria dipendenza da sesso, dimostra da sola la presenza di un problema comportamentale. Da qui a bollare un individuo – sia pure disprezzabile – come stupratore, ce ne corre. Se le accuse fossero confermate in futuro, sarebbe giusto vedere Spacey quanto più lontano possibile dalle luci della ribalta, possibilmente all’interno di una prigione di Stato. Fino ad allora, negare le capacità di chi rimane uno dei migliori interpreti della sua epoca, arrivando ad escluderlo e a revocargli premi e riconoscimenti (da ultimo, l’Emmy Award), è niente più che un paradosso.

Spacey peggio di Keyser Söze e John Doe: ma quella era fantasia…

 

Ecco Spacey in "Tutti i Soldi del Mondo" di Ridley Scott, nel ruolo di Jean Paul Getty: l'attore è stato sostituito a riprese terminate da Christopher Plummer
Ecco Spacey in Tutti i Soldi del Mondo (2017) del regista e produttore cinematografico britannico Ridley Scott (1937), nel ruolo di Jean Paul Getty: l’attore è stato sostituito a riprese terminate dall’attore canadese Christopher Plummer (1929)

 


 

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About Mattia Carapelli

REDATTORE | Classe 1991, toscano. Si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Siena. Lettore onnivoro e cinefilo convinto, nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Ironica", con la casa editrice Montedit.

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