Author Kazuo Ishiguro poses for the media outside his home, following the announcement that he has won the Nobel Prize for Literature, in London, Britain October 5, 2017. REUTERS/Toby Melville     TPX IMAGES OF THE DAY

Kazuo Ishiguro: le infinite sorprese del Premio Nobel

Pubblicato il Pubblicato in Il consiglio del Libraio, Letteratura e Cultura, Recenti

Lo scorso 5 Ottobre, alle tredici in punto, la delegata della Svenska Akademien – davanti a una nutrita folla di giornalisti in attesa – ha annunciato il nome del vincitore del Nobel per la Letteratura. Ad aggiudicarsi il prestigioso premio intitolato ad Alfred Nobel (l’inventore della dinamite, che col suo lascito ha finanziato la Fondazione omonima che gestisce l’onorificenza) è stato il romanziere giapponese naturalizzato britannico Kazuo Ishiguro.

 

 

In pochi si aspettavano che fosse proprio l’autore di Quel che resta del giorno e di Non lasciarmi a spuntarla. Nei giorni e nelle ore che hanno preceduto l’annuncio del 110° vincitore del Nobel per la Letteratura, come avviene spesso a ogni vigilia dell’assegnazione, si erano rincorsi, all’interno delle pagine dei giornali e tra le righe degli stati pubblicati dai soliti beninformati utenti dei social network, i nomi di altri scrittori e di altre scrittrici, a cominciare dal favorito dell’anno scorso, almeno secondo i bookmakers inglesi, il romanziere keniota Ngugi Wa Thiong’o (autore di Un chicco di grano), passando per la canadese Margaret Atwood (Il racconto dell’ancella e L’ultimo degli uomini), il giapponese Haruki Murakami (Norwegian wood, Tokyo blues e 1Q84), l’italiano Claudio Magris (Danubio), lo spagnolo Javier Marias (Domani nella battaglia pensa a me), l’isrealiano Amos Oz (Giuda), fino ad arrivare all’eterno sconfitto, il grande romanziere americano Philip Roth (autore di Pastorale americana, Il lamento di Portnoy, La macchia umana, La controvita, Il Teatro di Sabbath e molti, molti altri).

In mattinata, poche ore prima del discorso della delegata, l’account ufficiale del Premio Nobel su Twitter – in quello che adesso, col senno di poi, sembra essere un vero e proprio depistaggio – aveva pubblicato un tweet sibillino che ricordava i volti e i nomi delle scrittrici vincitrici dell’onorificenza, facendo intendere ai più, bookmakers ed esperti in testa, che per la legge dell’alternanza, dopo la discussa vittoria del cantastorie Bob Dylan nel 2016, fosse arrivato il momento di assegnare il premio a una scrittrice o a una poetessa. E invece anche stavolta i delegati della Fondazione Nobel ci hanno sorpreso, consegnando il successo a uno scrittore che nessuno, stando a quanto si era letto e sentito nei giorni e nelle ore precedenti l’annuncio ufficiale, avrebbe messo nemmeno nell’ampia rosa dei papabili vincitori.

Kazuo Ishiguro, al pari di scrittori come Salman Rushdie (autore de I figli della mezzanotte e di I versi satanici), Hanif Kureishi (Il Buddha delle periferie) e Vidiadhar Surajprasad Naipaul (già Nobel per la Letteratura nel 2001), fa parte di quell’ampia schiera di scrittori britannici che non sono nati in Gran Bretagna ma che hanno contribuito in maniera significativa allo sviluppo qualitativo della narrativa e della saggistica inglese contemporaneaQuel che resta del giorno, in particolare, ha messo in luce il talento dello scrittore. Da questo – che si può tranquillamente considerare il suo romanzo migliore, nonché il più conosciuto dal pubblico – James Ivory trasse, nel 1993, un film di grande successo, interpretato da uno splendido Anthony Hopkins, forse in una delle sue prove più convincenti, e da una meravigliosa Emma Thompson.

Pubblicato nel 1989 e vincitore del Man Booker Prize of Fiction nello stesso anno, il terzo romanzo di Kazuo Ishiguro racconta, con un ampio uso dell’artificio narrativo del flashback, la storia del maggiordomo inglese al servizio di Lord Darlington, politico britannico accusato di essere in stretti rapporti con le gerarchie nazionalsocialiste tedesche alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale (probabilmente ispirato alla figura del Re Edoardo VIII, fratello di Re Giorgio VI, celebre per la sua abdicazione e per le simpatie naziste che costrinsero il fratello ad affidargli l’incarico di Governatore delle Bahamas per evitare l’indignazione dell’opinione pubblica e il successivo scandalo). Lavoro a dir poco eccellente, Quel che resta del giorno rimane una pietra miliare nella striminzita ma comunque importante produzione di Kazuo Ishiguro, e rappresenta un unicum che non ha paragoni stando alle prove narrative che l’hanno preceduto e che l’hanno seguito. Kazuo Ishiguro, infatti, non raggiungerà lo stesso livello qualitativo neanche con Non lasciarmi, romanzo pubblicato sedici anni dopo, nel 2005, e molto noto al grande pubblico.

Alla luce di questo, probabilmente l’assegnazione del Nobel per la Letteratura allo scrittore britannico (29° autore di lingua inglese, 11° britannico) ci appare decisamente generosa, a maggior ragione se si considerano gli intellettuali (poeti, romanzieri, saggisti) che da anni meriterebbero di essere insigniti del premio e che si vedono annualmente scavalcare da scrittori decisamente meno quotati. È il caso del già citato Roth, ma anche di altri grandi romanzieri come il misterioso ed eccezionale Thomas Pynchon (L’arcobaleno delle gravità, V. e L’incanto del lotto 49), come Marilynne Robinson (autrice di Gilead, per questo amata dall’ex Presidente degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, e dallo scrittore e intellettuale italiano Nicola Lagioia), poeti come il sudcoreano Ko Un, saggisti sui generis come il nostro Magris.

Ma l’Accademia Svedese ci ha ormai abituati alle sorprese, in un senso o nell’altro.

 

premio-copertina

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

About Paolo Caponetto

COLLABORATORE | Classe 1985, siciliano. Laureato in Filologia Moderna, frequenta il dottorato di ricerca in Studi sul Patrimonio Culturale presso l'Università degli Studi di Catania. È visiting Ph.D. student all'Università di Vienna e si occupa prevalentemente di digital humanities. In passato ha collaborato con la redazione siracusana de "Il Giornale di Sicilia". Autore del romanzo "Scambio d'estremi", edito da Prospero editore, e di racconti pubblicati in diverse raccolte, è un appassionato di letteratura e di politica. Risiede attualmente a Vienna.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *