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Justin Trudeau: le scelte difficili del Premier liberal

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Il Primo Ministro Justin Pierre Trudeau (1971) partecipa ad una manifestazione per i diritti della comunità LGBT
Il politico e Primo Ministro canadese Justin Pierre James Trudeau (1971) durante una manifestazione per i diritti della comunità LGBT

Celebre in tutto l’Occidente, Justin Pierre James TrudeauPrimo Ministro del Canadaè il personaggio politico del momento. Stimato dai leader dei più importanti Paesi dell’Unione Europea, ha doti diplomatiche fuori discussione. Dall’elezione di Donald J. Trump a Presidente degli Stati Uniti d’America, Trudeau è diventato il riferimento di Angela Merkel, seguito da Emmanuel Macron, acclamato Presidente della Repubblica Francese nel Maggio scorso.

Capace di ispirare i più giovani e interessarli alla vita politica, il Segretario del Liberal Party of Canada si è presto dimostrato un abile oratore. Tra i suoi discorsi spicca infatti quello tenuto davanti al Parlamento Europeo lo scorso Febbraio, in occasione della stipula del Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), con cui ha saputo efficacemente ricordare ai nostri rappresentanti i valori su cui si regge l’Unione. Il CETA è uno dei grandi successi che egli ha conseguito in questi due anni circa di Governo ed è il simbolo dello stretto legame che unisce il Canada al Vecchio Continente. Si tratta di un accordo commerciale che demolisce quasi del tutto i dazi doganali tra il Canada e l’UE, in modo da favorire il libero scambio. Da ciò l’Italia non può che trarre beneficio dato che verso il Canada gode di un netto surplus commerciale, soprattutto per quanto attiene al mercato alimentare. Trudeau è inoltre famoso per essere un sostenitore dei diritti civili e dei diritti della comunità LGBT. Tolleranza e integrazione sono valori fondamentali della sua visione politica. Del resto da quando il Liberal Party è al Governo la quota di migranti che il Canada accoglie ogni anno è stata considerevolmente innalzata. Il Premier canadese è noto poi per essere un ambientalista e un femminista convinto.

Tuttavia Trudeau è stato anche al centro di vere e proprie bufere, nonché destinatario di aspre critiche da parte dell’opposizione. Una delle accuse che di recente i più importanti partiti canadesi hanno mosso al Governo Liberal riguarda la riforma elettorale, che rappresenta una promessa elettorale disattesa da parte del leader canadese. Il Liberal Party ha infatti abbandonato i lavori attinenti al progetto di riforma suscitando l’ira delle opposizioni. Il Canada è una Monarchia Parlamentare che ha nella Regina Elisabetta II il suo Sovrano, i cui poteri sono delegati al Governatore Generale. L’esecutivo è attribuito al Primo Ministro e al Consiglio che questi presiede e che si regge sulla fiducia della Camera dei Comuni. Quest’ultima è eletta direttamente dal popolo con il sistema maggioritario a turno unico. Proprio questo sistema ha sollevato esigenze di riforma. Trudeau si è difeso rimarcando l’impossibilità di un accordo tra le più importanti forze politiche, le quali sembrano avere idee molto distanti. Ed è forse questa una sua prima vera sconfitta.

Il canadese Omar Khadr (1986) è stato ufficialmente rilasciato nel 2015 su cauzione
Il cittadino canadese Omar Khadr (1986) è stato ufficialmente rilasciato nel 2015 su cauzione

A esporre il leader liberale a ulteriori critiche dell’opposizione è stato l’accordo con cui il Governo ha riconosciuto un’indennità risarcitoria di 10,5 milioni di dollari ad Omar Khadr. Andrew Scheer – leader del Conservative Party of Canada – ha espresso disgusto per la scelta del Governo di erogare una simile somma a favore di un condannato per terrorismo. Omar Khadr è un cittadino canadese catturato in Afghanistan nel 2002 da soldati statunitensi e accusato di terrorismo all’età di quindici anni. Si dichiarò colpevole e fu conseguentemente condannato, per poi essere recentemente rilasciato. Khadr avrebbe infatti confessato la sua colpevolezza a causa di pratiche di interrogatorio lesive dei suoi diritti – condotte dal Governo statunitense presso il carcere di Guantánamo Bay – tra cui la minaccia della tortura a fini estorsivi. Il Governo canadese è stato dunque accusato di aver collaborato con gli USA nella vicenda e di essere responsabile per l’accaduto. In occasione del G20, Trudeau si è mostrato convinto della doverosità di un risarcimento, sottolineando l’universalità dei diritti umani sanciti e garantiti dalla Costituzione del Canada e ribadendo i valori su cui essa si fonda.

Nei mesi scorsi è stata oggetto di dure critiche anche la scelta del Primo Ministro di promuovere l’espansione di un importante oleodotto, che collega la città di Alberta alla Colombia Britannica. Immediata è stata la reazione oppositiva degli ambientalisti e delle comunità di nativi americani, che subito si sono attivate per difendere quelle terre che sono per loro sacre. Se il progetto verrà realizzato la capacità dell’antico oleodotto verrà incrementata da trecentomila barili al giorno a quasi novecentomila. Il Premier non si è quindi fatto attendere e la sua risposta è stata apprezzata particolarmente dalla stampa. Ha infatti dichiarato che «sarebbe insensato e dannoso obbligare i cittadini a scegliere tra essenziali risorse economiche ed energetiche e le risorse ambientali». L’ambiente e l’economia non si escludono reciprocamente ma rappresentano risorse connesse. Inoltre – ha rimarcato il leader liberale – il Governo non avrebbe approvato il progetto se non fosse certo delle condizioni di sicurezza che saranno garantite a coloro che abitano i territori limitrofi.

Certamente Justin Trudeau si è trovato davanti sfide tanto importanti per il suo Paese quanto difficili da superare. Per quanto un personaggio politico possa essere apprezzato ed esaltato nelle sue numerose doti, ogni decisione assunta da chi riveste ruoli di questo livello non può che avere i suoi pro e i suoi contro. Vi saranno sempre interessi contrapposti e in apparente contrasto. Eppure il leader canadese, prima ancora che per il fascino e le capacità retoriche, va stimato per il costante impegno nel cercare un compromesso equo ed efficiente, oltre che per i valori di cui è portatore. Si tratta di scelte necessariamente difficili, che comporteranno sempre dei rischi e pericoli.

La saggezza, la lungimiranza, la costanza e la motivazione sono per questo motivo le essenziali qualità di uno statista.

 

 


 

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About Federico Sensi

REDATTORE | Classe 1996, pugliese. Studente di Giurisprudenza presso LUISS "Guido Carli" di Roma. È appassionato di politica, storia, Medio Oriente, Diritto Costituzionale e Commerciale. Nel tempo libero coltiva anche la passione per il motociclismo e la lettura.

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