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“Joy” di David O. Russell: la recensione

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Dopo Il lato positivo e American Hustle, il trio De Niro-Cooper-Lawrence, ancora una volta diretto da David O. Russell, torna sul grande schermo con Joy. Nel film Jennifer Lawrence è Joy Mangano: un’inventrice, mamma ed imprenditrice quasi fallita. Questi 124 minuti sembrano una sintesi visiva di momenti complicati e anche trionfi di una donna forte. Tuttavia, le donne come Joy non creano necessariamente grandi personaggi cinematografici, e le loro vicende possono anche essere monotone da guardare.

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Joy Mangano (interpretata da Jennifer Lawrence), nell’omonimo film “Joy” (2015) diretto dal regista David O. Russell

Questo ruolo da protagonista non è ricco di sfumature per Jennifer Lawrence, ma è affascinante vedere quello che fa con un personaggio all’apparenza semplice e, appunto, simbolico. La sua performance è libera, e l’attrice ci mostra anche le imprevedibilità e vulnerabilità di Joy; questi momenti aiutano lo spettatore a simpatizzare con la giovane donna e le sue problematiche quotidiane. David O. Russell, che ha scritto la sceneggiatura da una storia co-scritta con Annie Mumolo, inizia Joy come una favola alla Walt Disney. Una specie di fata moderna, la nonna di Joy, che serve anche da narratrice; Mimi (interpretata da Diane Ladd) è la persona che crede nelle sue capacità dall’infanzia fino all’età adulta. Mentre la madre di Joy, Terry (interpretata da Virginia Madsen) prova sempre a frenarla passando le sue giornate sul letto a guardare soap opera e chiama la figlia per ogni minimo problema.

In più, Russell ci dà qualche informazione su come Joy fosse da bambina. Vi sono flashback nei quali lei costruisce regni di carta con poteri magici per provare a sognare; anche se affiancata da una meno creativa sorellastra, Peggy. Joy trae le sue idee proprio da queste creazioni infantili, semplici ed efficaci. Tuttavia, deve fare i conti con Rudy (Robert De Niro), un padre assente per gran parte della sua giovinezza, che la aiuta a ottenere denaro dalla sua ricca compagna, Trudy (interpretata da Isabella Rossellini). Rudy, Peggy e Trudy sembrano voler aiutare Joy nei suoi tentativi, quando in realtà le loro motivazioni sono solo materialistiche, e comunque scontate sin dall’inizio. Sono un po’ come la matrigna e le sorellastre di Cenerentola ed hanno anche nomi similari tra loro; non credo sia una coincidenza. Mentre il rapporto di Joy con Neil Walker (interpretato da Bradley Cooper), amministratore del canale di vendite QVC, è costruttivo ma non approfondito come il resto delle sue relazioni. Inoltre, Bradley Cooper ha in questo film un ruolo abbastanza secondario, per scelta ovviamente del regista, e il pubblico può avere la sensazione che il suo personaggio non sia approfondito. Non riusciamo a conoscere bene Neil o il rapporto di collaborazione che sviluppa con Joy.

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Una scena del film, in cui Joy è in compagnia di Neil (Bradley Cooper) e del padre Rudy (Robert De Niro)

Nonostante molte buone idee, il film non è un capolavoro. Sono troppe le cose che si muovono al suo interno e tra i diversi personaggi. Joy ha molti progetti che non riesce a realizzare sin da quando è piccola, e questo ci ricorda nuovamente una favola. Il problema non è lo sviluppo della trama, dove tutto appare logico; ma David O. Russell si è concentrato solo sui grandi eventi del film senza soffermarsi su dettagli che mancano al pubblico, sia nelle relazioni interpersonali che nella storia del successo di Joy. Di fatti, persino il montaggio un po’ brusco suggerisce di dare attenzione più agli eventi che ai particolari del racconto.

Infine, Russell chiude il film con una scena che non aiuta la sua protagonista perché il pubblico aspetta proprio un finale simile a quello proposto dal regista e non è certo sorpreso. Il successo di Joy è calcificato e passivo, è diventata un modello da seguire. Le ultime battute sembrano solo un modo per chiudere il film facendoci vedere dove Joy è riuscita finalmente ad arrivare grazie alla sua caparbietà; ancora un po’ come nelle fiabe che finiscono con un matrimonio e la canonica frase: <<[…] e vissero tutti felici e contenti>>.

Personalmente ho preferito i personaggi creati dal regista ne Il lato positivo, film del 2012 per il quale Jennifer Lawrence ha vinto l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista. La sua performance in Joy è ciò che rende interessanti alcune sequenze del film insieme agli ideali del sogno americano.

Tuttavia, nonostante i fatti provino a comunicare al pubblico che il sogno di Joy si è finalmente concretizzato, tutto questo allo spettatore non arriva. I concetti espressi dal film sembrano comunque astratti all’uscita dalla sala.

 

 

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About Corinna Rombi

REDATTRICE | Nata a Siena nel 1991, è laureata presso la John Cabot - Università americana di Roma in Comunicazioni, Media e Marketing. Durante gli studi ha vissuto prima a New York e poi a Miami, dove ha sviluppato la sua passione per la fotografia e la recitazione. Attualmente vive a Venezia.

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