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Islam = terrorismo è un ossimoro!

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Non ritornerò sui fatti di Parigi. Molto si è detto e molto si continuerà a dire. Però voglio continuare a sostenere l’importanza di non associare l’Islam con il terrorismo.  È vitale ripeterlo, ma non sarò io a farlo. Non conosco bene la religione islamica, cosa faccia la comunità islamica che si è costruita qui in Italia. Ecco perché lascio che sia Chaima, una mia collega di Università, a ripeterci di non cadere nel luogo comune dell’Islam = terrorismo, in questa intervista che mi ha rilasciato per La Voce del Gattopardo.

Una ragazza musulmana alla marcia di Parigi.
Una ragazza musulmana presente alla marcia di Parigi

D: Veniamo da più di  una settimana in cui, quando si parla di terrorismo, si affianca l’aggettivo “islamico”, ma la realtà è ben diversa. Come si può togliere ogni dubbio a chi pensa che l’Islam è uguale ad atti di violenza?

R: Il fatto che le persone che commettono gli attentati dicano che siano musulmani, non significa che sia vero. Nel mondo ci sono 1.6 miliardi di musulmani, se davvero l’Islam è uguale a violenza, ci sarebbe il caos più totale! Oltre tutto dire “terrorismo islamico” è un ossimoro! Non si può essere sia musulmani e terroristi allo stesso tempo! Uno dei peccati più grandi è l’omicidio, e nell’islam non è permesso. L’Islam è pace, lo è sempre stato e di certo non saranno questi mostri ad infangare la mia religione.

 

D: Ritieni che questi atti possano aver fatto guadagnare punti a populisti come Salvini e islamofobi come la Santanchè?

R: Non tantissimo. Gli italiani non sono stupidi, sanno distinguere le cose e sanno che non tutti i musulmani sono così. Poi che ci siano 550.000 mila mi pace sulla pagina di Salvini è un altro discorso, lui è molto bravo a cavalcare l’onda dell’odio e incutere paura alle persona. A volte mi domando “ma se non ci fossero immigrati e musulmani in Italia, che lavoro farebbe? Purtroppo però, ci sono persone che sono sempre state tolleranti, ma dopo quello che è successo a Parigi, sono cambiate. Pensa che un mio amico ha ricevuto un messaggio da una sua ex professoressa dicendo che voleva bloccarlo su Facebook perché riteneva che era un po’ troppo musulmano e aveva paura che si avvicinasse al terrorismo. Della Santanchè non voglio nemmeno parlare, perché si commenta da sola, parla tanto di difesa dei diritti delle donne e poi qualche anno fa, in una manifestazione, strappò il velo a una signora musulmana. Ripeto, gli italiani non sono stupidi, per fortuna.

 

D: Il Papa, pochi giorni fa, ha detto che i leader religiosi musulmani devono condannare all’unanimità il fondamentalismo. Ma secondo me, una condanna degli imam è poco utile, perché i gruppi terroristici sono sordi alle vera pratica dell’Islam. Tu che ne pensi?

R: È giusto condannare, ma fino a quando dovremmo farlo? Dobbiamo veramente scendere in piazza ogni volta che un pazzo si fa esplodere? Chiunque sano di mente condannerebbe questi atti criminali. Ma bisogna anche far capire alle persone che se io, Chaima Draouil, uccido qualcuno, sono io che devo assumerne la responsabilità e non la mia religione. Se io dovessi mai farmi esplodere urlando <<Allahu Akbar>>, uccidendo persone innocenti, sono io quella che deve essere additata per la pazza fanatica, e non mettendo in mezzo la religione, perché nessuna religione predica odio e violenza! Poi, che le persone prendono alla lettera le parole di Dio, uccidendo gli “infedeli” è un altro discorso. Io sono musulmana da 21 anni (quasi 22) e mai è poi mai mi è venuto in mente di commettere un atto terroristico, perché se chi si fa saltare in aria, lo fa a nome di Dio, per compiacerLo, io voglio vivere in nome di Dio, compiendo azioni buone per compiacerLo. Ultimamente mi hanno chiesto di dissociarmi da tutto ciò, ma io non lo faccio e mai lo farò, proprio perché io non ne ho mai fatto parte. Condanno questi terroristi e difenderò la mia religione con le unghia e con i denti. Perché l’Islam non è questo, l’Islam è altro.

 

D: Sono d’accordo con te, io sono cattolica, ma di certo non condanno certe “ortodossie” e certi “”fanatismi” presenti negli ambienti ecclesiastici. I musulmani hanno dato prova in questi giorni di essere a fianco della giustizia. Un poliziotto musulmano è morto per difendere giornalisti che mettevano in ridicolo la sua religione e questo basta per capire che fare la cosa giusta non ha religione. Io,  però, temo che in Francia ci possa essere un Patriot Act in stile USA post 11 settembre Tu cosa ne pensi?

R: Lo temo anche io. Anche perché già il giorno dopo della tragedia a Parigi, ci sono state delle reazioni da parte dei francesi contro i musulmani, una donna ha persona il suo bambino dopo essere stata attaccata da due uomini, dicendole che era anche lei una terrorista. Sono state bruciate delle moschee, è stato strappato il Corano.

Questo è un momento storico molto difficile, ed è il periodo nel quale dobbiamo stare TUTTI uniti.

 

D: Secondo te, sono necessarie politiche di integrazione oppure c’è solo bisogno di un atteggiamento più interculturale per evitare che giovani allo sbando diventino facile preda dei gruppi terroristici?

R: Io penso che ci sia bisogno di politiche di integrazione, integrare quei ragazzi che non sanno che strada prendere. Ma il lavoro più grande bisogna farlo in casa, in famiglia. Se questi ragazzi si sentono da soli, è più facile essere manipolati.

 

D: Nella nostra città (Trento) la comunità islamica di cui fai parte è molto attiva. Come descriveresti il rapporto con l’amministrazione cittadina e il resto della cittadinanza?

R: Qui a Trento, per fortuna, il rapporto con l’amministrazione è buono. Anche se qualche anno fa c’è  stato un problema per quanto riguarda la costruzione della moschea, ma poi si è risolvo tutto nei migliori dei modi. Anche la cittadinanza risponde positivamente, infatti io non ho mai riscontrato problemi, se non alcune occhiate stranite da parte di alcune persone, ma per il resto Trento è una città tranquilla, con pochi problemi.

 

D: Ci sono delle vostre iniziative di cui ti piacerebbe parlare?

R: In realtà, non so moltissimo, perché con l’università e tutto, purtroppo non ho il tempo materiale per andare agli incontri settimanali, con i giovani musulmani di Trento. Però oltre a Trento, in molte altre città d’Italia, i giovani sono scesi in piazza, difendendo la religione da ogni tipo di calunnia. Basta vedere la manifestazione avvenuta a Milano, dove la cittadinanza si è mobilitata sin da subito.

 

D: La giusta risposta contro l’ignoranza di una religione di cui spesso si ignora quasi tutto! So che un’iniziativa dei musulmani italiani e non solo è l’Islamic Relief? Ce ne parleresti un po’ ?

Il logo dell'organizzazione benefica Islamic Relief
Il logo dell’organizzazione benefica “Islamic Relief Worldwide”

R: Islamic Relief è un’associazione di beneficenza che opera in più di 30 paesi nel mondo e sono fiera ed orgogliosissima di farne parte! Aiutare chi ha bisogno è la cosa più bella che si possa fare, la sensazione di essere utile è una sensazione meravigliosa. Islamic Relief ha appena finito una campagna di raccolta fondi nel quale i protagonisti sono gli orfani. Siamo riusciti a raccogliere più di 700 mila euro e sono davvero contenta di aver fatto sorridere e aver dato la speranza, attraverso i donatori, a bambini, che per via di guerre, hanno perso i genitori. Infatti io ringrazio Dio e i miei genitori che mi hanno sempre dato la libertà di scegliere la strada da intraprendere e li ringrazio per l’educazione che mi hanno dato, che mi ha portato ad essere quella che sono adesso.

 

D: Una realtà davvero lodevole! E la tua famiglia come tantissime altre testimoniano i veri valori dell’Islam. Ultima domanda: cosa auguri a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che non hanno un sostegno familiare come il tuo e potrebbero essere manipolati da persone che non hanno i precetti del corano, ma il male dentro?

R: Auguro loro tutto il bene e di prendere coscienza che quello che stanno facendo è uno sbaglio. Non ho altro da dire perché il pensiero che sarei potuta esserci io al loro posto, mi fa sentire male, ed infatti per questo ringrazio Dio per avere una famiglia del genere alle spalle.

About Giulia Masciavè

REDATTRICE | Classe 1994, pugliese, laureata in Studi Internazionali a Trento. Ha vissuto qualche mese in Germania, con cui è stato amore a prima vista, un po' come con i Pink Floyd e i Coldplay. Risiede attualmente in Svezia per seguire un master in Media & Communication Studies Non ama: sessisti, razzisti, omofobi, formaggio sulla pasta e cime di rapa. Difende la libertà di espressione, ma è consapevole che essa talvolta generi idee del cavolo.

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