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Isabella d’Este e lo splendore rinascimentale della corte di Mantova

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La “Camera degli sposi” (1474), realizzata dal pittore e incisore italiano Andrea Mantegna (1431-1506) – Mantova, Palazzo Ducale

Isabella d’Este nasce il 17 Maggio 1474 a Ferrara. Figlia di Ercole I d’Este ed Eleonora d’Aragona, rivela fin da giovanissima non solo un’intelligenza fuori dal comune ma anche una particolare dedizione al mondo dell’arte, che la spinge a formarsi in senso culturale. Nel 1480, all’età di sei anni, Isabella viene promessa in sposa a Francesco II Gonzaga, Marchese di Mantova. Isabella ne ammira fin da subito il savoir-faire e, dopo i primi incontri, trascorre gli anni seguenti del corteggiamento a conoscerlo, in attesa di diventare la Marchesa di Mantova. È il 1490 quando Isabella si reca a Mantova, dove Francesco è già Marchese da sei anni. Le sue assenze però, sono numerose. Isabella infatti torna spesso a Ferrara, dalla sorella Beatrice, con la quale ha un forte legame emotivo. È immancabile la sua presenza per il matrimonio di Beatrice con Ludovico il Moro, nel 1491, il quale resta ammaliato dal fascino intellettuale della cognata Isabella. A Mantova, Isabella si appassiona sempre più all’arte romana: inizia a collezionare statue romane e colleziona sculture moderne in stile antico. Nel 1493 nasce la primogenita Eleonora, sgradita alla madre che desiderava un figlio maschio. L’anno successivo, Isabella assume la reggenza di Mantova mentre Francesco viene eletto a capo della Lega Antifrancese da Carlo VIII, che lo impegna come condottiero nella Battaglia di Fornovo (1495). Nel 1496 nasce la secondogenita di Isabella, Margherita, che morirà per cause naturali poco dopo. È nel 1500 che nasce il tanto desiderato figlio Federico, amatissimo dalla madre fin da subito.

La celebre "Sala dei fiumi" di Palazzo Ducale, corte di Mantova.
La celebre “Sala dei fiumi” di Palazzo Ducale, corte di Mantova

Isabella svolge un ruolo chiave durante i tempi difficili della città, grazie alle sue doti diplomatiche. Il marito Francesco viene catturato nel 1509 e tenuto in osteggio nella Repubblica di Venezia. Per far vedere alla popolazione mantovana che la città appartiene ancora al dominio gonzaghesco, Isabella fa cavalcare il giovane Federico tra il pubblico. Quest’ultimo venne mandato a soli dieci anni al Pontefice Giulio II a garanzia della condotta politica del marito, che venne rilasciato nello stesso anno. Il comportamento di Isabella provoca del risentimento in Francesco che, una volta rientrato a Mantova, la esclude formalmente dalla guida dello stato gonzaghesco. La Marchesa lascia allora il territorio mantovano e soggiorna tra Milano e Napoli. Nel 1519, Francesco muore e avviene un vero e proprio cambio di rotta nella politica delle alleanze fino a quel momento perseguita: Isabella rientra a Mantova e invia a Papa Leone X un certo Baldassar Castiglione come ambasciatore, per chiedere (e ottenere in seguito) il ruolo di capitano delle truppe pontificie per il figlio Federico.

In questo momento storico, la posizione di Isabella come Marchesa di Mantova richiede la sua massima presenza. Quest’ultima inizia un percorso di approfondimento degli studi in architettura, industria, agricoltura al fine di governare al meglio quella che era una Città-Stato. La Marchesa segue alla lettera i dettami che Il Principe di Niccolò Machiavelli aveva previsto per i governanti. Essa governa come reggente del figlio Federico lo Stato mantovano, rafforzandone il prestigio politico e artistico. Con il conseguimento della maggiore età di Federico, la figura di una donna a comando dello Stato mantovano genera dissapori e discordanze, tanto che il figlio la estromette di fatto dalla vita politica di Mantova. Isabella si reca quindi a Roma, nonostante la tumultuosa situazione politica. Nel 1527 fu infatti testimone del sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi. Isabella ritorna a Mantova in seguito, dove apre una scuola per ragazze e trasforma i suoi appartamenti ducali in un museo contenente i migliori tesori d’arte. Intorno ai sessant’anni ritorna alla vita politica governando Solarolo (in Romagna) fino alla sua morte, avvenuta il 13 Febbraio 1539 a Mantova.

 

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Immediatamente innamoratasi della corte mantovana, il suo fu un contributo determinante per il clima culturale dell’epoca. Isabella d’Este intrattenne rapporti epistolari con svariati letterati (basti pensare al già citato Machiavelli, Francesco Guicciardini, Ludovico Ariosto) e con i maggiori artisti del tempo (Andrea Mantegna, Correggio, Perugino, Leonardo da Vinci). Molti di quest’ultimi arricchirono con le loro opere i suoi appartamenti, in particolare la Grotta e lo Studiolo.

La Grotta conteneva la collezione di antichità mentre per lo Studiolo Isabella elaborò un programma decorativo basato su una serie di dipinti commissionati agli illustri artisti sopracitati, su temi mitologici allegorici desunti dalla letteratura e celebrativi di se stessa e della sua casata. Il suo progetto sarebbe stato quello di mettere in competizione i vari artisti, su dipinti di identiche dimensioni e con le figure in primo piano di stessa grandezza. La difficoltà di tale richiesta non era indifferente in quanto non tutti gli artisti si trovavano a Mantova o non avevano abbastanza familiarità con i temi mitologici. Il paragone con il Mantegna rimane, per i vari artisti, difficile da reggere per gli altri artisti, in quanto quest’ultimo eccelleva nel suo campo. Una delle maggiori corrispondenze rimane quella fra Isabella e il Perugino, per la creazione della Lotta tra Amore e Castità.

Il dipinto "Lotta tra amore e castità" di Pietro Perugino (1503).
“Lotta tra amore e castità” (1593), realizzata dal pittore italiano Pietro di Cristoforo Vannucci detto il Perugino (1446-1523)

Mentre la Grotta non ha praticamente precedenti nelle corti italiane del Quattrocento, lo Studiolo rappresenta uno di quegli ambienti raccolti che i Principi del Rinascimento facevano decorare per celebrare le proprie istanze culturali. Isabella infatti, istituendo una saletta di questo tipo, faceva riferimento ad alcuni precedenti illustri, come gli Studioli di Federico da Montefeltro nel Palazzo Ducale di Urbino e nel Palazzo Ducale di Gubbio.

Verso il 1515 la Marchesa decide di trasferirsi dal Castello di San Giorgio al pian terreno della zona di Corte Vecchia, verso l’attuale Piazza Sordello. Isabella sceglie come suo alloggio le stanze dell’ala detta “di Santa Croce”. Più preziosi sono però gli oggetti conservati nell’ala della Grotta, ovvero la zona in cui Isabella aveva sistemato la sua raccolta di oggetti d’arte e anche la sua biblioteca. Il costante richiamo degli affreschi presenti sia nella Sala della Scalcheria che nella Grotta all’antichità classica, indica il modello culturale della Marchesa. Attraverso una serie di immagini simboliche corrispondenti tra loro, Isabella vuole creare un complesso dal significato morale, connesso con il superamento della vanitas attraverso l’esercizio della virtù, delle arti, della conoscenza. Nelle opere commissionate da Isabella manca del tutto qualsiasi riferimento a un mito preciso o a una determinata fonte letteraria; i miti e le divinità sono utilizzate come un semplice repertorio di immagini simboliche che possono essere assemblate tra loro, purché non si perda il significato fondamentale del dipinto in cui si trovano.

Questo gioco complesso di rinvii a testi antichi e moderni è una tendenza che caratterizza la cultura letteraria italiana, nel passaggio tra XV e XVI secolo. Il mito diventa parte integrante del paesaggio umano e culturale dell’uomo (e della donna) dei primi decenni del Cinquecento. Il gioco combinato di citazioni, allusioni e rinvii a svariati autori si trova anche nel Cortegiano di Castiglione, mantovano immerso nel clima culturale della corte dei Gonzaga di fine Quattrocento. Infatti, nel suo intento di fornire l’immagine del perfetto cortigiano, Castiglione attinge a innumerevoli fonti riconoscibili, come avviene nello Studiolo di Isabella, dove i personaggi dei dipinti sono assemblati senza riferimenti alla narrazione letteraria classica o moderna e il senso generale è dato dal contesto del discorso.

Isabella d’Este – durante tutta la sua vita – fece di Mantova un vero centro culturale, dedicandosi non soltanto ad una propria raffinata costruzione intellettuale ma tenendo al contempo le redini dello Stato durante l’assenza del marito Francesco e fino al raggiungimento della maggiore età del figlio.

La sua abilità diplomatica, unita alla raffinatezza e al portamento cordiale che la caratterizzano, fanno sì che Isabella venga riconosciuta in tutto il mondo come la “Prima Donna” del Rinascimento italiano.

 

Dipinto "Il trionfo della virtù" di Andrea Mantegna (1502).
“Il trionfo della virtù” (1502), realizzata da Andrea Mantegna

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

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About Erica Ceola

REDATTRICE | Classe 1994, veneta. Laureata in Relazioni Internazionali, frequenta la magistrale in Storia dei conflitti contemporanei presso l'Università di Bologna. Topo di biblioteca, appassionata di vini e film Anni '50, ha deciso di dare forma al suo fanatismo per la storia scrivendo per "La Voce del Gattopardo".

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