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“Ironica” di Mattia Carapelli: come imparare a prendere la vita con filosofia

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2413Qualche settimana fa mi trovavo sul bus, di ritorno da una lezione all’università. Durante il tragitto mi arriva una foto, un’immagine particolare. Si tratta di una dedica, una dedica fattami sulla prima pagina di un romanzo appena arrivato a casa tramite posta. La foto l’ha scattata mia sorella, incuriosita, quanto probabilmente lo sarei stata anche io, dal pacco appena arrivato da Siena. Sapevo già cosa conteneva, eppure ho provato la sensazione di felicità che si prova quando una persona viene pensata da un’altra. Il libro mi è stato inviato da un mio collega de La Voce del Gattopardo, dopo avergli chiesto dove avrei potuto acquistarlo. Si tratta di Ironica, opera prima di Mattia Carapelli, collega di scrittura in quello che considero un grande progetto.

Subito ho iniziato a leggere questo romanzo di appena duecento pagine, e devo ammettere che due giorni dopo l’avevo già finito, catturata dalla storia e dal modo di scrivere di Mattia. Il libro parla di una storia d’amore. Una storia d’amore come tutte le altre. Il protagonista (Neri il suo nome) desidera nella sua vita una ragazza ironica e la trova in Marta. Il loro incontro è alquanto usuale. Neri la nota mentre Marta cerca di raggiungere il treno, e la ritrova nello stesso scompartimento, durante il viaggio per Napoli. Entrambi sono studenti universitari a Siena e presto finiranno per stare insieme. Mattia, in un’intervista, ha definito il suo romanzo come <<un romanzo alla Moccia>> e devo dire che cominciando a leggerlo ho proprio avuto questa sensazione. Ammetto che il mio primo pensiero è stato “No, ti prego, non una storia d’amore per ragazzine”. Fortunatamente sono stata smentita. Non che qualche anno fa non leggessi questo genere, anzi. Ma mi aspettavo qualcosa di più da Ironica. E quel qualcosa l’ho trovato andando avanti.

Neri è uno studente di Storia dell’Arte. Non ha mai avuto la sindrome di Stendhal, che per lui è una cretinata, e pensa ci sia qualcosa di ingiusto sul modo di esporre le opere d’arte nei musei. Abita poi con un ragazzo, Grigno, che vuole rivoluzionare la politica italiana. Un giorno Marta gli annuncia il suo trasferimento a Trento e da quel momento i due si sentiranno solamente attraverso il telefono, fino a quando la voce di Marta diventerà troppo metallica, da sembrare quasi un sogno. Si lasceranno. Ed è da qui che inizia, secondo me, la parte più interessante del romanzo. Neri comincerà, infatti, a mettere in pratica quello che lui chiama progetto di Riqualificazione. Ogni giorno prenderà un treno che lo condurrà in varie parti d’Italia, alla scoperta di musei dove, accanto a opere di artisti famosi, sono esposte quelle di persone meno acclamate dal pubblico. Nel corso della narrazione compirà molti atti di vandalismo su queste opere minori, affinché una volta rovinate, vengano restaurate e trovino la fama mai avuta. Il suo progetto procederà alla grande, e Neri troverà in esso un motivo per andare avanti. Da quando Marta l’ha lasciato, infatti, è entrato in una sorta di depressione. Nel frattempo Grigno, uno tra i miei personaggi preferiti del romanzo, coinvolgerà Neri in un altro progetto. Grigno è un ragazzo stufo della politica italiana. Un giorno deciderà allora di fondare una sorta di partito, denominato scherzosamente SPAM ( Squadra per l’anti miseria), un partito che dovrebbe riportare in auge la figura del dittatore. Ironica è la scena in cui Grigno appende sui muri della stanza di Neri i poster di tutti i grandi dittatori della storia: Hitler, Mussolini, Salazar, Mao, Stalin… sono tutti lì, che guardano divertiti la vita di questi due ragazzi che vanno avanti nel mondo contemporaneo, ricco di disillusione.

Ma Neri, nonostante frequenti Veronica, una ragazza dai capelli rossi incontrata, anche lei, su un treno, non ha mai dimenticato Marta. Per lui è come un’ossessione. Cerca notizie sul suo conto, comincia pure a pensare ad un intrigo, all’omicidio e ben presto si ritroverà ad andare dallo psicoanalista. Queste sue paure sono accentuate anche dal fatto che una strana figura entra di notte in casa sua e lo minaccia. Ed è a questo punto che arriva la rivelazione: Neri si rende conto dell’immobilità del tutto. Viviamo in un’epoca in cui preferiamo stare fermi e aspettare che tutto passi. Ci lasciamo attraversare dalle cose, rimaniamo fissi a guardare gli avvenimenti che succedono a noi o attorno a noi, senza fare nulla. E poi ci lamentiamo di quello che ci succede: ci lamentiamo se tutto va come vogliamo e ci lamentiamo se non va come vogliamo.

<<Sono sempre stato un tipo normale.» gridò a un certo punto. «Sono sempre stato normale, cosa c’è che non va in me? Possibile che l’essere normali provochi una tale insoddisfazione? Possibile che la soluzione sia ribellarsi? Uscire di casa con torce e forconi, arrostire il culo dei governanti fino a sovvertire l’ordine costituito, io non mi sento pronto per questa rivoluzione! Io sono un tipo normale, voglio starmene fermo e basta, guardare cosa succede, come fanno tutti!>>.

Una chicca di questo romanzo risiede in delle storie che, ad intervalli ripetuti, spezzano la narrazione principale. Sono storie dure, storie al limite del possibile. Storie che mettono di fronte a situazioni assurde, paradossali, forse proprio ad indicare la banalità della vita.

<<Puntiamo sempre al peggio. Al naufragio, all’incidente, allo scivolone. Andiamo a guardare i trapezisti in attesa che qualcuno di loro manchi la presa. Andiamo alle esercitazioni di volo in attesa che un velivolo si sfracelli. È nella nostra natura essere pessimisti>>.  

Il romanzo è ricco di citazioni: musicali, cinematografiche, filosofiche. Una sicuramente tra le più incisive secondo me, è quella al Candido di Voltaire. È un romanzo pessimista, si può notare nel perenne modo in cui Neri si pone nei confronti della vita: si aspetta sempre il peggio da tutto, non ha fiducia nel prossimo, eppure non si lascia sopraffare. Viviamo nel migliore dei mondi possibili e sebbene questo mondo è ricco di controversie, disavventure, situazioni che ci fanno perdere la speranza, quello che dobbiamo imparare (e il messaggio che questo romanzo vuole dare) è quello di essere ottimisti, di vedere sempre il buono in tutto quello che ci accade e di imparare a ridere.

In una sola parola, essere Ironici.

 

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Mattia Carapelli (1991)

 

 

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About Rosangela Farina

COLLABORATRICE | Nata ad Augusta (SR) il 28 Gennaio del 1991, si è laureata in Lingue e Culture Europee presso l'Università degli Studi di Catania e ora lavora come libraia alla libreria Mondadori della sua città. Ha un amore incondizionato per i libri. Il suo genere preferito sono i thriller e i fantasy, con qualche eccezione per i romanzi.

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