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Irlanda del Nord: a Stormont una nuova deadline per il 29 Giugno

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La bandiera dell'Irlanda del Nord
La bandiera dell’Irlanda del Nord

Lo scorso Marzo ha visto l’Irlanda del Nord presentarsi alle urne per le Elezioni per l’Assemblea, due mesi dopo le dimissioni di Martin McGuinness – già vicepremier e militante dell’IRA – malato da tempo e venuto a mancare improvvisamente pochi giorni dopo la data del voto. McGuinness, durante il suo mandato, aveva contestato alcune scelte della Premier Arlene Foster legate alla politica energetica e sull’ambiente, poi sfociate nel noto scandalo ash for cash.

Le elezioni hanno avuto un esito inaspettato, e per questo difficile da gestire in vista di un accordo finale. Per la prima volta, infatti, il Sinn Féin (letteralmente Solo Noi), partito indipendentista cattolico, ha raggiunto un numero di seggi quasi pari a quello del Democratic Unionist Party (DUP, trad: Partito Unionista Democratico), che da tempo costituisce la maggioranza in Parlamento.

Tale scenario aveva preannunciato una situazione non facile da affrontare in vista di un accordo che rinnovasse la formula del Governo in power-sharing, ancora di più per via della fase estremamente delicata che sta attraversando il Regno Unito in vista della Brexit. Non dimentichiamo che sempre nel mese di Marzo la Premier inglese Theresa May ha dato avvio ai negoziati che porteranno il Paese a lasciare l’Unione Europea tramite l’attuazione, a Bruxelles, dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, secondo il quale ogni Stato membro può decidere di ritirarsi dall’UE in conformità alle proprie norme costituzionali, informando il Consiglio Europeo e negoziando accordi sul ritiro, per stabilire anche le basi giuridiche dei futuri rapporti tra lo Stato uscente e l’Unione.

Arlene Foster (1970) è una politica nordirlandese. Leader del Partito Unionista Democratico, è Primo Ministro dell'Irlanda del Nord dall'11 Gennaio 2016
Arlene Foster (1970) è una politica nordirlandese. Leader del Democratic Unionist Party (DUP), è Primo Ministro dell’Irlanda del Nord a partire dall’11 Gennaio 2016

Visti i presupposti, e l’impossibilità di prevedere una evoluzione della situazione sul lungo termine, il all’indomani del voto il destino del Governo dell’Irlanda del Nord  si è quindi rivelato quantomai incerto: di fatto finora non è stato possibile giungere a un accordo tra i due partiti maggiori entro i termini stabiliti, ovvero a tre settimane dal risultato, il 27 Marzo.

Il Segretario di Stato James Brokenshire ha pertanto fissato, presentando una Emergency Legislation da Westminster diretta a Stormont (sede del Parlamento nord-irlandese) una nuova deadline sugli accordi per il 29 Giugno. Tale data dovrebbe lasciare maggior tempo per decidere e arrivare ad una soluzione, soprattutto a seconda di quelli che saranno i risultati delle Elezioni Generali dell’8 Giugno in UK. Brokenshire, con la nuova deadline, si aspetta che il dialogo politico tra i due partiti possa mantenersi vivo per evitare, così, che si giunga a nuove elezioni o ad un ritorno al direct rule.

In questa situazione già molto delicata e complessa, un ruolo decisivo viene svolto anche da Steve Agnew e Colum Eastwood, leader rispettivamente del Green Party e del Social Democratic and Labour Party (SDLP, trad: Partito Social Democratico e Laburista). Entrambi i politici infatti hanno discusso sull’ipotesi di un patto volto a massimizzare l’opposizione alla Brexit, per poter tutelare gli interessi degli irlandesi del Nord nell’eventualità di una hard Brexit auspicata dai Tories.

La decisione di indire le Elezioni Generali da parte del Prime Minister britannico l’8 di Giugno ha generato, inoltre, tensioni da parte dei leader nazionalisti a Stormont. In particolare Michelle O’Neill (leader del Sinn Féin) si è pronunciata, con estremo disappunto, affermando che «Il Governo britannico preferirebbe che non vi fosse un’Assemblea [nel Parlamento di Stormont, N.d.A] piuttosto che continuino ad esserci oppositori della Brexit» e affermerebbe anche che «Coloro che hanno votato per il Remain sarebbero visti da Theresa May e dai Tories sostenitori della Brexit come una sorta di sabotatori».

Purtroppo, ancora una volta, non rimane che aspettare l’evolversi degli eventi. L’Irlanda del Nord, terra di confine in un certo senso ai margini, si ritrova di nuovo, come non mai, ad affrontare una fase quantomai complessa. Senza un’Assemblea da ormai diversi mesi, e purtroppo senza il necessario supporto da parte del Governo britannico, troppo preso ad affrontare altri problemi quali l’uscita dall’Unione e i debiti da saldare con la stessa.

La piccola Nazione, in questi frangenti, senza chiarezza sul suo futuro, animata da tensioni politiche e a metà tra le istanze del Governo britannico e le spinte indipendentiste che mirerebbero a un’unificazione con la Repubblica d’Irlanda, rischia, ora come non mai, di ritrovarsi un’isola nell’isola.

 

L'isola irlandese, vista dallo spazio
L’isola irlandese, vista dallo spazio

 


 

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About Valeria Martucci

CORRISPONDENTE DALL'ESTERO | Classe 1988, è nata a Brindisi. Sin dall'adolescenza, coltiva la passione per la scrittura. Nel 2007 si trasferisce a Genova per studiare Architettura e "respirare il mondo", sperando di trovare nel capoluogo ligure un'aria cosmopolita e una dimensione "di confine". Qui incontra le altre sue grandi passioni: il cibo, il vino e i viaggi. Nel 2016 ha vissuto a Dublino. La sua vita è in eterno movimento e sempre alla ricerca di una evoluzione. Attualmente si trova a Londra, dove risiede e lavora. Qui spera di coronare il sogno della sua vita: un locale all'insegna del cibo, del vino, della letteratura e dei viaggi.

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