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Ipertimesia: quando dimenticare non basta

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«Dio ci ha donato la memoria, così possiamo avere le rose anche a Dicembre».
(James Matthew Barrie)

Rebecca Sharrock, ragazza affetta da Ipertimesia che ricorda i primi 12 giorni della sua vita e recita a memoria ogni singolo passaggio di Harry Potter
Rebecca Sharrock è una ragazza ventisettenne affetta da ipertimesia, che ricorda i primi dodici giorni della sua vita e recita a memoria ogni singolo passaggio dei romanzi della saga di “Harry Potter”

Smemorati o semplicemente distratti? Quante volte ci capita di non ricordare cosa abbiamo mangiato a cena il giorno prima o dove abbiamo parcheggiato la macchina? Spesso si è anche costretti ad appuntare tutto sullo smartphone o su un’agenda per contrastare quei piccoli e fastidiosi vuoti di memoria che possono arrivare a compromettere la nostra quotidianità.

Tuttavia, al mondo esiste un piccolo gruppo di persone per le quali tutto ciò non rappresenta minimamente un problema perché sono in grado di ricordare tutto, ma proprio tutto, sulla loro esistenza. E no, non stiamo parlando della poliziotta protagonista della famosa serie TV Unforgettable, bensì di una serie di individui affetti da una rarissima sindrome conosciuta con il nome di ipertimesia (dal greco iper= eccessivo e thymesis = ricordare). Descritta per la prima volta nel 2006 da un gruppo di ricercatori dell’University of California Irvine, si tratta di una condizione che porta a ricordare – senza alcun tipo di sforzo o tecnica mnemonica – ogni singolo evento della propria vita a partire da un determinato periodo, indicandone persino il giorno, l’ora o altri tipi di dettagli.

Ad oggi, gli scienziati non hanno ancora a disposizione abbastanza informazioni per studiare i meccanismi di funzionamento di tale patologia poiché è stata diagnosticata solo ad una manciata di individui. Alcuni tipi di studi hanno rivelato che questa costrizione a ricordare possa avere origine da particolari variazioni nella struttura del cervello, mentre altri sostengono che potrebbe derivare da componenti comportamentali.

Ma cos’è realmente la memoria e come funziona? La memoria è la capacità psichica che permette ad una persona di ricordare nella propria mente un’esperienza passata (nozioni, odori, immagini, sensazioni) e di localizzarla nello spazio e nel tempo. Nel cervello umano non esiste un’area specifica in cui vengono conservati i ricordi, ma si può affermare che esiste un gruppo di strutture interne fondamentali per la memoria: il sistema limbico, che include l’ippocampo e l’amigdala, è la più importante poiché è la regione in cui si formano i ricordi di eventi che suscitano emozioni. Tuttavia, nel processo di memorizzazione intervengono anche i lobi frontali che aiutano a immagazzinare e a richiamare i ricordi, il lobo temporale che ospita i ricordi a lungo termine, i lobi occipitali responsabili della memoria visiva, i lobi parietali coinvolti nella memorizzazione dei gesti semplici, i gangli basali e il cervelletto deputati al ricordo delle abitudini e delle abilità motorie.

Memorizzare un’informazione è un’operazione molto complessa che può essere schematizzata in tre fasi:

  1. La Codifica: è la modalità con cui un’informazione può essere immagazzinata. Ad esempio sotto forma di schema, immagine o concetto;
  2. La Ritenzione: è la capacità di mantenere immagazzinata l’informazione nel tempo;
  3. Il Recupero o Rievocazione: consiste nel riconoscere e ricordare un’informazione precedentemente codificata e immagazzinata.

maxresdefaultIn generale, la memoria dell’essere umano potrebbe essere divisa in due grandi entità. Tale suddivisione deriva dalla persistenza delle informazioni ricevute, infatti una parte di memoria ci consente di ricordare l’informazione per un tempo limitato, solitamente molto breve, mentre l’altra ci permette di conservare le informazioni per tutta la vita. Nel primo caso si parla di Memoria a Breve Termine (MBT). Essa rappresenta la capacità della mente umana di immagazzinare alcuni dati solo per pochi secondi ed è fondamentale durante lo svolgimento della normale vita quotidiana poiché ci permettere di fare calcoli, prendere decisioni, appuntare un numero di telefono o un nome, ovvero tutto quel genere di informazioni che devono essere utilizzate nell’immediato. Al contrario, nel secondo caso, si parla di Memoria a Lungo Termine (MLT). Essa rappresenta un meccanismo cerebrale che entra in gioco quando si devono immagazzinare informazioni per un periodo di tempo più lungo – come ad esempio quando si deve studiare per un esame – e può variare da un minuto a decenni.

Solitamente, i soggetti affetti da ipertimesia riescono a ricordare solo le informazioni autobiografiche, gli eventi a cui hanno assistito personalmente o eventi pubblici che hanno avuto un certo significato personale e non riescono ad applicare la loro super memoria nell’apprendimento volontario.

1059740Lo psicologo statunitense Endel Tulving sostiene che «ricordare significa fare dei viaggi mentali veri e propri poiché possiamo sia rievocare gli episodi del passato che immaginare gli eventi futuri, pianificando coscientemente le nostre azioni». Dunque, un soggetto con capacità mnemoniche nella norma riesce, con lo stesso grado di facilità, a rivivere i ricordi del passato e a proiettarsi nel futuro. Per un ipertimesico, invece, niente di tutto ciò risulta semplice poiché si tratta di una persona resa impotente dai suoi stessi ricordi che spesso ha serie difficoltà a vivere la vita di tutti i giorni e a fare progetti per il futuro. I ricordi vengono considerati «incontrollabili» e, molto spesso, «l’individuo affetto ne rimane prigioniero» poiché «possono essere talmente tanto vividi da scaturire le stesse emozioni del passato, sia positive che negative».

È difficile immaginare la fatica che fa un soggetto affetto da ipertimesia a vivere ogni giorno con un bagaglio di ricordi così ingombrante che, oltretutto, è in costante aumento con il passare dei giorni senza cadere nei meandri della depressione o dei disturbi ossessivi-compulsivi. Anche se la memoria determina la nostra identità personale, il non ricordare è un atto di difesa del nostro cervello che ci aiuta costantemente a fare una cernita delle informazioni in entrata e a vivere il più serenamente possibile.

Si può pensare che avere una memoria di questo tipo sia un dono, ma a quanto pare può trasformarsi in una vera e propria dannazione!

 

"La persistenza della memoria" (1931), realizzato dal pittore, scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer e sceneggiatore spagnolo Salvador Dalí (1904-1989)
“La persistenza della memoria” (1931), realizzato dal pittore, scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer e sceneggiatore spagnolo Salvador Dalí (1904-1989)

 


 

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About Lorena Sparacello

REDATTRICE | Nata a Palermo nel 1993, cuore siciliano e anima inglese. Scrive per passione e un giorno vorrebbe girare tutto il mondo. Appassionata di viaggi, libri, lingue e fotografia, ha i piedi per terra e la testa tra le nuvole.

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