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Integrati a Berlino? Un osservatorio per scoprirlo

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Little Italy, Recenti

Il-canaleBerlino è una città che sa farsi amare, e quando la conosci non vuoi più lasciarla. Non riesci a fare a meno di quella sensazione di serenità pervasiva che ti accompagna quando attraversi gli ampi viali circondati da alberi, fiori e strane architetture. Puoi passeggiare nella periferia più lontana dell’ex settore sovietico o nel centro della città, eppure avrai sempre la sensazione di essere in un villaggio e non in una delle più grandi metropoli europee. Questa città è semplicemente “wunderbar”, meravigliosa.

Ma basta questo per sentirsi integrati? Per sentirsi parte della città? Così mi sono iniziato a chiedere cosa volesse dire “essere integrati”. Un discorso che ho iniziato sulle pagine di Left e che porto avanti con “La Voce del Gattopardo”, oltre che con il lavoro dell’Osservatorio degli italiani a Berlino.

La risposta che sento di dare è un semplice: no. Non basta sentirsi a proprio agio per dirsi integrati, è davvero poco. Certo è un buon inizio, ma l’integrazione è un concetto molto complesso, è multidimensionale. Si può essere integrati economicamente, cioè avere un reddito, ma essere culturalmente e socialmente totalmente disembedded ossia, avulsi dal contesto. Questo era il caso, per esempio, dei Gastarbeiter italiani degli anni ’50, vissuti come corpi estranei dalle comunità tedesche ospitanti ed incapaci di interagire a causa della lingua e dei bassi livelli di istruzione, che limitavano prospettive e aspirazioni. Per non parlare della sofferenza causata dalla nostalgia di casa, dal sentirsi, appunto sradicati dalle loro origini e rifiutati dai contesti ospitanti.

Ci sono poi quelli che non hanno un lavoro, ma sono perfettamente immersi nel contesto culturale e sociale della città: è il caso dei tanti giovani italiani e spagnoli che arrivano in questa capitale allo sbaraglio, ma con tanti contatti personali e tanti sogni nelle loro valige. Quello che in sociologia si chiama “network” o “rete di relazioni”. Sfruttano le loro conoscenze, anche grazie all’uso sapiente dei social-network e grazie alla conoscenza della lingua inglese o dello spagnolo.  Ci sono poi i luoghi di incontro tipici: Kneipe, discoteche, spazi di socializzazione e di incontro per artisti, le università e via dicendo. Nessuno di questi, però, si può dire davvero integrato. La mia idea di integrazione prevede infatti che queste differenti dimensioni convergano tra di loro. Sei integrato pienamente quando hai un lavoro o una fonte di reddito, quando conosci la lingua e riesci a costituire un network di relazioni anche con gli abitanti del posto e, cosa quasi mai discussa dagli addetti ai lavori o dai media, quando puoi incidere politicamente nel contesto in cui ti trovi. Sì, la Politica, quella cosa un po’ bistrattata qua e là. Eppure, solo chi è davvero perfettamente integrato sente di aver un legame con la comunità di riferimento e sente il bisogno se non il dovere, di partecipare al suo benessere e al suo sviluppo.

muro-berlinoCi sarebbe da rivedere quindi l’idea stessa dell’essere integrato, poiché molti, seppur in possesso della cittadinanza, non esercitano i propri diritti (o doveri) di cittadini ordinari. Sono questi soggetti integrati? C’è un vizio, credo, che è quello di utilizzare questa categoria solo in riferimento agli “stranieri”, ai corpi estranei. E quasi sempre si parla in termini di assimilazione e non di integrazione. Cose assai diverse. Eppure, ci sono tanti italiani che non definirei integrati nelle loro città. Così come ci sono molti tedeschi che sono totalmente avulsi dai loro contesti. Alcuni per scelta, altri per triste gioco del destino.

Ma tornando agli italiani a Berlino, che è la comunità che meglio conosco perché la vivo quotidianamente, cosa posso dire? E soprattutto, c’è una comunità italiana a Berlino? Stando ai numeri sì, siamo quasi 23 mila, ma in base al livello di interazione interna, direi di no. Io la definisco una “comunità inconsapevole”. Se diamo uno sguardo ai dati, si vede che siamo cresciuti in modo esponenziale negli ultimi anni, come ho avuto modo di raccontare a Sergio Nava di Radio24 e confermo che la tendenza è questa. Certo, non si può essere certi di cosa accadrà domani: gli italiani a Berlino sono migranti ad alta mobilità e molto instabili. Oggi ci sono, domani chissà dove andranno.

Arrivano con tante speranze, io stesso ne avevo. Poi ci siamo scontrati con la dura realtà, abbiamo visto che era indispensabile imparare questo benedetto tedesco! Non è per nulla facile, mi credete? Eppure alcuni si sono impegnati e ce l’hanno fatta. Molti, invece, hanno preferito accontentarsi di lavori che a casa non avrebbero mai fatto e sono andati avanti con l’inglese maccheronico, poi col tempo perfezionato. Però il punto è lo stesso: quanti tedeschi hanno conosciuto? Quanti hanno imparato ad ordinare una pizza in tedesco e non gesticolando? Pochi, pochissimi. Integrazione è anche partecipazione e comprensione delle regole del gioco. E poi imparare ad usarle queste regole. Niente è facile, lo ho detto tante volte anche a me stesso. Per dirmi: sforzati, te lo devi. E poi scopri che i tedeschi non sono affatto come vengono descritti. Certo, sono silenziosi sui treni, non fanno mercati rionali per raccontarsi cosa hanno fatto il giorno prima e non urlano quando parlano. Ma sanno essere molto spiritosi e soprattutto sono affascinati da chi ha il coraggio di studiare la loro lingua… sanno perfettamente che è “verdammt schwer!”, dannatamente difficile.

Così, oggi, con l’Osservatorio degli italiani a Berlino ci vogliamo impegnare per studiare questa “comunità inconsapevole” e cercare di renderla più autonoma e cosciente delle proprie possibilità. Questa è la grande sfida che ci poniamo a Berlino, un lavoro di italiani per gli italiani, ma assieme ai tedeschi! Mettiamo a sistema le nostre esperienze, nella speranza di poter essere utili a qualcun altro. Chissà, un giorno diventeremo la comunità più impertinente e propositiva di Berlino.

 

Link utili:

1. https://www.youtube.com/watch?v=uga_sPZRF70 (canzone su Berlino)

2. http://www.left.it/2014/11/12/gli-italiani-sopra-berlino/

3. http://osservatoriodegliitalianiaberlino.com/

4. http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/giovani-talenti/2015-01-17/oltre-20mila-italiani-berlino-120809.php

5. http://www.linkiesta.it/italiani-berlino-lavoro

 

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About Federico Quadrelli

COLLABORATORE | Classe 1986, di origini toscane. E' laureato in Sociologia e Ricerca Sociale. Ha collaborato con Unicef Milano come membro del gruppo organizzativo per i corsi universitari fino al 2011. Dal 2010 è socio di ECPAT Onlus, organizzazione per la tutela dei diritti dei minori e per la lotta alla pedopornografia. Ha creato e gestisce una Pagina Facebook dedicata alla Sociologia con oltre 20mila iscritti da tutto il mondo e un blog associato alla pagina. Dal 2012 vive a Berlino. I suoi interessi sono rivolti alla tutela dei diritti umani, alla cooperazione internazionale e allo studio delle dinamiche politiche. Dal Novembre 2013 è Presidente del Circolo PD di Berlino.

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