Anorectic girl and water

Insoddisfazione giovanile: alla ricerca di un futuro migliore

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti

Il 36,8% dei giovani nel Meridione italiano si dichiara insoddisfatto della propria vita, contro il 26% riscontrato nel Centro-Nord. I dati, emersi dal Rapporto Giovani 2017 dell’Istituto Giuseppe Toniolo, ci consentono di comprendere la vastità che il fenomeno ha raggiunto negli ultimi anni. Non è difficile raccogliere opinioni in merito e probabilmente ognuno di noi è toccato dall’argomento, in prima persona o indirettamente. La causa principale della nascita del sentimento di sconforto nei giovani è sicuramente la mancanza di prospettive future nel Paese.

 

 

La disoccupazione giovanile in Italia interessa il 37% dei ragazzi, i quali risultano perfettamente consapevoli del mondo lavorativo in cui sono costretti ad affacciarsi: la metà dei laureandi non prevede di trovare lavoro nei dodici mesi successivi alla laurea e la quasi totalità non si aspetta comunque di ottenere una posizione lavorativa che offra tutela previdenziale e un’adeguata copertura pensionistica. Ciò comporta l’insinuazione dell’idea che solo in età avanzata si possa raggiungere la stabilità economica e dunque anche il benessere individuale che ne consegue. Pertanto i giovani appaiono demoralizzati e pronti, molto spesso, a svolgere attività che non corrispondono alle loro aspirazioni, pur di assicurarsi un equilibrio economico più velocemente. Numerose sono le storie di ragazzi che, nonostante abbiano studiato per lavorare in un determinato campo, si ritrovano a fare tutt’altro, o che hanno scelto la direzione da intraprendere, dopo la scuola secondaria superiore, esclusivamente pensando alle prospettive lavorative, trascurando le propensioni individuali. Inevitabilmente ciò comporta la nascita di un senso di inadeguatezza e insoddisfazione.

Inoltre, non sono rari i casi in cui i giovani sono costretti a scontrarsi con un ambiente universitario e lavorativo che non aiuta a combattere il fenomeno. Le pressioni cui sono sottoposti causano spesso disturbi dell’umore, come la sindrome da burnout: deterioramento dell’impegno nei confronti del lavoro e delle emozioni legate ad esso con conseguente problema di adattamento tra persona e lavoro, esaurimento emotivo, perdita di atteggiamento positivo e mancanza di realizzazione professionale sono solo alcuni dei sintomi riscontrati. Basta sfogliare una delle tante pagine di Facebook che trattano l’argomento per rendersi conto delle innumerevoli lamentele di studenti universitari costretti a confrontarsi con una realtà che troppo raramente viene incontro alle loro esigenze.

«Mi sento paralizzata dall’ansia, dal senso di colpa, dalla paura di fallire», scrive una studentessa ventitreenne, in procinto di laurearsi, nel gruppo La Studentessa Sotto Esame ed è solo uno dei tanti post simili che popolano questi luoghi virtuali. Ugualmente colpito è anche chi decide di non proseguire gli studi, per intraprendere direttamente la carriera lavorativa. Un giovane ventiquattrenne di Bologna ha raccontato così la sua esperienza in merito:

«Si è persa la mentalità di far crescere una persona sul posto di lavoro, non capiscono che a diciannove anni non si possa già saper fare. Vogliono un dipendente formato senza volerlo pagare adeguatamente. Cercano di giocare sul fatto che sei giovane e inesperto per farti sperare nell’assunzione futura quando in realtà ti sfruttano per un periodo di contratto limitato e poi ti mandano a casa». E ancora: «Per otto mesi ho mandato trenta curriculum al giorno e ho trovato solo un posto come cameriere. C’è un primo periodo di frustrazione perché pensi che sia colpa tua, ti incolpi di non saper fare niente, ma tutti devono iniziare da qualche parte e se questa possibilità ti viene negata ti senti spaesato, ti chiedi cosa ne farai della tua vita».

Questo fenomeno comporta una perdita economica notevole per l’Italia, infatti la diretta e più scontata conseguenza è l’emigrazione. Sono 5 milioni gli italiani residenti all’estero e i numeri non sono in diminuzione. Solo nel 2016 sono partiti 48.600 ragazzi, con età compresa tra i diciotto e i trentaquattro anni. Si può stimare che l’Italia, solo in laureati andati oltre il confine, ha sprecato 4,5 miliardi di euro e, in diplomati, almeno 3 miliardi. Un numero così elevato di giovani emigranti non può essere dettato esclusivamente dalla volontà di lasciare il Paese natale. Contribuisce indubbiamente, anche per quanto detto precedentemente, la necessità di andare incontro a un futuro migliore di quello che la penisola può offrire.

Sembra dunque che l’Italia abbia dimenticato che la soddisfazione personale è l’ingrediente più importante del successo e, come si evince dai dati, tutti ne stanno pagando le amare conseguenze.

 

disoccupazione-giovanile

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

About Simona Ghezzi

REDATTRICE | Classe 1994, napoletana. Laureata alla triennale in Ingegneria Gestionale, prosegue gli studi nella sua città natale, ma viaggia da quand'era piccola e sogna di andare via. Non potrebbe vivere senza un libro sul comodino e nutre una grande passione per il cinema. Ama il confronto e le interessano particolarmente i temi sociali e l'attualità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *