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“Il piccolo principe”: per chi ha bisogno di ricordare

Pubblicato il Pubblicato in Musica e Arti Visive, Recenti, Settima Arte
Le-Petit-Prince
“Le petit prince” (trad: “Il piccolo principe”) è l’opera più conosciuta dello scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry, pubblicata nel 1943

Gennaio è ormai alle porte, ma sedersi in una sala buia dei multisala non è mai una cattiva idea. In un tempo come quello che stiamo vivendo, che ha evidente sete di risate e di leggerezza, i film che funzionano di più riguardano (quasi sempre) il comico e l’animazione, e dei due il secondo filone è quello che ha sfornato un altro piccolo gioiello – non un successo internazionale (anche se i quasi 9 milioni di incassi in Italia superano la media) , ma con una eco più a lunga durata che gli fa valere il prezzo di un biglietto, in costante aumento fino a qualche giorno fa. Stiamo parlando de Il piccolo principe: produzione francese, regia americana (è il Mark Osborne di Kung Fu Panda) e una doppia tecnica visivo-stilistica in CGI e stop-motion decisamente azzeccata. Per chi ha visto l’altro film d’animazione dell’anno – che con molte probabilità vincerà anche l’ambita statuetta – Inside Out, l’avviso è questo: Il piccolo principe è tutta un’altra cosa. Tanto il primo si muove a passi ritmici perfetti attraverso le cinque emozioni-base lungo un sottilissimo filo che parla al cervello, tanto il secondo sembra rallentare il passo e procedere lungo un deserto che ha bisogno di essere rivitalizzato, e così arriva dritto al cuore. Due diversissimi ma ugualmente geniali modi di fare animazione.

La storia e il titolo stesso riportano al famosissimo libro del francese Antoine de Saint-Exupéry (datato 1943) dove il protagonista è un aviatore che, sperdutosi nel deserto in seguito ad un incidente aereo, farà la conoscenza del piccolo principe, un biondo piccolo uomo che vive nell’altrettanto piccolo asteroide B612 e il cui unico compito è custodire una bellissima rosa. Questa versione animata però, prende piede dalla storia del libro per legarla ad un’altra, molto più moderna ed attuale: qui la protagonista è una piccola bambina che vive con la madre, donna in carriera e unico genitore presente, il cui obbiettivo è far sì che la figlia venga ammessa alla facoltà più prestigiosa della zona. Per raggiungere l’obiettivo, la madre è disposta a trasferirsi di casa ed organizzare alla figlia un programma dettagliato in minuti, ore, giorni e mesi delle vacanze estive, che dovrà passare a studiare per evitare la non ammissione e conseguente delusione. L’unica vera distrazione dallo studio finirà, però, per essere la presenza di un vicino anziano e un po’ rimbambito, patito di aerei e con un’incredibile storia da raccontare.

Il passato c’è tutto, ed è da lì che arriva la poesia. Ma la vera forza di questa versione sta tutta nel rappresentare il presente. Città monocolori e squadrate, famiglie disunite con l’ossessione dal guadagno e del fallimento, ma soprattutto bambini che nascono già adulti. Non a caso, sia la bambina che la madre non hanno nome: potremmo essere noi. Il film lo ripete in maniera costante e continua, attraverso i suoi personaggi: il problema non è diventare adulti, ma dimenticare.

pp2Hanno dimenticato un po’ tutti cosa significa essere bambini: la madre troppo occupata a ricercare una stabilità nelle cose più che nelle persone, il vecchio aviatore che senza poter raccontare a nessuno la sua storia rischia di perderla insieme a tutti i ricordi che una mente anziana non può più contenere, e addirittura il piccolo principe – proprio colui che aveva tenuto acceso il lume dell’immaginazione – è diventato grande e rischia di dimenticare. Questo legame con i ricordi, con il sentire che si inaridisce man mano che passa il tempo e con il problema del consumare voracemente che la nostra società nell’ultimo secolo ha visto crescere senza sosta, sono le chiavi di lettura di un cartone che è decisamente più rivolto agli adulti che ai bambini (prova ne sono le facce commosse dei genitori all’uscita della sala).

Sul doppio binario del ieri-oggi si muove la storia, ed altrettanto fa la tecnica: per il presente uno stile moderno – a cui ormai siamo abituati – che ci fa sembrare i personaggi e le situazioni ancora più realistiche, mentre l’uso della stop-motion mostra la storia originale, dove l’aviatore, il piccolo principe, la rosa e la volpe sembrano uscire direttamente dalle pagine del libro. È a questa consapevolezza matematica che ci arriva scena dopo scena: abituati ad un mondo in cui la regola è diventata moltiplicare, sarebbe meglio tornare al potere della sottrazione.

Lo stesso piccolo principe, che da adulto cittadino si ritrova a fare lo spazzacamino per un grosso e ricco imprenditore, con l’aiuto della bambina e la sua inseparabile amica volpe ad un certo punto si dimette (liberandosi di oggetti da lavoro e divisa), stanco dell’essere stato per così tanto tempo controllato e impassibile di fronte a qualcuno che decideva chi doveva essere al posto suo. Con questo gesto, sembra quasi che lo stesso libro parli e si confronti con quella generazione di lettori che non sono stati in grado di salvaguardarne il messaggio. Dimenticandolo.

A distanza di settant’anni, l’intera “fenomenologia” de Il piccolo principe viene utilizzata come link da condividere sui social, come slogan di vita da tatuarsi in qualche parte del corpo nemmeno troppo nascosta, e in generale come simbolo di un’innocenza di facciata che ormai anche i veri bambini stanno iniziando a perdere. Arriva quindi la stessa identica storia ma rinnovata, che suggerisce a tutti gli adulti (a quelli già formati nonché a quelli in formazione) di dimettersi da queste nuove ed inutili tendenze e di ridare il giusto cuore alle cose – ricordare, per l’appunto. Per riscoprire la vera amicizia, quella che parla di libertà reciproca invece che di possesso, che soffre della distanza ma si rincuora sapendo che <<L’essenziale è invisibile agli occhi>>. Il film riesce appieno proprio qui: nel dire cose profonde in modo semplice, nel recuperare una storia diventata di dominio comune rivelandone un lato nuovo e profondamente vero, ma ancor di più ad essere uno dei migliori trattati sull’amicizia.

Abbiamo bisogno di ridere, è vero. Ma non fa mai male fermarsi una volta tanto a pensare, per non dimenticare.

 

 

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About Valeria Usala

COLLABORATRICE | Nata a Cagliari nel 1993, studia Lingue e Comunicazione presso l'Università degli studi di Cagliari. Appassionata di mare, viaggi e cinema da tempo immemore, ama molto fare tutte e tre le cose, e scriverne a riguardo.

Un pensiero su ““Il piccolo principe”: per chi ha bisogno di ricordare

  1. Bellissimo articolo! È vero che i tempi cambiano e le nuove generazioni sono giustamente diverse dalle precedenti, ma certi messaggi non possono essere dimenticati perché sono la vera, essenziale e invisibile (forse neanche troppo!) eredità che vale la pena di ricevere e salvaguardare.
    Grazie per l’attenta e intelligente “lettura” del film!

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