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Il messaggio di “correttezza”, racchiuso nel giuramento

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Da sinistra verso destra: Giorgio Napolitano, Sergio Mattarella

Martedì 3 Febbraio è stato un giorno importante per la nostra Repubblica e per il neo eletto Presidente: il giorno in cui si è svolta la cerimonia del suo giuramento dinanzi alle Camere riunite. Sin dalla partenza dalla sua abitazione privata, la campana maggiore di Montecitorio ha suonato ininterrottamente fino al suo arrivo alla Camera. Al suo ingresso, il Parlamento lo ha accolto con un lunghissimo applauso che si è interrotto per permettergli di prestare il giuramento con le consuete parole di rito, pronunciate accanto alla Presidente della Camera Laura Boldrini e alla Vicepresidente del Senato Valeria Fedeli: <<giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la costituzione>>, parole seguite dal suo discorso di trenta minuti, interrotto numerose volte da vari sentiti applausi e standing ovation, tra i quali quello dedicato all’ormai ex Presidente e Senatore a vita Giorgio Napolitano

Vari i temi toccati dal Presidente Sergio Mattarella: dalla corruzione dilagante alla crisi che ci attanaglia ed al terrorismo, passando per il progetto europeo. Ma andiamo per ordine. Il primo pensiero del Capo dello Stato va alla profonda crisi che l’Italia stava e sta attraversando, causa dell’aumento del divario tra Nord e Sud del Paese, delle ingiustizie, della povertà e delle angosce delle famiglie e dei tanti giovani disoccupati ed inoccupati. Dobbiamo uscirne, c’è bisogno di un cambiamento di rotta e questo è possibile perché, dice: <<esistono nel nostro Paese energie che aspettano soltanto di trovare modo di esprimersi compiutamente>>.

L’appello è rivolto soprattutto ai giovani parlamentari, che con il loro serio impegno possano riuscire nell’intento affinché queste aule <<non siano espressione di un segmento della società o di interessi particolari, ma siano rappresentanti dell’intero popolo italiano e, tutti insieme, al servizio del Paese>>. Queste parole di certo non lasciano indifferenti, quanto è vero che il nostro Paese ha disperatamente bisogno di una classe politica che riesca a rompere i legami con gli interessi di uno o due individui, che lavori davvero per farla crescere questa Italia e non per il proprio tornaconto.

Il discorso del nostro Presidente, nella sua globalità, ha sicuramente una sua ragion d’essere. Ma una frase in particolare ha colpito la mia attenzione, per il significato di cui è impregnata, per le non proprio fiere vicende alle quali rimanda (basti pensare al vizio delle normative ad personam elaborate nell’interesse di questo o di quello che sono, direttamente o indirettamente, legati all’esecutivo: <<l’arbitro deve essere, e sarà, imparziale. I giocatori lo aiutino con la loro correttezza>>, evidentissimo riferimento al fatto che non ci saranno sconti per nessuno e che svolgerà il suo compito al di sopra delle parti, così come deve essere. Ma soprattutto, che “i giocatori” rispettino le regole e non si faccino “richiamare”. Questa frase, carica di significato istituzionale, esprime un po’ anche la personalità stessa del nostro dodicesimo presidente, che sin dai tempi in cui esercitava la professione di docente universitario, si racconta che una sua peculiarità fosse proprio l’estrema correttezza.

quirinaleAttraverso l’affermazione del farsi garante della Costituzione, ci porta sino al bisogno di curare questo Paese dal cancro della corruzione, incentivando la lotta alle mafie e ricordando le figure di Falcone e Borsellino. E qui la sua voce si incrina, per un istante quasi impercettibile, ma che viene colto dai suoi più attenti ascoltatori, perché la lotta alla mafia è un’esigenza per noi tutti, ma che ha nel Presidente un origine anche di stampo personale: da lui non è nominato, ma quei criminali gli portarono via il fratello Piersanti nel 1980, assassinato come Presidente della Regione Siciliana per avere avviato un procedimento di modernizzazione dell’amministrazione regionale e, quindi, un’attività di contrasto nei confronti dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, l’allora referente dei corleonesi. E per sconfiggere le mafie, vecchie e nuove, occorre proprio una dirigenza politica ed amministrativa, capace di compiere il proprio dovere.

Ma l’Italia vive anche altre crisi: il terrorismo internazionale divampa nel contesto europeo. Il nostro Paese ha pagato più volte la pratica della violenza in nome della religione, <<voglio ricordare un solo nome: Stefano Tachè, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla sinagoga di Roma, nell’Ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Un fenomeno così grave non può combattersi rinchiudendosi nel fortino degli stati nazionali>> oltre che il palese richiamo ad un pronto intervento della comunità europea ed internazionale che il Capo dello Stato vuole più attenta, più solidale ed impegnata nell’amministrazione del fenomeno immigrazione.

La conclusione del suo discorso è invece tutta italiana, dedicata a quelle donne, uomini, bambini e anziani che con <<i loro volti e le loro storie fanno un popolo che vogliamo sempre più libero, sicuro e solidale>>. Il nostro è un periodo di profonda crisi ed è per questo che il lavoro del Presidente si fa ancora più difficile, perché diventa ancora più importante. Io spero che sia all’altezza delle aspettative. Non riesco, per questo motivo, ad evitare di citare la presidenza di Sandro Pertini: periodo storico altrettanto difficile, Pertini divenne un vero simbolo del popolo italiano, poiché seppe riavvicinare i cittadini alle istituzioni. Se non è attuale questa esigenza in un periodo governato dall’anti-politica e dalla totale sfiducia di noi cittadini verso le istituzioni, viste come qualcosa di lontano e al di sopra delle nostre esigenze, non so quale lo sia.

D’obbligo è quindi l’augurio finale: che come si spera, alle parole seguano i fatti, che l’esercizio della sua carica possa renderci fieri di questo Presidente, l’augurio in definitiva di un buon lavoro!

Viva l’Italia (giusta),viva la Repubblica!

 

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About Chiara Vilardo

COLLABORATRICE | Classe 1990, originaria di Sommatino (CL), studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Catania. Le piace leggere, soprattutto quando si tratta dei romanzi di Ken Follett. Adora la musica che appartiene al cantautorato italiano e negli ultimi tempi si sta avvicinando con interesse al mondo del cinema.

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