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Il Leicester City FC di Claudio Ranieri: da favola a realtà, una volta nella vita

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Claudio Ranieri (1951) è un allenatore di calcio italiano, regista dell’impresa del Leicester City FC, al primo titolo nazionale in carriera

Il Robin Hood targato Walt Disney del 1973 è stato senza ombra di dubbio la volpe inglese più famosa del mondo sin dalla sua nascita, almeno fino a ieri. L’avvento di nuove volpi disposte a rubare ai ricchi per donare ai poveri ha catturato l’attenzione mondiale: le Foxes in questione sono le volpi azzurre del Leicester City FC, club da un palmarès povero, che fino a ieri vantava appena tre Coppe di Lega inglesi e un Community Shield in ben centotrentadue anni di storia.

Il Leicester City rappresenta una città di circa 400 mila abitanti, più famosa calcisticamente per aver dato i natali ai grandi Peter Shilton e Gary Lineker (peraltro tifosissimo delle Foxes) che per i propri traguardi sportivi. La cittadina è situata nel Leicestershire, una contea delle Midlands orientali che – guarda caso – pullula di quegli animali che sin dall’antichità son sinonimo di furbizia. Le somiglianze tra le due storie dai contorni fiabeschi sono evidenti: come Robin Hood, anche le Foxes hanno rubato alla crème dei ricchissimi club inglesi il titolo della Premier League, regalando speranza a un’intera contea e guadagnandosi di diritto un posto d’élite nella storia delle favole sportive. Il Leicester Campione d’Inghilterra al solo secondo anno consecutivo di permanenza nella massima serie, come la SS Lazio di Tommaso Maestrelli della stagione 1973-74 e come l’1. Fußball-Club Kaiserslautern della stagione 1997-98, capace addirittura di vincere il campionato da neopromosso: queste tre squadre compongono un magico terzetto di Cenerentole incoronate Regine. La compagine guidata dal veterano tricolore Claudio Ranieri, romano focoso e auto-ironico, finora mai capace di vincere uno scudetto in circa trent’anni di panchina – soprannominato in Inghilterra tinkerman (trad. pasticcione) per la sua proverbiale indecisione sulla formazione – ha così creato uno squarcio spazio-temporale, riportandoci in quel calcio di altri tempi in cui un’organizzazione solida, l’entusiasmo e l’incoscienza trasformavano spesso le favole in realtà, in cui i giocatori non erano ancora ricoperti dalla patina di super-uomini e le immagini delle partite non ci arrivavano ancora in HD. Un Instant Classic.

Un tuffo temporale irresistibile per una categoria nostalgica come gli appassionati di calcio italiani, che si sono armati di patriottismo – per sostenere Claudio Ranieri e il suo calcio così “italiano” – e della focosità latina tipica del nostro tifo e hanno affollato gli schermi che trasmettevano le partite del Leicester, spesso preferendo le partite delle volpi  a quelle delle proprie squadre impegnate in Serie A, arrivando tanto ad immedesimarsi nell’impresa delle volpi da organizzare una macchinata -programmata per Venerdì 6 Maggio – in direzione Leicestershire, per festeggiare lo scudetto. Ranieri ha regalato al mondo una pagina di insana speranza, rilegata dell’azzurro cielo delle uniformi dei suoi e senza tener fede al suo soprannome inglese, mandando in campo spesso i soliti 14 giocatori, accorciando al minimo la rotazione ed allestendo una di quelle formazioni che si possono scandire come una filastrocca, a memoria, senza perdere l’impronta azzurra del calcio nostrano. Organizzazione tattica e perfetto incanalamento delle forze nel telaio del suo classico 4-4-2 tutto solidità e certezze sono le basi su cui ha preso forma questo miracolo.

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La formazione-filastrocca del Leicester: uniche rare variazioni al tema l’esterno Jeff Schlupp, il centrocampista ex capitano Andy King e il centravanti di scorta Leonardo Ulloa

Delle basi che potevano contare su soli tre acquisti da inserire nell’undici titolare: il terzino austriaco Christian Fuchs preso a parametro zero, il fenomenale centrocampista recupera-palloni N’Golo Kanté – che meriterebbe un capitolo a parte e, a detta di Sir Alex Ferguson, è stato “per distacco” il miglior giocatore del campionato – pagato circa 6 milioni di sterline e la seconda punta giapponese Shinji Okazaki (l’acquisto più costoso nella storia del club), oltre a quel Gökhan Inler – praticamente mai visto in campo quest’anno – arrivato dall’SSC Napoli e definito dal tecnico italiano <<come Maradona>> per una piccola realtà come Leicester. Con questi pochi acquisti a puntellare una rosa salvatasi in rimonta lo scorso anno, Ranieri ha compiuto forse il capolavoro più impressionante della storia moderna del football. Le idee su cui il sistema Leicester si fonda sono evidenti e così riassumibili: <<non siamo i più ricchi, non siamo i più forti, siam consci dei nostri limiti, ma se ognuno fa ciò che è in grado di fare per il bene comune senza che la squadra perda compattezza,cercando di non sprecare nemmeno un’oncia di energia in maniera non funzionale, tutti dovranno faticare per batterci>>.

L’organizzazione tattica e la coesione del gruppo sono tali che a metà campionato la quota salvezza era già ampiamente raggiunta e tutti, pur stentando a credere nel miracolo, hanno dovuto fronteggiare la perfetta amalgama di quel gruppo esotico di giocatori capitanati da un rude centrale inglese che ha dovuto scegliere la nazionalità giamaicana per competere a livello internazionale (Wes Morgan), gruppo guidato tecnicamente da un capocannoniere ex operaio di fabbrica e giocatore dilettante, che per qualche tempo ha pure giocato col braccialetto elettronico perché in libertà vigilata dopo una rissa da bar (Jamie Vardy) ed un franco- algerino scoperto per caso a Le Havre, eletto Miglior Giocatore dell’anno dalla Football Association (Riyad Mahrez). Tre quarti di stagione a macinare punti partendo dalla propria metà campo, con la chiara idea di attendere i propri avversari, riaprendosi in maniera fulminea, senza disdegnare nessun’arma tattica, nemmeno quei lanci lunghi (partiti puntualmente dai piedi di Danny Drinkwater) ormai in via di estinzione nel calcio moderno. Nelle ultime dieci partite stagionali poi improvvisamente il Leicester ha cominciato a imporre il proprio gioco, riuscendo a cambiare totalmente faccia e a sorprendere nuovamente l’intero mondo sportivo, quando quella sconfitta contro l’Arsenal FC sembrava aver tagliato le gambe ai sogni delle Foxes e Ranieri ha deciso di dare un’intera settimana di pausa ai suoi. Così quel Leicester, con l’atteggiamento attendista da cobra, si è tramutato in un boa constrictor paziente ma capace di imporre il proprio gioco e di stritolare gli avversari, capace di cogliere i propri punti nel momento in cui le gambe dei propri avversari cominciavano a cedere: arriva prima il dilly ding dilly dong, le campane della matematica qualificazione in UEFA Champions League, e poi il traguardo più inatteso. E’ la vittoria della programmazione, dell’organizzazione e della concentrazione sui soldi (spesso mal investiti) presenti nelle tasche delle big inglesi.

Fa sorridere pensare che Riyad Mahrez, primo calciatore africano eletto Miglior Giocatore nella storia della Premier League, nonché leader tecnico indiscusso della squadra con i suoi 17 goal e 11 assist sia costato solo 400 mila pounds: in pratica se ogni abitante di Leicester avesse voluto finanziare il suo acquisto, ciascuno avrebbe speso una sola sterlina. C’è un dislivello di valutazione tra il franco-algerino e i passati vincitori del trofeo tale che verrebbe quasi da chiedersi se ci troviamo nella stessa Nazione, e se i nomi che leggiamo siano appartenenti allo stesso sport. Quanti, a inizio stagione, ci avrebbero scommesso? Nessuno? Risposta sbagliata. Prima dell’inizio del campionato la vittoria delle Foxes era quotata cinquemila a uno, motivo per cui scommettendo una sterlina sul titolo, il vincitore avrebbe potuto incassarne 5.000. E’ esattamente quello che è successo a qualche coraggiosissimo tifoso che, puntando quasi per scherzo dalle 5 alle 50 sterline sull’evento, nello scorso marzo si è trovato nella posizione vantaggiosa di poter contrattare con l’agenzia di scommesse una cifra che portasse all’estinzione della scommessa: il picco è stato raggiunto dai 72.000 pounds (circa 100 mila euro, praticamente un quarto del valore d’acquisto del giocatore più forte della squadra) riscossi prima della partita contro il Watford FC da un tifoso che aveva puntato 50 sterline.

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Un Claudio Ranieri commosso si gode l’ovazione della non giovanissima ma caldissima curva delle “Foxes”

I fan di questa squadra – che spesso sono uomini che hanno superato da un po’ la mezza età e si sottopongono a dure trasferte per osservare da vicino questa straordinaria realtà, portando a commuoversi anche Claudio Ranieri – sono i veri protagonisti della leggendaria cavalcata: ha fatto il giro del mondo poi la storia del tifoso cinquantunenne australiano Tony Skeffington, malato di cancro, che aveva promesso di sopravvivere per vedere le Foxes festeggiare e invece si è spento tra l’affetto dei propri cari proprio con una sciarpa azzurra al collo, a pochi giorni dal grande traguardo, facendo ciò che più amava al mondo: veder giocare i ragazzi di Ranieri. Osservare il complesso di questa storia fa venire gli occhi lucidi, ma non chiamatela casualità, non chiamatela favola. E’ una realtà unica che ha preso forma giorno dopo giorno, grazie all’opportunismo di saper cogliere il momento di debolezza e rifondazione delle grandi potenze della terra d’Albione con l’animo limpido dei bambini alla loro prima recita a scuola, con il maestro Ranieri a dirigere lo spettacolo in panchina e in conferenza stampa munito di tutto l’aplomb che caratterizza il suo finale di carriera, senza sbagliare una singola mossa o dichiarazione. Il grande avversario di questa stagione delle Foxes, il Tottenham Hotspurs FC, ha detto addio alle ultime chance di titolo proprio a causa di un pareggio contro una grande d’Inghilterra, il Chelsea FC, sospinto da uno Stamford Bridge desideroso di regalare la più grande gioia della carriera a Ranieri, ex tecnico dei Blues a cui i tifosi non smettono di voler bene. Un plauso particolare va, però, anche alla giovanissima squadra di Mauricio Pochettino, capace di esprimere un calcio d’élite con interpreti giovani e talentuosi, senza accumulare nemmeno un espulsione in stagione e che – schierando solo in un’occasione un giocatore Over 30 (il portiere di riserva Worm) – si è resa competitiva fino a due sole giornate dal termine guidata da due futuri padroni del calcio inglese: Harry Kane e Dele Alli, eletto Miglior Giovane dell’ultima Premier League. Quella degli Spurs sarebbe stata una storia da raccontare più volte, così come quella dello straordinario West Ham United di quest’anno, ma poi sono arrivate le Foxes a tramutare quel <<…non succede, ma se succede…>> pronunciato anni fa da Claudio Ranieri in un avvenimento storico. La storia più bella dell’intera, prestigiosissima epopea del calcio inglese, in un anno in cui le rappresentative della cittadina sembrano poter far sognare anche nel rugby e nel basket: sembra un’eterna Estate emotiva quella su di Leicester, con quel cielo azzurro come le maglie degli eroi della città, un azzurro che non sapevamo di poter trovare nei cupi cieli inglesi.

Quella del Leicester è stata una storia che molti di noi potranno raccontare fieri ai nipotini, forse sperando in fondo al proprio cuore con un pizzico di innocente egoismo che resti l’unico successo di questo club, per evitare che si perda la straordinarietà dell’evento. E’ stata l’epifania di un diritto che tutti possediamo: tornare bambini e credere nelle favole almeno una volta nella vita, finché la favola diventa realtà, è stato quel singolo evento intriso di magia che a nessuno dovrebbe essere negato.

Once in a lifetime.

 

 


 

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About Jacopo Gramegna

REDATTORE | Classe 1996, ex cestista ed ex Parlamentare Regionale dei Giovani in Puglia, diplomato al Liceo Classico. Attualmente è studente di Giurisprudenza d'Impresa presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Divoratore instancabile di film e studioso di tattica sportiva, nutre una passione viscerale per i racconti che gravitano attorno ai campi da gioco. Si diletta in uno storytelling che possa far convergere le sue numerose anime.

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