dimora-di-lighea-sirena-figlia-di-calliope-3da73f98-6125-4e36-a69d-e0027593dadc

“Il Gattopardo” e “La (sua) sirena”

Pubblicato il Pubblicato in Il consiglio del Libraio, Letteratura e Cultura, Recenti
Statua_di_Tomasi_di_Lampedusa
La statua dedicata allo scrittore italiano Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1896-1957) nel paese di Santa Margherita di Belice (Provincia di Agrigento), uno dei luoghi de “Il Gattopardo”

Giuseppe Tomasi di Lampedusa è conosciuto come l’autore de Il Gattopardo, celebre romanzo pubblicato nel 1958, vincitore del Premio Strega l’anno successivo, che ha consegnato al suo autore la fama letteraria postuma e da cui è stata tratta l’omonima pellicola sotto la regia di Luchino Visconti. Ma Tomasi di Lampedusa, gentiluomo siciliano colto, schivo e misurato, nella sua produzione letteraria seppur esigua scrisse un breve racconto, forse poco noto ai più: si tratta de La sirena, che circolava anche con il titolo di Lighea, attribuito dalla moglie dello scrittore al testo che, in effetti, non aveva un titolo designato. Il nome Lighea deriva dal greco antico e significa chiaro, limpido e anche acuto, stridulo; era chiamata così una sirena della mitologia, colei che appunto aveva la voce limpida.

La sirena si configura come un conte fantastique – racconto fantastico – che conduce i lettori in un sogno guidato, un’evasione dalla realtà quotidiana. Conta una trentina di pagine, è gradevole nell’estetica e nello stile, e ricco nei contenuti in termini di sensazioni e temi. Il testo si apre nella prima parte con la voce narrante di uno dei protagonisti, Paolo Corbèra, giovane e mediocre giornalista a La Stampa che racconta le sue avventure con le ragazze, la voglia di prendere una pausa dal mondo e l’incontro singolare con Rosario La Ciura, un ellenista straordinariamente colto, professorone universitario, senatore, vecchio abitudinario e scorbutico, solito a trattare gli altri con sufficienza. La cornice è offerta dalla Torino fascista del 1938. Nonostante la notevole differenza di età e l’abisso culturale che li separa, Paolo e Rosario stringono amicizia, si scambiano visite e il professore sente un sincero affetto nei confronti del giovane, nonostante non manchi di riservargli battute salaci e di fargli sentire la sua inferiorità culturale. Il vecchio, il cui unico amore è il greco, è un solitario, se si fa eccezione per la compagnia del suo boxer Eaco e della sua governante Bettina. Un giorno decide di raccontare al giovane amico il suo passato, alla vigilia di un viaggio per mare che lo avrebbe portato a un importante congresso di studi greci a Coimbra.

Inizia così la seconda parte del racconto, affidata alla dimensione memoriale di Rosario. In questo caso, la cornice è data da una Sicilia idilliaca, meravigliosa e onirica (in cui si percepiscono tutti gli afflati emotivi di Tomasi di Lampedusa). L’isola dà l’impressione di magia ed eternità, dopotutto non vi succede nulla di buono da tremila anni e sembra intrappolata nel tempo. Il racconto di Rosario risale alla sua giovinezza quando, ventiquattrenne, preparava il terribile concorso per la cattedra di Letteratura Greca all’Università degli Studi di Pavia. I libri di cui si circondava e i versi antichi della lingua morta che pronunciava, lo avevano stralunato e predisposto al prodigio, in quell’Estate calda trascorsa in una casetta sulla spiaggia nei pressi di Augusta (Provincia di Siracusa). Una mattina il prodigio avvenne:

«Mi voltai e la vidi: il volto liscio di una sedicenne emergeva dal mare, due piccole mani stringevano il fasciame. Quell’adolescente sorrideva, una leggera piega scostava le labbra pallide e lasciava intravedere dentini aguzzi e bianchi, come quelli dei cani. […] Dai disordinati capelli color di sole l’acqua del mare colava sugli occhi verdi apertissimi, sui lineamenti d’infantile purezza. […] essa con stupefacente vigoria emerse diritta dall’acqua sino alla cintola, mi cinse il collo con le braccia, mi avvolse in un profumo mai sentito, si lasciò scivolare nella barca: sotto l’inguine, sotto i glutei il suo corpo era quello di un pesce, rivestito di minutissime squame madreperlacee e azzurre, e terminava in una coda biforcuta che batteva lenta il fondo della barca. Era una Sirena».

La sirena si chiamava Lighea e trascorse insieme al giovane due intense settimane fatte di piaceri spirituali e carnali. Rosario entrò in una dimensione sconosciuta e divina di cui risente la narrazione stessa: i toni e il linguaggio si adattano allo straordinario perché non sono più le vicende normali e piatte di Paolo a essere raccontate. L’incontro dai tratti sovrannaturali tra i due amanti trova potenziamento nel mare aurorale altrettanto magico del piccolo golfo più su di Punta Izzo, spazio sacro fuori dal tempo in cui ogni cosa ha luogo. Da quell’incontro il professore non è più andato avanti, il tempo si è fermato, lui è rimasto intrappolato nei suoi ventiquattro anni e ha scelto di vivere una vita dimidiata fino al momento di raggiungere Lighea, che gli aveva promesso l’immortalità «nel cieco muto palazzo di acque informi, eterne, senza bagliori e senza sussurri».

zingaretti-sirena-lampedusa-690x324
L’attore italiano Luca Zingaretti (1961) ha portato a teatro “La Sirena” leggendola nel 2012 in occasione del Premio Letterario Internazionale “Giuseppe Tomasi di Lampedusa”, che si svolge annualmente in Estate a Santa Margherita di Belice

La sirena si chiude quasi ex abrupto e in poco più di mezza pagina, con una sorpresa e un tono asciutto forse amareggiato: le ultime righe, affidate a Paolo, tornano alla realtà prosaica e comune del periodo post-bellico. Tomasi di Lampedusa conclude il racconto lasciando prevalere il non detto. Il testo è ricco di reminiscenze letterarie offerte dal mito delle sirene, assai fortunato in tutti i tempi, ripreso da scrittori come Herman Melville, Franz Kafka, Albert Camus, Mario Soldati, Giovanni Pascoli. In Tomasi di Lampedusa c’è un aspetto tutt’altro che marginale su cui occorre soffermarsi un attimo, ossia il rapporto fra le creature metà donna e metà pesce e il sapere, presente già in Omero. Nell’epica erano le Muse a ispirare la conoscenza e il canto poetico, ma un altro tipo di sapere era dato dalle Sirene. Le leggende sulle loro origini richiederebbero una trattazione a parte, ma basti il fatto che il loro destino è legato al canto. Creature ingannatrici, sono depositarie di un grande sapere, lo stesso che Odisseo (Ulisse) è disposto ad ascoltare legato all’albero maestro della nave rischiando la rovina. Il sapere che tramandano le Sirene col canto è talmente grande e insopportabile da condurre alla morte, morte che la Lighea del nostro racconto promette insieme all’eternità. Il vecchio professore Rosario La Ciura, infatti, dal momento dell’incontro con Lighea è stato sempre un passo avanti rispetto ai suoi colleghi: lui sa, loro no. Questo tratto torna diverse volte nel racconto e trova spiegazione solo con il fatto che lui solo ha udito la voce di Lighea, tutti gli altri non lo avevano nemmeno mai sentito parlare il greco antico!

Questo racconto, al di là della veste gradevole di una lettura in apparenza semplice – apprezzabile comunque senza questi e altri presupposti – contiene una serie di riferimenti alla cultura antica, alla letteratura più recente e spunti di riflessione di importante rilievo. La sirena dialoga con Il Gattopardo fin dall’inizio, in cui si legge che in Paolo Corbèra, discendente dei Salina, erano concentrate «tutte le Gattoparderie»; non è difficile quindi leggere fra le righe che la descrizione di Lighea ricorda quella della statua di Anfitrite, osservata con estasi da Fabrizio Salina. Il senso di rovina e di morte avvertito alla fine del racconto trova corrispondenza nella donna misteriosa vestita di marrone de Il Gattopardo, che appare a Fabrizio morente, o nel destino di Bendicò, il cane impagliato del principe. Questi riferimenti, assicura per altro Gioacchino Lanza Tomasi, erano voluti da Tomasi di Lampedusa che quando leggeva a voce alta La sirena sembrava voler richiamare con l’intonazione garbata e posata il suo romanzo.

Un altro tocco da grande scrittore è dato dalla chiusura del racconto, in cui prevale il non detto. È come se Tomasi di Lampedusa chieda ai lettori di scegliere se accogliere l’abbandono al testo letterario e il sogno guidato, o meno. In altre parole, sta a noi credere o meno. La tentazione di una mente poco predisposta alla finzione letteraria sarà forse pensare che ciò che ha detto il vecchio professore sia solo un mucchio di frottole, ma assumendo come punto di partenza per questa lettura (e in fondo per ogni altra) la suspension of disbelief, nessuno si deve porre il problema se quello che è scritto sia vero o se noi lo crediamo perché Tomasi di Lampedusa sia riuscito nell’intento di bravo scrittore, ovvero bravo ingannatore, di farcelo credere.

Questa novella, costruita come racconto nel racconto, in due momenti che si completano, realtà prosaiche e idilliche, toni meravigliosi e normali, è essa stessa doppia, come Lighea. Si parla di precarietà della vita, immortalità, piaceri terreni, memoria. Saranno anche i soliti temi e sembrerà che gli scrittori scrivano sempre gli stessi libri, ma – lo assicuro – qui non c’è niente di inflazionato o ripetuto in modo pedante. La sirena è un racconto, almeno per chi sa prendere ciò che offre, in grado di toccare le corde dell’anima, essere grande letteratura nella sua brevitas e offrire spunti di riflessione e momenti di evasione unici.

Queste, in fondo, potevano essere le intenzioni del Gattopardo Tomasi di Lampedusa, che ci ha consegnato con questo racconto una splendida perla, nascosta come «quel golfetto più in su di Punta Izzo».

 

9788807491658_quarta

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Diletta Solinas

REDATTRICE | Classe 1992, sarda. Adora la lettura, l'arte, i film, i viaggi, i programmi di Piero e Alberto Angela e guarda ancora con meraviglia il mare e la natura. Laureata in Lettere sulla via dell'antico, ora prosegue gli studi in Italianistica e per questo si sente un po' un ibrido.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *