violenza-sulle-donne

Il Femminicidio non esiste

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti

di Francesca Cimò

La prima cosa da dire è che se uno scrive la parola “femminicidio”, il computer la dà come errore.

Non esiste. Impossibile. Errata corrige.

Il femminicidio, in Italia, non è riconosciuto a livello semantico.

Forse si trova sulle nuove edizioni dello Zingarelli, ma non è nemmeno detto.

Il Devoto Oli, invece, ci regala questa definizione: “Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuare la subordinazione e di annientare l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte“.

Detto in parole povere: uomini che odiano le donne.
Perché porto alla luce questo dettaglio apparentemente insignificante? Uno potrebbe dire “che vuoi che sia, sappiamo che esiste”.
Sbagliato.
Le parole sono lo strumento attraverso cui noi capiamo il mondo e ci facciamo capire dal mondo.

Senza le parole, senza il linguaggio verbale, senza l’alfabeto, non siamo niente.
Noi siamo ciò che diciamo; ma soprattutto come lo diciamo.
Quando negli anni ’80 le persone iniziarono ad accusare i sintomi dell’AIDS, il mondo andò in subbuglio. Nessuno sapeva cosa fosse, nessuno sapeva come chiamarla. E la confusione era enorme. C’era chi riteneva che colpisse solo gli omosessuali, chi puntava il dito contro i tossicodipendenti, chi addirittura contro i portatori di emofilia. Il caos.
Poi arrivò il nome: AIDS, ovvero la Sindrome di immunodeficienza acquisita. E tutto iniziò a farsi più chiaro.
Anche oggi, viviamo in un caso simile.

Sì, il governo ha approvato dei provvedimenti per prevenire l’uccisione delle donne.

Eppure, da donna, mi chiedo se questo sia sufficiente.

Se bastino delle pene più severe per garantire al genere femminile la sicurezza negli affetti.

Se davvero, sapendo che può essere arrestato in flagrante, un uomo non premerà il grilletto della pistola.
Sono paranoica? Forse.
Chiariamoci: il governo si è dato una svegliata su un tema così spinoso.Il decreto è stato approvato. Le norme adesso ci sono.

Ma come in tutte le cose, come in tutti i problemi che riguardano una frattura nel nostro tessuto sociale, sono convinta che la violenza contro le donne vada combattuta dal basso.
Di queste cose bisogna parlarne in famiglia.

A scuola.

Nei luoghi di formazione.

I ragazzi e le ragazze di domani devono capire che il rispetto verso l’altro è sintomo anche del rispetto verso noi stessi. Più ne abbiamo, più ne diamo.

Ed è meraviglioso accogliere chi è uguale a noi, ma in modo diverso.
Nessun governo potrà mai arrivare a tanto. Nessun politico, per quanto illuminato. Nessuna star televisiva dalla lacrima facile.
Ma noi, noi siamo 60 milioni. Noi siamo tanti.
Impariamo ad usare la parola femminicidio.

Impariamo a riconoscere un uomo violento. Impariamo a starne lontane.

Ne va della nostra sicurezza, della nostra dignità, della nostra intelligenza, della nostra vita. E del futuro dei nostri figli e delle nostre figlie.

Perché il primo modo per sconfiggere una malattia, è riconoscerla.

violenza-sulle-donne

About Francesca Cimò

COLLABORATRICE | Classe 1991, toscana. Studentessa di Filosofia, le interessa tutto ciò che riguarda la cultura, la politica, la società. Ogni tanto si sente una 24enne spensierata ma poi le passa. Suoi sono diversi pezzi di attualità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *