Nessuna manifestazione pubblica, evento o gay pride è ammesso.

Il diritto di essere semplicemente se stessi

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Il Presidente russo Vladimir Vladimirovič Putin (1952) in compagnia dell’attuale Presidente della Repubblica Cecena Ramzan Achmadovič Kadyrov (1976)

Se sei omosessuale, non riesco ad immaginare alcun periodo storico felice e sereno per te che sei nato e cresciuto in Russia. Da sempre, infatti, questo Paese non si è mai mostrato in grado di rispettare e riconoscere i diritti dei gay. Oggi questo orientamento torna tragicamente a galla a causa delle terribili notizie che giungono a noi dalla Cecenia. Quest’ultima fa parte della Federazione Russa; si tratta in particolare di una Repubblica, per quanto questo, viste le ultimissime notizie, possa suonare strano.

La notizia che arriva è quella di un vero e proprio rastrellamento di uomini in quanto omosessuali. In base a quanto affermato dall’unico e semi-clandestino movimento di attivisti per gay, lesbiche, transessuali e bisessuali in territorio ceceno e da altri attivisti russi dei diritti umani in genere, si è verificato il prelevamento di almeno cento uomini omosessuali – o anche solo sospettati di esser tali – e condotti in una sorta di prigione segreta allestita in un luogo ormai in disuso da tempo nella città di Argun, non lontano dalla capitale. Qui alcuni di questi uomini avrebbero addirittura trovato la morte, sarebbero in tre. I più fortunati di loro, invece, sono stati picchiati e umiliati ripetutamente. Qualsiasi contatto dei detenuti, in quanto tale accresce la cerchia dei sospettati, così trasferiti anche loro in questo luogo di inferno.

La risposta del Governo ceceno, in seguito alle richieste di chiarimenti in merito provenienti da molti Paesi stranieri e dall’Unione Europea, è a dir poco agghiacciante. Negando in toto naturalmente i fatti addebitati, rispondono così: «I gay in Cecenia non esistono». Una risposta che già di per sé fa presagire cosa succederebbe allora se così, dal nulla, qualcuno di loro cominciasse invece ad essere, ad esistere.

Polizia russa trattiene l'attivista gay Nikolai Alexeyev
La polizia trattiene l’attivista russo per i diritti degli omosessuali Nikolay Alexandrovich Alexeyev (1977)

Dalle notizie provenienti sino ad ora, come racconta Svetlana Zakharova – attivista russa per i diritti degli omosessuali – si tratterebbe dell’esistenza di almeno due prigioni, ma forse anche di più, dove questi uomini che hanno in comune solo l’orientamento sessuale vengono rinchiusi e torturati, anche al fine di ottenere altri nomi di loro simili. Si tratterebbe del primo caso di un rastrellamento così massiccio, ma a quanto pare già in passato singoli episodi di sparizione nel nulla si erano già verificati. Se in Cecenia la situazione è giunta a livelli così tragici, (da sempre, infatti, si tratta di una società molto chiusa e tradizionalista, dove fare coming out diventa quasi un suicidio) la politica adottata dal Governo centrale russo di certo non aiuta.

Facciamo un passetto indietro: dopo la dissoluzione dell’URSS i rapporti sessuali privati tra persone consenzienti dello stesso sesso sono state depenalizzati, e altre due importanti tappe sono state raggiunte nel 1997 quando ai transessuali è stato consentito di cambiare genere legalmente, e solo nel 1999 l’omosessualità non è più stata considerata come una malattia mentale. Fin qui tutto bene, viene da pensare. Mica tanto, in realtà. Purtroppo declassare da malattia mentale l’omosessualità, negando però allo stesso tempo strumenti di tutela agli stessi nei casi di violenze e odio, non è mai stato sufficiente. In Russia non esiste alcuna legge contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale: se qualcuno decide così, per sfizio, di picchiare un gay in quanto tale non va incontro ad alcuna pena, anche per il clima generale di poca tolleranza verso gli omosessuali che si respira, i matrimoni tra coppie dello stesso sesso non sono ammessi, vige un divieto assoluto di propaganda omosessuale o di qualsiasi manifestazione della stessa in pubblico. Ed è per questo che i crimini d’odio sono aumentati esponenzialmente.

 

 

L’intolleranza nei confronti di tutta la comunità gay non si arresta ma, anzi, aumenta e trova quasi una giustificazione nella politica intransigente del Presidente Vladimir Putincome dimenticare che in Russia sono vietate effusioni pubbliche tra persone dello stesso sesso. È stata promulgata la poi nota legge anti-gay, in base alla quale tutto ciò che in sostanza ha a che fare con l’omosessualità è reato: dalla propaganda, all’organizzazione di eventi e al camminare per strada mano nella mano. Non è previsto il carcere, così come si era richiesto in origine nel ddl iniziale, ma solo delle contravvenzioniLa reazione di quanti vivono alimentati dall’odio è poco più che scontata: si sentono così legittimati a perpetrare violenze di ogni genere nei confronti di chi, per loro, è diverso. Dilagano veri e propri squadroni omofobi e non vi è più alcuna libertà d’espressione.

Quanto si sta verificando in Cecenia è una tra le più estreme e terribili conseguenze di questa odiosa politica portata avanti da Putin, che non fa altro che giustificare un preoccupante crescendo di violenza e odio.

 

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About Chiara Vilardo

COLLABORATRICE | Classe 1990, originaria di Sommatino (CL), studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Catania. Le piace leggere, soprattutto quando si tratta dei romanzi di Ken Follett. Adora la musica che appartiene al cantautorato italiano e negli ultimi tempi si sta avvicinando con interesse al mondo del cinema.

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