Foto Fabio Cimaglia / LaPresseRoma 11-03-2015PoliticaMaria Elena Boschi ospite di "Otto e Mezzo"Nella foto Maria Elena BoschiPhoto Fabio Cimaglia / LaPresseRome 11-03-2015PoliticMaria Elena Boschi host at "Otto e Mezzo"In the photo Maria Elena Boschi

Il “caso Boschi”: la farsa che nasconde la tragedia

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Di-Battista-640Da qualche mese, sui giornali è andata in scena lo show del “caso Boschi” che mostra, ancora una volta, come l’opposizione in Italia continui a navigare a vista e senza alcuna prospettiva. Tutta la storia è cominciata ufficialmente il 22 Novembre, quando il Governo ha approvato un decreto per creare un fondo di 3,5 miliardi per salvare quattro banche dell’Italia centrale: Banca delle MarcheBanca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Cassa di Risparmio di FerraraCariChieti. La particolarità di questo salvataggio rispetto ai casi precedenti è che non vengono coinvolti, almeno ufficialmente, fondi pubblici.

A provvedere al salvataggio, infatti, sarà una cordata di altri istituti privati come Intesa Sanpaolo, UniCredit ed UBI Banca a tassi di mercato e con scadenza massima di diciotto mesi: la prima verrà rimborsata quando le banche-ponte e i crediti deteriorati troveranno il modo di essere valorizzati sul mercato. Il problema è che il fondo servirà a salvare una parte di questi istituti di credito, ovvero quello che in gergo vengono chiamate good banks. Tutti i prestiti in sofferenza che, da un valore di partenza di 8,5 miliardi, dopo il crack hanno raggiunto il costo di 1,5 miliardi. Ciò per evitare il terribile bail-in della direttiva Bank Recovery and Resolution Directive (BRRD) che entrerà in pieno regime dal 1° Gennaio. Il bail-in è una procedura che, in parole povere, si può riassumere così: in caso di crack, pagano i correntisti e non più lo Stato (ovvero i contribuenti). Una direttiva figlia del salvataggio delle banche cipriote, ma soprattutto della crisi del debito pubblico. Il Governo Renzi ha deciso così, in fretta e furia, di approvare un decreto al fine di evitare che il salvataggio di queste banche entrassero nel bail-in e far fallire i titoli tossici senza coinvolgere i correntisti.

Tutto a posto, quindi? Non tanto, perché con questa strategia le obbligazioni ed azioni subordinate sono state ridotte a carta straccia e chi ha investito su questi pacchetti ha perso tutti i soldi fino all’ultimo centesimo. Il problema sta nel fatto che le 12.500 persone che hanno subito i danni non erano speculatori spietati e novelli alla The Wolf of Wall Street in salsa ciociara, ma risparmiatori comuni. Risparmiatori con l’unica colpa di essere stati terribilmente ingenui a fidarsi ciecamente delle loro banche. La legge italiana però non prevede misure per punire chi abusa dell’ingenuità altrui in questi frangenti: se investi i tuoi soldi in obbligazioni subordinate, ti prendi le responsabilità del caso. Questi cittadini, però, non hanno accettato di mettersi in un angolo e piangere: hanno invece deciso di protestare e chiedere giustizia.

Dopo qualche giorno, la questione ha cominciato ad interessare anche i giornali non del settore, per via di un post che Roberto Saviano ha pubblicato nel suo profilo e dove veniva rilevato un “terribile segreto”. Il Vice Presidente di Banca Etruria dal mese di Maggio del 2014, nonché membro del CdA dal 2011, è il padre di Maria Elena Boschi, super Ministro dell’attuale Governo.

imageA questo punto si apre il “caso Boschi”, le opposizioni cercano di cavalcare la vicenda e di offrire all’altare del popolo come sacrificio la testa del Ministro, parlando di conflitto di interessi. E qui entra in scena la farsa. L’ipotesi di conflitto di interessi, infatti, è una montatura sugli specchi talmente acrobatica che perfino giornali come Il Fatto Quotidiano ammettono che dimostrare il conflitto di interessi è difficile. Difficile per diverse ragioni: il primo è che il padre era diventato Vice Presidente da soli pochi mesi, quindi non è certo lui il massimo responsabile del disastro, non è stata salvata solo Banca Etruria ma altre tre banche, il padre è stato costretto alle dimissioni e ultimo aspetto è che la Boschi non ha partecipato al voto del decreto. Essendo quindi impossibile dimostrare l’indimostrabile, si è passati dal conflitto di interesse ad una questione di “correttezza formale”, una definizione che lascia il tempo che trova. Anche perché in Italia bisognerebbe chiedere le dimissioni a tutti i politici per mancanza di correttezza formale, a questo punto. E rischieremmo di avere il Parlamento semi deserto.

Il Partito Democratico, invece di accettare una semplice discussione in Parlamento per chiarire e calmare l’opposizione, ha però deciso di fare trincea avendo come unico risultato quello d’aver alimentato il sospetto ed il complottismo dove non c’erano, e perfino la stessa Boschi che niente aveva da perdere si è rifiutata. Come risposta si è arrivati, senza sorprese, alla proposta di sfiducia ma anche qui l’opposizione fa di nuovo prova di sé. Il MoVimento 5 Stelle, invece di presentare la sfiducia al Senato – dove i numeri della maggioranza sono risicati – la presenta alla Camera dove la sconfitta è assicurata. Vittoria del Governo che si è resa ancora più semplice con il ritiro dalla seduta plenaria di tutti i deputati di Forza Italia. Lo stesso Capogruppo del M5S ha riconosciuto, poi, che forse era meglio presentarla in Senato. La farsa non poteva concludersi con Giorgia Meloni che presentava la stessa mozione in Senato, lo stesso giorno in cui la Camera lo bocciava.

Tutto questo caso, alla fine, si è rivelato una tempesta in un bicchier d’acqua, col risultato che Matteo Renzi rimane al Governo (ma col suo atteggiamento arrogante ha perso consensi), l’opposizione ad ogni occasione si mostra più debole ed incapace, e coloro che hanno perso i soldi si dovranno accontentare di un fondo di 100 milioni di euro (un’inezia, poiché la perdita ammonta a più di 7 miliardi).

Il problema principale rimane che tutta questa farsa ha preso le prime pagine dei giornali, rilegando in secondo piano la vera tragedia della situazione, ovvero che nel sistema creditizio circolano 60 miliardi di euro di obbligazioni subordinate e quando esploderanno, per via del bail-in, saranno i correntisti a pagare di tasca loro e lo Stato non potrà più fare nulla. Uno scenario a cui non bisognerà aspettare troppo, visto che i primi segnali di cedimento ci sono già. Il Sole 24 ORE già nel 2013 segnalava che trentatré banche del gruppo Credito Cooperativo su trecento erano a rischio insolvenza. Anche altri istituti come Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza non se la passano per nulla bene e di recente, infatti, il direttivo di Veneto Banca ha deciso di attuare un piano per rivolgersi al mercato lacrime e sangue per ottenere 1 miliardo.

In ultima analisi, il sistema creditizio italiano non è tossico come in altri Paesi europei, ma è comunque malato: lo scandalo Etruria ha dimostrato che gli organi di controllo non sono efficaci ed il rischio che una bolla ben più grossa esploda è concreto. E quando questo succederà, saremo nuovamente impreparati perché avremo continuato a sprecare tempo a discutere di polemiche inutili come il “caso Boschi”.

 

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About Cristoforo Simonetta

COLLABORATORE | Nato a Bagno a Ripoli (FI), il 31 Dicembre del 1991. Frequenta gli Studi Europei-Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Firenze. Ha partecipato in diversi progetti e programmi di interscambio all'estero, per cercare di conoscere e comprendere un mondo sempre più globalizzato e più vicino di quanto si possa credere. E' attivista presso l’organizzazione ambientalista "Amici della Terra".

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