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Il cammino di Santiago di Compostela: un viaggio alla ricerca del proprio io

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Cattedrale di San Giacomo di Compostela – Santiago di Compostela, Spagna

La storia del pellegrinaggio verso Santiago di Compostela iniziò durante una notte stellata dell’813 d.C. quando un eremita avvistò delle luci celestiali che lo condussero al luogo sacro dove Teodomiro, Vescovo di Iria, scoprì una tomba di epoca romana contenente il corpo di Giacomo il Maggiore. In virtù di tale scoperta, il Re Alfonso II delle Asturie detto El Casto fece immediatamente costruire in loco una modesta chiesa e convertita, alla fine del IX secolo con il Alfonso III delle Asturie, in una Basilica maggiore degna del richiamo avvertito dai fedeli.

La popolarità del Santuario venne raggiunta proprio nel momento in cui la Spagna si trovava impegnata con l’espulsione delle truppe arabe dalle terre del Nord e con la loro conseguente ripopolazione, nonché con la volontà di realizzare una maggiore proiezione verso il resto d’Europa attraverso la costruzione di una rete di circolazione di merci, ideologie e persone. Un luogo di culto che creasse un così forte richiamo per i fedeli – come fu ed è tutt’oggi la Basilica di Santiago – consistette in un grande vantaggio, soprattutto per il consolidamento del neo Regno delle Asturie. Questo contesto storico, che vedeva la penisola iberica sotto il dominio islamico eccetto le terre in cui avvenne la scoperta del corpo del Santo, aiutò a costruire il mito della loro sacralità poiché avevano avuto il potere di espellere gli infedeli. Da quel momento il Nord si convertì nel centro della battaglia come simbolo del Cristianesimo spagnolo.

Non fu necessario attendere troppo affinché il cammino di Santiago potesse competere in termini di fama con il pellegrinaggio verso Roma o Gerusalemme. Ogni anno sono circa quarantacinquemila coloro i quali decidono di intraprendere questo viaggio. Tra questi, circa il 60% sceglie il cammino francese.

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Il cammino di Santiago di Compostela

Quest’ultimo – che ha inizio sui Pirenei attraverso due punti d’ingresso, Saint-Jean-Pied-de-Port e Somport, composto da trentasette tappe – è il più accessibile ed organizzato a livello infrastrutturale, proprio per adeguarlo alla grande affluenza dei caminantes. Ciò, però, ha portato ad una perdita – non troppo significativa – della sua naturalezza, la quale non sta a significare che ci si debba aspettare di incontrare hotel a cinque stelle ogni chilometro o chissà quali lussi. Non dimentichiamo che – aldilà del motivo personale – si tratta pur sempre di un pellegrinaggio, quindi contrassegnato da un intrinseco spirito di carità e penitenza. Anche se è indubbio negare come nei periodi dell’anno di maggiore affluenza, come in Estate o durante la Settimana Santa, il percorso smarrisce un po’ della sua misticità.

Misticità che assolutamente non manca al cammino primitivo, il primo effettuato da El Casto e costituito da tredici tappe, la prima delle quali è Oviedo. Affrontando questo percorso si affronterà il cammino con un pizzico di avventura in più e magari qualche imprevisto – ne so qualcosa di come ci si possa ritrovare nel bel mezzo di un bosco, a notte inoltrata, accompagnati solo dalle mucche per chilometri e chilometri o delle pause scarpe, momento in cui fermarsi per gettarsi al suolo e togliersi le scarpe per far respirare i piedi è la sensazione più soddisfacente al mondo.

Sono molti i percorsi che portano alla Cattedrale, alcuni anche molto differenti tra loro. Questa è una delle ragioni che spinge molti ad affrontare un percorso diverso ogni anno. Qualunque sia il percorso scelto al punto di partenza – o per meglio specificare dal proprio punto di partenza, poiché non si è costretti ad effettuare l’intero percorso ma si può benissimo optare per una tappa intermedia come punto d’inizio – avviene la consegna della Credencial personal, una sorta di libretto del pellegrino, al cui interno verranno impressi i vari sellos (trad: timbri) ad ogni tappa raggiunta e grazie al quale alla fine del percorso verrà rilasciata La Compostela.

Da questo momento in poi occorre essere preparati a ritrovarsi di fronte a bellezze naturali stupefacenti, paesaggi mozzafiato ed aria pura, così come ad affrontare la fatica e la stanchezza che di certo non mancheranno, ai momenti di sconforto in cui penserete di non farcela ad effettuare un passo in più ed allo stupore nel rendersi conto della forza che in realtà si possiede, o che si ritrova negli altri. Ed è proprio questa una delle cose che più sorprende del cammino: gli altri. Lo si capisce quando, parlando con una dolce settantenne tedesca in viaggio già da venti giorni, da sola, sentirete dirle che «Ognuno ha i suoi tempi durante il cammino così come nella vita: tutto sta nell’incontrare il proprio ritmo e seguirlo, senza sforzarsi a dover seguire il passo di qualcun altro». In questi momenti tutto svanirà e sentirete soltanto la voglia di portare a termine il percorso per dimostrare qualcosa a voi stessi.

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Cabo Fisterra è il chilometro zero del cammino – Finisterre, Spagna

Fin dalla sua nascita, il pellegrinaggio verso Santiago è stata una delle prime forme con cui si riunivano individui di ceti sociali differenti. È possibile incontrare la settantenne ed il ventenne sulla stessa strada, proprio come in antichità si trovavano nobili e sovrani in viaggio a fianco dei contadini o degli artigiani. Ognuno con lo stesso obiettivo materiale, il raggiungimento della Basilica, ma ciascuno con il proprio obiettivo personale. Questa caratteristica rimane invariata nonostante il profilo del pellegrino, benché la forma di realizzazione di questo percorso sia molto cambiata col trascorrere del tempo.

Intorno al X secolo, coloro che si avventuravano lungo il cammino non lo facevano in solitaria ma in vere e proprie spedizioni o in comitiva, così intendendo il cammino come un momento di solidarietà e mutua protezione, cosa che tutt’oggi rimane impressa nello spirito del cammino in quanto una delle varie filosofie del pellegrinaggio – forse la mia preferita – è quella secondo cui non si è mai soli durante il cammino: incamminati e troverai dei compagni di viaggio durante il tragitto, perché si è soli insieme.

Anticamente, il profilo tipico del peregrino era il religioso che iniziava un processo di espiazione dei propri peccati. Erano tipici persino i suoi indumenti che consistevano nel sombrero (un grande cappello), lo zurrón (una sacca per trasportare cibo o altri beni necessari), la calabaza cantimplora (una zucca fatta seccare ed utilizzata come borraccia) e infine quella che ad oggi continua ad essere il grande simbolo di Santiago e del suo cammino, ovvero la concha (la conchiglia). Attualmente, invece, ci si equipaggia con scarpe da trekking (già usate), abbigliamento sportivo e zaino, spesso contenente più dello stretto necessario – cosa che rende il tutto decisamente più faticoso, quindi da ex pellegrina il miglior consiglio che possa darvi è proprio quello di renderlo il più leggero possibile, all’incirca il 10% del vostro peso.

Nonostante oggigiorno sia possibile notare, lungo il percorso, cumuli di pietre lasciate dai pellegrini in segno di espiazione di un proprio peccato, il religioso non riveste più la figura del típica. Di contro, il pellegrino è diventato una figura anomala: potrebbe essere un cristiano così come un ateo o un buddista, potrebbe essere colui il quale non tiene nessuna opinione a riguardo o quella persona che ha così tante opinioni in mente che ha bisogno di ricercare quella che ritiene più calzante con il suo essere.

Ma una cosa è certa: sono loro, nella loro diversità, il cuore pulsante del cammino di Santiago. Un’intera comunità in movimento, alla ricerca del proprio io.

 

 


 

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About Luana Pennestri

CORRISPONDENTE DALL'ESTERO | Il 17 Marzo del 1992, vedendo spuntare una chioma rossa, sua madre capì subito che quella “cosina” le avrebbe dato filo da torcere. Dopo gli studi artistici, intraprende la carriera universitaria in Giurisprudenza. Con lo zaino sempre in spalla, appassionata di cinema sin dal momento in cui da piccola scoprì il “Porco Rosso”, è in perenne ricerca dell’equilibrio tra euforia e tristezza.

2 pensieri su “Il cammino di Santiago di Compostela: un viaggio alla ricerca del proprio io

  1. Il Cammino chiama… prima ti affascina poi arriva il momento di andare… vivendo l’essenziale… il passo come metro di misura temporale… Va ben oltre la religione. Non si racconta, si fa… Incredibile esperienza da ripetere assolutamente soprattutto dopo questa lettura! Buen camino peregrinos! 😉

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