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Il bisogno di essere in ansia

Pubblicato il Pubblicato in Eureka, Recenti, Scienza e Salute

164911387-d4334a50-e9ee-4f02-95ff-19321dc500feLe emozioni riempiono e spesso conducono la nostra quotidianità. Alcune come la felicità e la gioia sono molto positive, mentre altre come la tristezza e la depressione possono rivelarsi alquanto negative. Tuttavia, le più interessanti sono le emozioni che non possono essere definite come totalmente buone o cattive. E quest’ultime sono anche le più comuni ed affascinanti: un perfetto esempio è l’ansia. Siete mai stati in ansia? Le persone la percepiscono quasi ogni giorno della loro vita e, per alcuni, è  una malattia terribile.

Ma che cos’è esattamente l’ansia? Se si cerca una qualsiasi definizione su un dizionario, troveremo scritto: uno stato caratterizzato da componenti somatiche, emotive, cognitive e comportamentali. A quanto pare, quindi, essa non ha connotazioni negative. Ciononostante, oggi siamo abituati a pensare che l’ansia sia una risposta controproducente del nostro organismo. In realtà, essere ansiosi significa essere pronti per qualcosa di sconosciuto che sta per accaderci. L’ansia è un’emozione che aiuta il nostro adattamento, che ci tiene distanti o ci fa superare dei potenziali pericoli. Essa funziona da sveglia e ci avverte quando ne abbiamo bisogno.

Dal punto di vista somatico e fisiologico, l’ansia si rivela con un’attivazione neurovegetativa che comprende il sistema limbico, la corteccia frontale, i nuclei vegetativi dell’encefalo ed il sistema nervoso. Quando ci sentiamo ansiosi, il nostro corpo inizia a reagire in modo diverso per ogni percezione strettamente legata ai cinque sensi. Infatti, se sentiamo un suono fuori luogo o ci troviamo in un posto particolarmente buio, il nostro “allarme” dell’ansia inizia ad avvertirci. Questo significa che i nostri tassi d’impulso possono aumentare provocando vertigini, dilatazione pupillare e tremolii. A nessuno piace provare queste sensazioni, ma alle volte è  necessario.

Circa un mese fa ho letto un libro dal titolo Intelligenza Emotiva – di David Goleman, medico e ricercatore americano – nel quale si riporta l’esempio di un errore chirurgico. Un uomo con un problema al cervello, viene operato per risolvere il suo disagio. Questo malfunzionamento era situato nella zona vicina alle connessioni tra le emozioni e le reazioni ad esse. I medici sono in grado di risolvere il suo problema, ma senza saperlo tagliano alcuni dei connettori emotivi dell’uomo. Dopo pochi mesi, il paziente torna a casa dall’ospedale e sua moglie non riesce più a riconoscerlo per le sue risposte glaciali, che non dimostrano alcun sentimento.

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Copertina del libro “Intelligenza Emotiva” di David Goleman, pubblicato in Italia dalla casa editrice Rizzoli a partire dal 1997

Quando il figlio della coppia in questione rimane coinvolto in un incidente il padre, dopo aver scoperto l’accaduto, rimane sul divano a guardare la televisione come se non fosse successo nulla d’importante. Egli non è più in grado di comprendere quali situazioni siano preoccupanti o meno, poiché il suo allarme dell’ansia è stato semplicemente disattivato dall’operazione.

L’ansia, inoltre, può avere degli effetti positivi. Ad esempio, per uno studente l’ansia può diventare stimolante, soprattutto prima di un test importante o un esame. Essa può essere un alleato nel momento in cui si presenta un ostacolo. Anno dopo anno, ho imparato che per me questa emozione è di vitale importanza. Ogni volta che non sento abbastanza pressione, i miei risultati sono peggiori dei tempi in cui, prima di un esame decisivo, mi sono sentita molto sotto pressione. <<Abbiamo scoperto che il cortisolo, un ormone rilasciato in risposta allo stress, può essere legato a scarse prestazioni oppure può contribuire al successo, per esempio nel caso di un test di matematica. Tutto dipende dall’atteggiamento mentale con cui lo studente affronta la prova>> ha espresso Sian Beilock, professore di psicologia presso l’Università di Chicago.

D’altro canto, l’ansia può avere anche degli effetti negativi e diventare persino patologica. Ci sono situazioni in cui essere ansiosi è solamente un male. <<I disturbi d’ansia colpiscono 6 milioni di italiani ma chi ne soffre è spesso portato a sentirsi un caso isolato>>, come spiega la ricerca condotta da uno studio europeo riguardante l’epidemiologia nei disordini mentali. Quando questa emozione si attiva in modo smisurato ed immotivato rispetto alla reale situazione che dobbiamo affrontare, essa può essere definita patologica, in quanto può complicare la vita di una persona e renderla incapace di affrontare anche le circostanze più banali. Alcuni allarmi di un disturbo diffuso sono la frequenza in cui si manifesta l’ansia, ad esempio quando diventa costante oppure quando si mescola alla paura ed alle fobie, così da modificare e condizionare la vita di un individuo.

Come afferma Walter Inglis Anderson, pittore statunitense del ‘900: <<Ansie e paura producono energia. Dove indirizziamo questa energia influenza in modo considerevole la qualità della nostra vita. Concentratevi sulla soluzione, non sul problema>>.

In sintesi, l’ansia è un’emozione che non ci piace per i suoi sintomi e si è abituati a considerarla, quindi, come un insieme di brutte sensazioni. Tuttavia, quest’ultima ci rende “consapevoli”. Una certa quantità di ansia è da ritenere utile nella nostra quotidianità, ma quando diventa esagerata può limitare l’individuo, può tramutarsi in panico e, quindi, in una patologia. E quando una tale emozione diventa molto frequente, ciò indica che l’individuo non riesce a vivere in equilibrio con i propri bisogni ed i propri desideri.

 

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About Corinna Rombi

REDATTRICE | Nata a Siena nel 1991, è laureata presso la John Cabot - Università americana a Roma, in comunicazioni, media e marketing. Durante gli studi vive prima a New York e poi a Miami, dove sviluppa la sua passione per la fotografia e la recitazione.

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