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Il bipolarismo del Venezuela

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Che Stato è quello del Venezuela? È uno Stato impotente quando deve combattere la corruzione e le organizzazioni criminali. È uno Stato debole quando deve investire nelle industrie per cercare altre vie di introiti al di fuori del petrolio. È uno Stato incapace di difendere i suoi cittadini e di garantire loro l’accesso ai beni di prima necessità, come il pane, i medicinali e le strutture sanitarie di base, come una sala operatoria attrezzata degli strumenti essenziali.

È invece uno Stato forte quando deve espropriare le industrie petrolifere per nazionalizzarle. È uno Stato determinato nel portare avanti la riforma costituzionale, quella che porterebbe nelle mani del Presidente Nicolás Maduro un potere quasi dittatoriale. È uno Stato duro e repressivo quando cerca di affogare nella violenza e nel sangue le rivolte che si oppongono al Governo chavista in carica. È, infine, uno Stato consapevole delle sue contraddizioni quando cerca di oscurare la realtà degli ospedali dall’occhio delle telecamere e dei giornalisti, quando mette a tacere giornali ed emittenti televisive e radiofoniche indipendenti, lasciando El Nacional come una delle ultime testate che ancora difendono la libertà di espressione. Quella libertà di dire no e di urlare basta che ancora porta in strada milioni di manifestanti i quali non hanno paura di esprimere il proprio dissenso nei confronti del Governo per via delle condizioni pietose in cui ormai versano.

 

In un anno è più che raddoppiato il numero di venezuelani che non possono permettersi due pasti al giorno
In un anno è più che raddoppiato il numero di venezuelani che non possono permettersi due pasti al giorno

 

L’ultima manifestazione è avvenuta pochi giorni fa, Giovedì 20 Luglio. Dall’inizio della rivolta sono circa cento le persone uccise dall’esercito e dalle forze di polizia chiamate a reprimere e a mantenere l’ordine durante le manifestazioni, centinaia e centinaia di arrestati e migliaia di feriti. Non è il primo dei cortei né sarà l’ultimo, nonostante le violenze. Sono mesi, ormai, che il Venezuela è collassato. Basta effettuare una ricerca su un qualsiasi giornale online: alla parola chiave «Venezuela» la pagina è inondata di notizie di scontri e di crisi. «Il Venezuela deve evitare la guerra civile», «Migliaia di manifestanti in Venezuela», «Morte di un manifestante in Venezuela» e così via; scorrendo per giorni e giorni a ritroso, si scopre che lo stato sudamericano non vede pace da mesi e mesi.

Quello di Giovedì 20 Luglio, è stato uno sciopero generale indetto contro il piano del Presidente Maduro di riscrivere la costituzione. Del tutto indifferente dell’esito del referendum simbolico, dove il 98% dei venezuelani si è detto contrario alla riforma costituzionale, Maduro ha programmato per il 30 Luglio il voto parlamentare per l’approvazione dell’istituzione dell’Assemblea Costituente. I punti principali della riforma costituzionale riguarderanno il carico di pesi e di contrappesi di potere nelle mani delle Presidente nonché dei metodi di elezione del Governo e dell’assegnazione dei seggi parlamentari. Tramite elezioni facilmente controllabili e appropriazione della maggioranza parlamentare in caso di vittorie anche risicate, sono tutti concordi nel sospettare che questa riforma non porti altro che a una deriva dittatoriale; il che equivale a gettare benzina sul fuoco. Come già detto, sono mesi che il Venezuela è in agitazione, in primis per la mancanza di cibo e medicinali. Le persone sono costrette a ricorrere alla borsa nera o a fare, nei giorni stabiliti dalle ultime tre cifre della carta di identità, file di ore e ore e ore al di fuori dei supermercati per accaparrarsi un po’ di cibo. La mortalità infantile è in crescita così come il numero di persone malnutrite, in pochi riescono a fare due o più di due pasti al giorno. Da dove nasce tutta questa povertà? Di certo il fatto che il Venezuela abbia basato le proprie ricchezze e i profitti dello Stato solo sulla produzione petrolifera ha inciso profondamente sulle sorti della popolazione nel momento in cui il prezzo del petrolio è calato drasticamente.

 

Variazione del prezzo del greggio negli ultimi 6 anni
Variazione del prezzo del greggio negli ultimi sei anni

 

Si intuisce facilmente come, venendo a mancare la principale fonte di guadagno dello Stato venezuelano, il Paese abbia iniziato ad affannare, ma non è solo questo. Il Venezuela sta ancora pagando ancora lo scotto del Socialismo chavista che ha nazionalizzato le industrie, ha ridistribuito le ricchezze e diminuito la povertà ma al contempo non ha combattuto la corruzione e il clientelismo, non ha investito in nuove produzioni e non ha creato nuove opportunità. È stato così che i prelievi costanti e i pochi rimpinguamenti delle casse statali hanno fatto scoppiare le bolle riducendo il Paese letteralmente in ginocchio. Le riserve di valuta estera sono 1/3 rispetto a quelle del 2009 e la Cina è il maggiore creditore del Venezuela. L’esecutivo deve decidere se evitare l’insolvenza con Pechino o se preoccuparsi delle necessità del popolo. Avere le maggiori riserve di greggio al mondo è ben poca cosa se ai cittadini è negata la possibilità di curarsi, se i medici devono operare nelle sale operatorie aiutandosi con la luce degli smartphone e se lavorare significa guadagnare un dollaro al giorno e non poter riuscire a comprare un solo tozzo di pane.

I venezuelani lo sanno e lottano per affermare il loro futuro e il diritto di farne parte nel migliore dei modi possibili, nonostante le violenze e i tentativi di dittatura.

 

 


 

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About Stella Sacco

REDATTRICE | Classe 1986, con doppia cittadinanza italiana e napoletana. Giornalista con una laurea triennale in Scienze della Comunicazione a Napoli e una magistrale in Scienze Politiche a Bologna. È curiosa e si interessa di tutto, in particolar modo di politica & attualità e di marketing & comunicazione. Tra esperienze lavorative in copywriting e concerti, sogna un futuro in qualunque posto del mondo.

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