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“Hyper Light Drifter”: il gioco nato da una malattia cardiaca

Pubblicato il Pubblicato in Joystick, Musica e Arti Visive, Recenti

Di giochi Indie ne escono in continuazione e orientarsi tra i vari titoli può essere davvero impegnativo. Abbiamo già parlato di Stardew Valley e di altri titoli interessanti per riflessioni ulteriori. Tra di loro aggiungerei quindi un altro gioco che mi è capitato sotto mano recentemente, per quanto la sua uscita risalga a luglio 2016: Hyper Light Drifter.

 

Il protagonista del gioco che guarda dall'alto il mondo caduto in rovina
Il protagonista del gioco che guarda dall’alto il mondo caduto in rovina

 

In questo ennesimo RPG, dalla grafica 16-bit retro-style, ci sono sicuramente tutte le caratteristiche che gli consentono di distinguersi dalla grande massa degli sviluppatori indipendenti. Nato come progetto su Kickstarter, dalla mente di Alex Preston, il titolo avrebbe avuto bisogno di 27.000 $ per il suo sviluppo: ne ha ottenuti più di 600.000 $. Grazie a questi fondi è stato quindi possibile allargare il team di sviluppo per portare a compimento un gioco di tutto rispetto.

Appena iniziamo a giocare notiamo che non ci viene spiegato alcunché. Ci ritroviamo a comandare un personaggio malaticcio, che spesso tossisce sangue e fatica a camminare. Non c’è alcun dialogo e la spiegazione delle meccaniche di gioco è talmente minimale che è tutta da scoprire man mano. Ciononostante qualcosa possiamo intuirlo, poiché le musiche e le animazioni ci fanno capire di trovarci davanti a un mondo in qualche modo caduto in rovina, nel quale è necessario lottare per ripristinare una forma di benessere.

 

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Riuscite a capire anche voi che qualcosa non va?

 

Il perché dell’ambientazione è direttamente spiegato dall’autore del gioco, che ha voluto strutturare la trama come metafora del suo dolore reale: egli è infatti nato con una malattia cardiaca congenita, che l’ha costretto ad affrontare negli anni un’infinità di visite mediche e altre complicazioni cliniche. Per questo il personaggio è continuamente in difficoltà negli spostamenti, affanna, e il giocatore fa fatica ad avanzare in alcuni punti del gioco. In più la stessa casa di produzione, che all’attivo presenta solo questo titolo al momento, prende il nome proprio da qui, ossia Heart Machine.

A rendere il gioco accattivante è senz’altro la sua similitudine ai vecchi titoli per SNES (il Super Nintendo) di Zelda, in particolare a The Legend of Zelda e a Link to the Past. Effettivamente clonare caratteristiche di un grande classico risulta una strategia vincente, come ben sappiamo; in più le battaglie con i nemici non sono mai banali e risultano via via più difficoltose. E trovare videogiochi impegnativi non è scontato e in questo caso è un motivo di pregio.

 

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Dall’art design si può subito notare il gusto rétro e la similitudine con i vecchi titoli del Super Nintendo

 

Le caratteristiche di gioco di ruolo sono ampiamente sfruttate perché la trama ci costringerà spesso a ritornare sui nostri passi per ri-avventurarci in aree di gioco già visitate. La mappa di gioco è infatti divisa in cinque settori principali: una città in cui siamo al sicuro e altre quattro zone, orientate secondo i punti cardinali, piene di nemici contro cui lottare. È fondamentale alternare l’esplorazione tra le varie parti della mappa per ottenere nuovi oggetti, aumentare le statistiche delle armi e rendere possibili le battaglie future, che risulterebbero altrimenti impossibili, non solamente difficili. Il nostro personaggio, Drifter, possiede infatti una spada e deve imparare delle nuove abilità per utilizzarla al meglio; ma può utilizzare anche delle armi da fuoco, come pistole e fucili, che andranno anch’essi potenziati.

Oltre alla trama principale ci sono vari segreti da scoprire in questo mondo in cui è evidente che manchi qualcosa: strani monoliti, vari tipi di costumi per personalizzare l’estetica di Drifter nonché mini-giochi da fare in città, che sono delle vere e proprie sfide di abilità. Questo perché le meccaniche dei combattimenti non ci permettono di premere bottoni a caso credendo che così faremo più attacchi e più danni. No: possiamo colpire con la spada, sparare o “fare degli scatti”, ma è con l’abilità di combinare queste azioni che nascono dei combattimenti accattivanti. Non capire questo porta a morire in continuazione, appunto perché non abbiamo di fronte un videogioco facile.

 

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Pistola, spada e dramma

 

Aggiungiamo a questo ambiente, come dicevamo, le musiche. Se ne è occupato Disasterpiece, già autore di colonne sonore per altri big degli indie game come, Fez di cui abbiamo già parlato, e anche di film horror come It follows. Le composizioni riescono a dare la giusta sensazione di ansia che il mondo in cui ci troviamo è costretto a vivere, rendendo le battaglie cariche di tensione e i momenti passati in città paradossalmente tranquilli, anche se la sensazione di desolazione è una costante che non ci abbandonerà mai. Curioso come l’autore abbia detto in un’intervista che preferisce utilizzare solamente strumentazione digitale e pochissime macchine fisiche: se stiamo abbastanza tempo in città riusciremo a sentire infatti la melodia di una chitarra che porta con sé una forte sensazione di malinconia.

E ora un po’ di dettagli tecnici che permettono meglio di capire ancora una volta l’affascinante ma impegnativo lavoro degli sviluppatori indipendenti. È indubbio che produrre un gioco di successo, con pochi mezzi e tanta ricchezza di contenuti, sia retaggio di molti programmatori, ma pochi ci riescono e molti devono fare i conti con la frustrazione del fallimento. Il budget a disposizione in questo caso c’era e gli sviluppatori hanno utilizzato Game Maker, un software proprietario studiato per creare videogiochi, che si integra con altri linguaggi per poter migliorare parti specifiche di codice. Nonostante ciò non significa che il lavoro sia semplice, perché il design e le animazioni del gioco sono ben curate tanto da rendere il gioco facilmente riconoscibile.

Al momento Hyper Light Drifter è disponibile su varie piattaforme ed è un’esperienza che consiglio a tutti; non dura troppe ore di gioco e sarete però in grado di immergervi in un’atmosfera cupa e malinconica adatta per queste sere di Inverno da passare a casa al caldo (nonostante il gioco sia uscito in Primavera).

Per i più curiosi, Vice ha fatto un piccolo documentario sul making-of del gioco: ve ne consiglio la visione.

 

 


 

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About William Zancan

COLLABORATORE | Vive in Provincia di Treviso, laureato alla magistrale in Scienze Filosofiche presso l'Università degli Studi di Padova. Nutre svariati interessi tra cui la musica, il gaming, la scienza e lo sviluppo tecnologico. Vorrebbe esserci quando il primo uomo atterrerà su Marte.

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