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Revival da paura: i mostri dello sport Anni ’90

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horror-21epp8yLa Columbia TriStar Motion Picture Group, di proprietà della giapponese Sony Picture Entertainment, è la casa di produzione cinematografica che più di tutte ha da sempre dato forma alle sfaccettate fantasie umane. Pellicole come Hook-Capitan Uncino, Jumanji, Terminator IIGodzilla e un’infinità di altre produzioni hanno rappresentato il nostro multiforme ingegno. Negli Anni ’90 la casa nipponico-americana decise di mettere in scena quattro delle storie di paura più famose mai immaginate. Siamo negli Anni ’90: il cinema americano spopolava letteralmente. Ci si può permettere un ritorno al gotico e all’horror: il pubblico apprezza (lo dimostrerà anche il successo planetario dal ’96 in poi del videogame Resident Evil). Dal 1992 al 1996 vennero prodotti:

 

  • Dracula di Bram Stocker con Gary Oldman, Keanu Reeves, Anthony Hopkins e Winona Ryder ;
  • Frankenstein di Mary Shelley con Robert De Niro, Elena Bonham Carter e Kenneth Branagh ;
  • Wolf – la belva è fuori con Jack Nicholson e Michelle Pfeiffer ;
  • Mary Reilly (trasposizione di Dr. Jekyll e Mr. Hyde) con John Malkovich, Julia Roberts e Glenn Close .

Semplicemente leggendo i nomi dei cast si comprendeva la portata dell’intento: attori dal talento sconfinato per portare in scena storie terrificanti. Non è un caso che la terminologia gotica dell’horror sia stata impiantata, poi, in altri ambiti lessicali. La diffusione si nota principalmente nel linguaggio cinematografico:si parla di interpretazione mostruosa, da brividi, terrificante, inquietante. Tale terminologia, presa fuori dal proprio contesto ha poi contaminato pian piano altri ambiti, fino ad arrivare allo sport. Nella lenta ma inesorabile rivoluzione del commento sportivo dai compassati ed eleganti racconti Anni ’60 (trasmessi più per radio che per tv) alle barocche telecronache moderne (in cui lo spettatore vede ogni cosa della partita, e il commentatore deve inventare ogni espediente possibile per coinvolgere ed esaltare l’ascoltatore) si è giunti all’utilizzo della terminologia afferente alla sfera dell’orrido per descrivere le gesta di uno sportivo: tiro terrificante, giocatore mostruoso e via discorrendo, in un climax di espressioni che sfumano il concetto di sport e sublimano quello di spettacolo irrazionale.

E’ un caso, forse, che le telecronache abbiano compiuto il passo decisivo di tale evoluzione proprio negli Anni ’90? Non direi. Esistono figure sportive di quegli anni che ricordino le quattro figure spettrali dell’armata del terrore composta dalla Tristar? In mia opinione sì, ecco quattro brevi storie di autentici “mostri dello sport” negli Anni ’90:

  • Dracula di Bram Stocker Seattle SuperSonics: il vero vampiro degli Anni ’90 sarebbe Michael Jordan, di cui vi ho già parlato: va via, sembra finito e torna assetato del sangue dei suoi avversari. Ma chiaramente il paragone con il film non regge, per due motivi: il film è composto da un grande cast (Michael lo ha ma è chiaramente IL protagonista) e soprattutto Dracula non vince, Michael vince continuamente. Dunque il paragone più diretto è quello con gli avversari del ’96 di MJ: i Seattle SuperSonics di Shawn Kemp e Gary “The Glove” Payton. La squadra ha tutte le caratteristiche del film: un cast da ricordare e un’atmosfera da brividi. La Seattle degli Anni ’90 è un posto irripetibile. Siamo nella patria della coffee culture (qui nasce Starbucks). Nei caffè di Seattle si vive di cultura:si scrive, si legge, si compone musica. A Seattle scriverà Tim Robbins e nella “città dello smeraldo” nascerà il grunge: Nirvana, Soundgarden, Alice In Chains, Green River e Pearl Jam. Il tutto amalgamato dalla pallacanestro. Se i Green River prendevano il nome da un famoso serial killer, i Peal Jam inizialmente si chiamavano Mookie Blaylock, in onore di un cestista che giocava con la maglia numero dieci (Ten fu anche il nome del loro primo album). Un humus culturale irripetibile. Un regista, Cameron Crowe, decise di mettere insieme questi elementi di Seattle nel film Singles e la battuta più esilarante del film è recitata da un cestista di Seattle: Xaver McDaniel.

I SuperSonics sono sospinti da questo ambiente. Ma perdono. Se Dracula incontra Van Helsing, Seattle incontrerà l’ammazza-vampiri più temibile dell’epoca: Jordan. La squadra è distrutta, si sfalda e muore. Nel 2008 i Sonics emigrano a Oklahoma City. Da qualche anno si vocifera di un ritorno di questi vampiri, sepolti nel Nord-Ovest degli Stati Uniti. Dunque magari torneranno un giorno cantando Alive dei Pearl Jam.

 

  • Frankenstein di Mary Shelley – Il Barça di Johan Cruijff: Robert De Niro è la creatura di Kenneth Branagh nel film in questione. Negli Anni ’90 la FC Barcelona è la creatura di Johan Cruijff, creata a sua immagine e somiglianza. Cruijff è un innovatore assoluto, magari a volte ritenuto pazzo, ma la creatura è assolutamente irripetibile. Vince la prima Coppa dei Campioni della storia blaugrana nel ’92 (dall’anno dopo si chiamerà UEFA Champions League). E’ un genio folle: entra 10 minuti dopo la partita negli spogliatoi per permettere ai suoi giocatori di insultarlo, fonda tutto il proprio calcio sull’amore verso la palla, trasmette tutto sé stesso alla squadra. Dei paradossi della creatura di Cruijff si poteva ridere, esattamente come accadeva a Frankestein. Gli interpreti sono eccellenti: Koeman, Guardiola, Begiristain, Laudrup, Romario e Stoichkov. Li chiamano Dream Team. Un ibrido perfetto. Esattamente come nel romanzo la creatura non ha possibilità di sopravvivere. Poco dopo Cruijff viene cacciato da Barcellona: esattamente come nella scena finale del film, in Catalogna, rimane la creatura sola, senza il suo grande padre.

 

  • Pete-Sampras
    Pete Sampras (1971) è un ex tennista statunitense. Vincitore di 14 Grand Slam, è considerato uno dei più grandi tennisti della storia

    The Wolf – la belva è fuori, Pete Sampras: la caratteristica principale del licantropo è quella di trasformarsi in un lupo nelle notti di luna piena. La sistematicità della trasformazione inquieta l’osservatore più dell’imprevedibilità della stessa. Meglio ancora se il lupo è interpretato da un maestro dell’horror come Jack Nicholson. Anche un maestro della racchetta come Pete Sampras è stato capace di trasformarsi nel corso degli Anni ’90. Se Jack è diventato lupo al chiaro di luna, Pete Sampras diveniva un mostro della racchetta ancor più inaffrontabile quando, a luglio, calcava l’erba di Wimbledon. Tra il ’93 e il 2000 ha vinto 7 titoli nel torneo più prestigioso del mondo. Come in ogni film horror gli avversari sapevano che stava per arrivare una sconfitta,ma erano inermi. Vinceva le partite con una facilità irrisoria, realizzava un numero irreale di punti con la seconda di servizio. Sampras ha vinto su ogni superficie e Nicholson ha recitato in ogni genere di film ma Pete a Wimbledon è stato con la racchetta un incubo paragonabile al miglior Jack delle interpretazioni di Shining, Joker e The Wolf.

 

  • Mary Reilly: Dražen Petrović è, secondo un gran numero di esperti, il giocatore europeo di basket più forte della storia, “il Mozart dei canestri”. Teneva delle medie letteralmente da paura sin dall’età di sedici anni. E’ riuscito ad abbattere il muro dei pregiudizi verso i giocatori europei in NBA. Ed allora perché paragonarlo al Dr. Jekyll e Mr. Hyde con John Malkovich? Stiamo parlando di due personaggi bipolari e compulsivi. Dražen è una medaglia con due facce opposte: fantasia pura in campo e lavoro duro e maniacale per dieci ore al giorno in palestra. Era ossessionato dall’idea di essere il migliore, ossessivo nei confronti dei valori portanti della propria vita. Era croato, siamo alla vigilia della Guerra dei Balcani. Un giorno ,ai mondiali di basket del 1990, un suo compagno serbo nella squadra jugoslava dominante di quegli anni, Vlade Divac (suo compagno di camera sin da quando avevano 16 anni) strappa una bandiera croata dalle mani di un tifoso. Dražen lo viene a sapere dai giornali e non gli rivolgerà mai più la parola. Una persona così divertente in campo poteva essere così glaciale fuori? E’ il Dr. Jekyll e Mr. Hyde dei campi da basket. L’altro elemento in comune con in film è la presenza di una donna. Nel film c’è Julia Roberts, nella vita di Dražen c’è la sua fidanzata, nonché futura moglie di Oliver Bierhoff. Questa donna entra purtroppo in scena nel modo più tragico: era lei a guidare la Wolkswagen Golf di Drazen il giorno dell’incidente in Germania che lo portò via per sempre nel sonno. Il finale della storia è horror puro. I tedeschi non avevano bare tanto grandi da contenere il corpo di Dražen (195 cm) e dovettero dissanguarlo completamente per farlo entrare nella bara. Quando Stojan Vrankovic, compagno di squadra di Dražen (omone di 218 cm), lo seppe, voleva strangolare i funzionari tedeschi che avevano effettuato un tale orrore. Ci lasciò così una figura romanzesca dello sport.

Questo tour tra i talenti più terrificanti degli Anni ’90 non poteva che concludersi con un tributo a Dražen, la cui eredità è la più sentita ai giorni nostri.

 

 

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About Jacopo Gramegna

REDATTORE | Classe 1996, ex cestista ed ex Parlamentare Regionale dei Giovani in Puglia, diplomato al Liceo Classico. Attualmente è studente di Giurisprudenza d'Impresa presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro". Divoratore instancabile di film e studioso di tattica sportiva, nutre una passione viscerale per i racconti che gravitano attorno ai campi da gioco. Si diletta in uno storytelling che possa far convergere le sue numerose anime.

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