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Hackerare se stessi: bentornato “Mr. Robot”

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Sam Esmail, classe 1977, è la mente che si cela dietro "Mr Robot"
Sam Esmail (1977) è un regista, produttore cinematografico e sceneggiatore statunitense. È la mente che si cela dietro “Mr. Robot” (2015)

Avete presente Belén Rodriguez nello spot della prima stagione di Mr. Robot targato Mediaset Premium? Ecco, adesso facciamo un parallelismo azzardato: è come se Ana Laura Ribas avesse scimmiottato Laura Palmer per promuovere Twin Peaks nei primi Anni Novanta. Con questo non vogliamo certo sostenere (ma c’è chi l’ha fatto) che Sam Esmail sia il nuovo David Lynch e che Mr. Robot sia l’evento televisivo più importante degli anni 2010. E’ semplicemente un modo per ribadire che questa roba qui con lo showbiz italiano c’entra poco, anzi niente.

Chi è Sam Esmail? Quasi quarantenne, americano di origini egiziane, ha esordito alla regia con una commedia romantica very indie (Comet) e ha curato il soggetto di Mockingbird di Bryan Bertino. Tutto qui. Poi la molla, inevitabile, originata dalla Primavera araba del 2011. Il desiderio, soprattutto, di raccontare una storia di gioventù e di insoddisfazione.

<<Questa generazione ha sfruttato i social media e la tecnologia, strumenti che la vecchia controlling generation non sapeva utilizzare. Hanno usato la rabbia in modo produttivo, portando un cambiamento positivo>>.

Il mondo degli hacker è il contesto, è lo scenario entro cui si sviluppano le dinamiche inter-soggettive, un quadro che non assorbe mai il nucleo centrale del racconto. Quello che vede protagonista Elliot, interpretato da Rami Malek. Ha trentacinque anni, ma il volto pulito di un adolescente.

E’ nato a Los Angeles, ma è chiarissimo quanto anche in lui scorra forte il sangue egiziano (il padre lavorava come guida turistica al Cairo): non a caso fu scelto per il ruolo del faraone Ahkmenrah nei tre capitoli di Una Notte al Museo. Elliot Alderson, che a Malek ha rubato il volto, ha iridi di ghiaccio e occhiaie profonde come le crepe sui muri del suo appartamento. Parla di rado, se escludiamo i monologhi interiori con il proprio amico immaginario (nientemeno che lo spettatore, alla faccia della rottura della quarta parete!). Ingegnere informatico presso la AllSafe Security, in realtà inafferrabile hacker, il ragazzo è depresso, socialmente disturbato e ossessionato dalla “mano invisibile”, quella che ci controlla ogni giorno a nostra insaputa. Una delusione-disillusione nei confronti della società impersonata dalla colossale E Corp (ma dopo il primo episodio sarà conosciuta da tutti come Evil Corp, tanto per non generare dubbi).

Poi la speranza, la luce inquietante della fsociety (f come Fuck, ma in fondo anche un po’ Free) fondata dal signor Robot del titolo: un Christian Slater che prosegue la sua bizzarra carriera nei panni di un nerd rompiscatole che in realtà è un pericoloso criminale insurrezionalista. Stempiato, con quel cappellino calato sulla testa, chi mai potrebbe dargli ascolto? Elliot ovviamente, ma non con le modalità classiche del rapporto maestro-allievo in stile Karate Kid.

Rami Malek (35) ha esordito sul grande schermo nel 2006 con "Una Notte al Museo". Adesso è uno dei sex symbol più apprezzati di Hollywood.
Rami Malek (1981) ha esordito sul grande schermo nel 2006 con “Una Notte al Museo”. Adesso è uno dei sex symbol più apprezzati di Hollywood

Mr. Robot funziona anche (e soprattutto) grazie alla capacità di inventare twist improvvisi, riuscendo allo stesso tempo a celare fino in fondo quelli più ovvi. E non finisce qui. Ci sono buchi di sceneggiatura grossi come crateri lunari (qualcuno che si ricordi di Shayla nell’ultima ora e mezzo della stagione?) coperti con la nonchalance propria dei campioni; citazioni scontatissime che diventano intriganti per la sola contestualizzazione (Where is my mind? Ma davvero?); un episodio intero che meriterebbe la standing ovation per il coraggio con cui ce lo hanno sbattuto in faccia (eps1.3_da3m0ns,mp4, ovviamente). Il coraggio, collante fondamentale di questa serie TV. Digitalizzazione della vita, alienazione, rivoluzione mediatica, rapporti virtuali: Mr. Robot non si ferma mai, neppure per un secondo, a spiegare allo spettatore cosa sia un proxy, un exploit, un honeypot. Non gli interessa accompagnare lo sventurato attraverso situazioni didascaliche. Non risolve mai i cliffhanger nel modo più automatico. Viviamo in un mondo crudele, dopotutto. Dove giovani in completo Armani pagano senzatetto per sfogare la propria rabbia a suon di cazzottoni e dove l’unica salvezza per i ricordi è in una serie di polverosi CD-ROM.

Come avrete capito, ci sono molte cose che non funzionano e che nonostante tutto sembrano funzionare. Questa è probabilmente la vera, meravigliosa forza della prima stagione di Mr. Robot, quella che le ha fatto guadagnare i favori di pubblico (il finale di stagione è stato seguito da 1,2 milioni di spettatori) e critica (Miglior Drama ai Golden Globe), oltre ad aver rappresentato la rinascita di USA Network.

La serie, annunciata dalla tagline "Who Is Mr Robot?", è stata rinnovata per la seconda stagione ancor prima dell'esordio.
La serie, annunciata dalla tagline “Who Is Mr Robot?”, è stata rinnovata per la seconda stagione ancor prima dell’esordio

La premiere della seconda stagione è stata trasmessa il 13 Luglio, per la prima volta sotto forma di doppio episodio: letteralmente, vista l’apertura con l’enorme scritta PART ONE e la presenza di un elegantissimo intervallo. Si ricomincia (più o meno) da dove ci eravamo lasciati, dopo la “Pearl Harbor informatica” che ha sconvolto la popolazione mondiale. Ed è di nuovo la disumanizzazione a dominare la scena (una semplice protesi, mostrata appena, trasmette un’angoscia impressionante à la Io, robot): Apple Watch, pannelli di controllo centralizzati con cui accedere a tutte le funzioni della propria abitazione, schermi in ogni dove contrapposti alla semplice desuetudine di un diario. Come se fosse davvero possibile tornare ad uno stile di vita “analogico”, per sventare l’autodistruzione.

E’ il controllo il vero problema dell’umanità? E soprattutto, cosa ha fatto Elliot per finire a vivere con la madre? Cosa è accaduto dopo quella porta aperta sul nulla con cui ci aveva lasciato il season finale? Ci vorrà un po’ di pazienza. Nel frattempo il nostro eroe entra in un loop apparentemente irrisolvibile (Lupe Fiasco canta Daydreamin’ mentre lui ripete le medesime azioni all’infinito). Darlene ha assunto il comando della fsociety, si fa nuovi nemici (il tagliente avvocato della Evil Corp, Susan Jacobs) e distrugge smartphone per tenere a bada i colleghi-sottoposti. In tutto questo, l’inquietante Tyrell continua a latitare.

Come pronosticabile, assistiamo ad un recupero repentino dei temi e dei rapporti già apprezzati nei primi dieci episodi (questa stagione ne conterà dodici), ma al contempo Mr. Robot rassicura i fan con una dose ulteriore di carne al fuoco. Di fronte ad un personaggio che ci lascia ve ne sono altri pronti a creare diversi problemi. Di fronte al solito richiamo a Fight Club ci sono molte idee azzeccate (i riferimenti a Seinfeld come occasione per interloquire direttamente con lo spettatore, gli sprazzi di violenza nei luoghi e nei momenti giusti, la rivolta come proiettile che fa fuori soprattutto gli innocenti). Servirà tempo per capire se Sam Esmail ha ancora qualcosa da dire alle nostre orecchie tumefatte dai programmi spazzatura.

Per il momento ci godiamo le sue nuove paranoie anarcoidi: un manipolo di ventenni che tagliano le palle al toro di Wall Street vi sembra un’immagine da poco?

 

Piacere_il_tuo_nemico_giurato
“Piacere, hai presente Red & Toby?”

 


 

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About Mattia Carapelli

REDATTORE | Nato a Siena il 15 Giugno del 1991, studia presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Siena. Lettore onnivoro e cinefilo convinto, nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Ironica", con la casa editrice Montedit.

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