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Guy Verhofstadt: ritratto di un instancabile europeista

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Aula di Strasburgo dove si svolgono le sessioni plenarie del Parlamento Europeo
Aula di Strasburgo dove si svolgono le sessioni plenarie del Parlamento Europeo

Un nome impronunciabile per chi viene dalla terra di Cervantes o di Dante. La stoffa del leader ed una capacità oratoria che rapiscono, ogni volta, l’attenzione dei membri del Parlamento Europeo, la cui aula fu infiammata dalle parole forti e decise del suo indimenticabile discorso ad Alexis Tsipras, quando il Grexit stava quasi per diventare realtà. Il video del suo celebre appello al coraggio del Primo Ministro ellenico è stato condiviso per mesi sui social network, assumendo la forma di un manifesto di quell’Europa che deve essere riformata partendo dal basso, dalle aspettative dei cittadini.

Stiamo parlando di Guy Verhofstadt, ex Primo Ministro belga ed ora Presidente del gruppo politico dei liberali (ALDE) al Parlamento Europeo, il Baby Thatcher – chiamato così per le sue misure in materia economica – è rimasto al Governo per ben nove anni: una durata insolita per un Paese dal meccanismo istituzionale infernale. Stiamo parlando dell’uomo che fu capace di una manovra politico-economica quasi leggendaria: colui che fece calare il debito pubblico del Paese (uno dei più tassati al mondo) da quasi il 140% del PIL all’84% in 14 anni, il tutto senza intaccare in maniera irreversibile l’istruzione e il welfare.

Nato a Ghent, nonostante le origini fiamminghe Verhofstadt mostra spesso un fervore ed una passione che ricordano quasi un latino, risultando in un mix tra pragmatismo ed emotività che ne fanno una figura di riferimento all’interno del panorama politico di Bruxelles. Non a caso, George Bush ne rimase impressionato durante le negoziazioni per il Protocollo di Kyoto, tanto da confidare a Tony Blair di essere stupito dal fatto che un politico belga, il cui Paese non è nemmeno nel G8 (ma che all’epoca, nel 2001, era alla Presidenza di turno al Consiglio), contasse in questa misura in Europa.

Dotato di una creatività che sfrutta non solo in politica ma anche in cucina, di cui è appassionato, nutre un amore sconfinato per la cultura e l’arte italiana, scegliendo non di rado assistenti provenienti dal Bel Paese. Occhi di ghiaccio e postura algida, si scioglie in gesti che ricordano quelli dei nostri connazionali, quando entra nel cuore di una discussione nelle aule di Bruxelles e Strasburgo. Iniziò la sua carriera politica ai tempi degli studi in legge, conclusi all’età di 23 anni. Federalista convinto ed appassionato europeista, ha tentato per ben due volte di essere eletto alla Commissione Europea, pagando con la sua dura opposizione alla guerra in Iraq il veto di Tony Blair, il quale lo definì oltretutto <<too much Brussels>>, riferendosi al suo impegno per una maggiore integrazione politica, oltre che economica, tra gli Stati membri. Un’attitudine storicamente avversa alle ambizioni del Regno Unito.

Ghent, città originaria di Verhofstadt
Ghent, città natale di Guy Verhofstadt – Belgio

Tra le priorità del programma che presentò alle Elezioni Europee del 2014, spiccano la creazione degli Eurobonds e l’indirizzamento dei Fondi UE verso una maggiore attenzione all’innovazione, senza dimenticare il sogno di un’Unione Europea che condivida una difesa comune e una politica migratoria capace di sostenere le emergenze degli ultimi mesi, in nome della solidarietà – per ora solo de facto – tra gli Stati membri. Ultimamente, infatti, Verhofstadt ha dichiarato il proprio malcontento alla notizia della costruzione di un muro tra Ungheria e Serbia, richiamando la sostituzione del Trattato di Dublino con un sistema europeo di gestione delle richieste di asilo, con lo scopo quello di procedere all’allocazione dei rifugiati in maniera più equa.

Tuttavia, queste proposte che non bastarono a trovare il consenso, tra gli altri, degli deputati del MoVimento 5 Stelle, i quali non persero l’occasione per definirlo <<l’eurodeputato che colleziona poltrone>>, facendo riferimento ai numerosi incarichi che ricopre all’interno del settore marittimo belga (il porto di Anversa è uno dei più importanti d’Europa), che gli fruttano 12 mila euro al mese. In particolare, i MEP grillini temono che queste posizioni creino dei conflitti di interessi che lo possano coinvolgere <<in numerosi settori politici in cui il Parlamento Europeo legifera e su cui lo stesso, come deputato, deve votare>>, preoccupazioni che sono condivise da chi non vede di buon occhio il suo appoggio al TTIP: sostegno che, va detto, è condizionato al rispetto dei valori del nostro Continente.

Le critiche certamente, non mancano, nemmeno da parte dei vicini olandesi. Un ex collega, Van Overtveldt, lo ha definito <<un cane che abbaia alla luna>>: Verhofstadt si concentrerebbe solamente su questioni di lungo periodo, tra l’altro con un’imperdonabile, a suo dire, mancanza di realismo. Caratteristica, però, che è stata ben contraddetta dal successo delle misure economiche adottate alla fine degli Anni ’90 che, come già accennato, hanno praticamente dimezzato il debito pubblico del Belgio, uno dei pochi Paesi al mondo a soffrire in misura non invadente la diseguaglianza economica. Traguardo che si può raggiungere solamente con una forte inclinazione pragmatica e una buona capacità di persuasione, doti necessarie all’interno di un contesto bilingue come quello belga, in cui esistono due comunità dalle differenze piuttosto pronunciate in termini di priorità sull’agenda politica.

E se si può scorgere una certa dose di ingenuità, specialmente quando dà voce alla sua ambizione di cambiare i processi decisionali UE, affermando che le novità introdotte dal Trattato di Lisbona nel 2009 non sono sufficienti a garantire il grado di cooperazione tra i diversi organi che una tale istituzione sovranazionale dovrebbe possedere, è del tutto giustificata:

<<E’ proprio questo ciò di cui la nostra società ha bisogno: la convinzione di raggiungere degli obiettivi. E lui ha lo stesso entusiasmo che aveva agli inizi>>.

(Mathias de Clercq, nipote dell’ex Commissario Europeo WIlly, di cui Verhofstadt è stato Segretario politico).

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About Alessia Del Vasto

COLLABORATRICE | Classe 1994, di origini partenopee. EU Studies Fair Ambassador per POLITICO Europe, studia Scienze Politiche Internazionali presso l'Università di Pisa. Ha trascorso quest'anno accademico in Belgio, tra gaufres e case con i mattoncini rossi, per vivere quello che le piace definire "il sogno europeo".

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