GREXIT-e1420767293706

“Grexit”: perché la Grecia non deve abbandonare l’Euro-zona

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Quorum, Recenti
Alexis Tsipras è Primo Ministro della Grecia dal 26 gennaio scorso.
Dal 26 Gennaio 2015, Alexis Tsipras è Presidente del Consiglio ellenico

Nonostante le continue smentite da parte dei maggiori esponenti di Syriza, l’incontro tra Tsipras e Putin è sembrato agli occhi dei più maliziosi come parte di una strategia più ampia: la costruzione di un quadro di alleanze vitalmente necessarie, soprattutto all’interno di un contesto globale tumultuoso, una volta usciti da NATO ed UE. Nessuno vuole che la Grecia abbandoni l’Unione Monetaria Europea. Né il Governo greco, né i vertici di Bruxelles, tant’è che nessuno dei trattati approvati ha una sezione apposita per regolamentare decisioni di questo tipo, come a voler scongiurare qualsiasi ipotesi di recesso. Le conseguenze potrebbero essere fatali per entrambi, e si verrebbe a creare uno scenario che nessuno mai si augurerebbe, sia per un Paese ormai in ginocchio come il popolo ellenico, sia per un’Unione che fa fatica a trovare un’armonizzazione sul piano economico, ma soprattutto fiscale. Grexit, nome che viene utilizzato ormai dai giornali di tutto il mondo per riferirsi all’uscita della Grecia dall’UE, potrebbe significare la fine dell’Unione: una catastrofe di proporzioni immani.

Procediamo per tappe. Il primissimo provvedimento che il Governo greco prenderebbe in considerazione, nel caso in cui Grexit diventasse effettivamente realtà, sarebbe il passaggio dall’euro alla dracma, tramite la formula della decretazione urgente. Il tutto in un clima di tensione e, molto probabilmente, di scompiglio sociale: la fuga di capitali, non certo una novità per il popolo ellenico, porterebbe ad un danneggiamento irreversibile delle banche, e il Governo sarebbe costretto a introdurre restrizioni sul flusso di capitali, nonostante l’articolo 63 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) lo vieti espressamente.

Secondo gli analisti della Swiss Investment Bank UBS, se Paesi economicamente stabili come la Francia o i Paesi Bassi lasciassero l’Euro, andrebbero incontro ad una perdita del PIL pari al 20%. Per la Grecia, invece, significherebbe assistere ad un crollo del 50% solamente nel primo anno. La svalutazione dell’euro contro la dracma, secondo gli analisti di Goldman Sachs, potrebbe raggiungere nei primi dodici mesi una percentuale pari al 45%, portando ad un’inflazione che annienterebbe poi il potere d’acquisto dei Greci e che farebbe della Nazione una preda per tutte le imprese estere, con una buona dotazione di liquidità. Nonostante la svalutazione possa essere una buona soluzione nel lungo periodo, aumentando la competitività ellenica sui mercati globali, nel breve periodo costringerebbe Tsipras e i suoi Ministri a stampare più contanti. A quel punto si avrebbe qualcosa di peggiore: l’iperinflazione.

UpkPfA5XLjg3oRt7GdGWDHy5ZQgZWgFbdUF0L3PDn68=--tsipras_putin
Da sinistra verso destra: Alexis Tsipras, Vladimir Putin

Le vecchie obbligazioni, una volta completato il passaggio alla dracma, dovrebbero essere ripagate con la vecchia valuta. Per farlo, la Grecia si indebiterebbe ancor di più. Il debito pubblico dovrà essere in qualche modo finanziato sul mercato obbligazionario, ma qualsiasi investitore con un minimo di raziocinio chiederebbe un premio maggiore rispetto a quanto accaduto in passato, considerando che Atene non avrebbe più quella che sui mercati potrebbe essere considerata una sorta di garanzia: la protezione della BCE.

Veniamo a quelle che sarebbero le conseguenze per tutta l’Europa. Il contagio sarebbe inevitabile, e i mercati in fibrillazione si chiederebbero chi potrebbe essere il prossimo, tra i PIGS (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna), a lasciare l’Eurozona. Non a caso, il Fondo Monetario Internazionale ha più volte pregato l’Unione di utilizzare tutti gli strumenti necessari per evitare il diffondersi della turbolenza greca in altri Paesi. La Grecia, completamente isolata con il suo nuovo debito e la sua nuova valuta, diventerebbe un mercato poco attraente per qualsiasi imprenditore. Allo stesso modo l’Europa farebbe fronte ad una mancanza di credibilità: si dissolverebbe, lasciando le ceneri al vento, un progetto economico, oltre che politico, costruito con tantissima fatica alla fine dell’immensa tragedia della Seconda Guerra Mondiale.

Pierre Moscovici, incaricato alla Commissione Europea per gli Affari Finanziari e Politici, ha messo in guardia tutti, recentemente, affermando che Grexit potrebbe significare la fine del sogno europeo. Le perdite finanziarie per le istituzioni creditrici nei confronti della Grecia (pensiamo all’IMF, lo European bailout fund ed i Paesi partner) sarebbero di proporzioni incredibili: secondo lo Spiegel, se la Grecia lasciasse l’Unione economica i 240 miliardi di euro di debito andrebbero persi nel nulla. La sconfitta sarebbe cocente, e anni di sacrifici, da parte non soltanto dei greci ma dell’Europa intera, verrebbero cancellati in un solo momento.

Tutto quello che possiamo fare è sperare che si raggiunga un compromesso accettabile per entrambe le parti, richiamando soprattutto la solidarietà, il valore alla base della nostra Unione di Stati sovrani.

Pierre Moscovici è Commissario europeo per gli affari economici e monetari dal 2014.
Dal 2014, Pierre Moscovici è Commissario Europeo per gli Affari Economici e Monetari

 

——————–

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagine:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Alessia Del Vasto

COLLABORATRICE | Classe 1994, di origini partenopee. EU Studies Fair Ambassador per POLITICO Europe, studia Scienze Politiche Internazionali presso l'Università di Pisa. Ha trascorso quest'anno accademico in Belgio, tra gaufres e case con i mattoncini rossi, per vivere quello che le piace definire "il sogno europeo".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *