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Grenfell Tower: una tragedia nella Londra della privatizzazione edilizia

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Gloria e Marco
Gloria e Marco, giovane coppia italiana residente nel Regno Unito da qualche mese, vittime dell’incendio che ha coinvolto il grattacielo londinese

Fa caldo a Londra, più del normale. La notte del 14 Giugno sembrava una come tante, destinata a scorrere e concludersi come le altre. Luci, suoni di sirene, frenesia che non si ferma neppure davanti al buio, poche linee della Tube aperte ventiquattr’ore, e impegnate a trasportare gli irriducibili: lavoratori dei turni notturni, ma anche giovani studenti, professionisti ed operai reduci da feste in casa e da pub crawling, dai tanti eventi che la metropoli offre. Tutti parte di quell’anima vivace e variegata, variopinta e sfacciata della capitale inglese, colonna portante di quell’immagine in parte veritiera, in parte stereotipata, di una Londra città delle opportunità, Grande Mela d’Europa, un posto dove tutti i sogni si realizzano e nulla o quasi appare impossibile.

Molti, tra questi ragazzi che animano la vita di Londra, sono italiani. Due di loro, Gloria e Marco, neolaureati in Architettura, avevano da poco realizzato un piccolo sogno, dopo quasi due mesi nella metropoli inglese: un lavoro ben pagato in un importante studio tecnico e una casa al ventitreesimo piano del grattacielo Grenfell Tower, a North Kensington, in pieno centro e completamente rimodernato. Una bellissima vista sulla capitale. Un sogno che, tuttavia, proprio quella notte si sarebbe arrestato bruscamente. Dai piani bassi della torre sono divampate delle fiamme attorno all’una del mattino (ora locale), dovute probabilmente a un cortocircuito. Fiamme che si sono espanse in verticale, per tutta la struttura. I soccorsi, seppure allertati, erano arrivati quando l’incendio era già nel pieno dell’attività. Fumo, fiamme, attimi di panico, di follia. Gloria e Marco, dapprima tra i dispersi, sono poi finiti nella lista delle vittime insieme, purtroppo, a tanti altri inquilini del complesso.

 

 

Le ricerche dei dispersi sono continuate, nei giorni successivi, in quello che restava dei piani superiori dell’edificio. Le cause, la dinamica della tragedia, sono varie e da ricercarsi purtroppo in una lunga storia di negligenza edilizia che non è neppure un’eccezione a Londra, così come in altre grandi città. Il complesso era stato costruito nel 1974: centoventi appartamenti in grado di accogliere circa cinquecento persone in totale. Era parte dello storico piano di sviluppo cittadino Lancaster West Estate, che all’epoca vide la costruzione, a Londra, di diversi blocchi di alloggi popolari, e poi passato in gestione ad enti privati a partire dal 1996. La costruzione, ormai fuori norma, ha iniziato a ricevere le prime proposte di rimodernamento nel 2012, ma il restauro è stato del tutto completato solo nel 2016, al costo di dieci milioni di sterline. Un rimodernamento della facciata, riarredamento, abbellimenti di vario genere, creazione di nuove aree comuni e di una nursery al piano terra. Tuttavia le norme di sicurezza dell’edificio, il sistema antincendio e le specifiche tecniche non erano poi del tutto state adattate agli standard odierni. Gli inquilini, diverse volte, avevano lamentato inefficienze, problemi di vario genere anche a restauro già avvenuto. Nel corso della vita della struttura, inoltre, i controlli di sicurezza da parte di chi di dovere erano stati sporadici: si è risalito ad estintori mai sostituiti, ascensori mai messi a norma nonostante gli oltre quarant’anni di vita dell’edificio, vie di fuga quasi inesistenti.

La protesta più feroce, e purtroppo rimasta inascoltata dal City Council – il Governo cittadino – nonché dal destinatario, il KCTMO (Kensington and Chelsea Tenant Management Organisation, nda), un ente privato al quale il blocco di appartamenti era passato in gestione di recente, ha avuto atto in un articolo pubblicato online nel Novembre dello scorso anno, nel blog che dava voce agli inquilini dello stabile. Si denunciava la presenza di un’unica via di uscita che, semmai fosse stata bloccata, avrebbe trasformato l’edificio in una trappola. Vi era inoltre un messaggio, che ora suona come un inquietante presagio, che recitava: «è un pensiero agghiacciante, ma crediamo fermamente che solo un “evento catastrofico” potrebbe far capire la gravità della situazione – è nostra convinzione che solo un incendio di grandi dimensioni possa portare ad un cambiamento della situazione».

Inoltre la Rydon Construction, società che ha diretto i restauri, da quello che emerge nelle inchieste condotte nei giorni subito seguenti alla tragedia e tuttora in corso, avrebbe agito in maniera non trasparente. Il nuovo rivestimento che era stato fabbricato insieme al nuovo sistema di riscaldamento era costituito infatti da pannelli in alluminio e isolanti in materiale plastico, del tutto non ignifughi, e ciò avrebbe favorito la propagazione delle fiamme. Mancava, inoltre, un sistema di estintori automatico che, se fosse stato centralizzato e presente in tutti gli appartamenti, di sicuro si sarebbe evitata la tragedia.

Tuttavia la Grenfell Tower non è un caso isolato. Secondo il London Evening Standard, in un articolo pubblicato in questi giorni, i blocchi di appartamenti più a rischio sarebbero ben cinque in tutta la città, senza tenere conto di altri con i quali il numero salirebbe a un centinaio, e sempre per gli stessi motivi: ristrutturazioni eseguite da enti privati con materiali non a norma.

Un fallimento della privatizzazione, ma purtroppo anche dello Stato. La stessa Premier Theresa May ha ammesso pubblicamente che il sostegno alle famiglie vittime del disastro non è stato sufficiente, affermando che «Lo Stato non è riuscito, a livello locale e nazionale, ad aiutare le persone quando ne avevano più bisogno. Come primo ministro mi scuso di questo fallimento».

Una tragedia evitabile e che, purtroppo, si aggiunge agli già innumerevoli drammi di un Paese il cui futuro è quantomai incerto.

 

A woman touches a missing poster for 12-year-old Jessica Urbano on a tribute wall after laying flowers on the side of Latymer Community Church next to the fire-gutted Grenfell Tower in London, Friday, June 16, 2017, after a fire engulfed the 24-story building Wednesday morning. London firefighters combed through the burned-out public housing tower Thursday in a grim search for missing people as police and the prime minister launched investigations into the deadly inferno, with pressure building on officials to explain the disaster and assure that similar buildings around the country are safe. (AP Photo/Matt Dunham)

 


 

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About Valeria Martucci

CORRISPONDENTE DALL'ESTERO | Classe 1988, è nata a Brindisi. Sin dall'adolescenza, coltiva la passione per la scrittura. Nel 2007 si trasferisce a Genova per studiare Architettura e "respirare il mondo", sperando di trovare nel capoluogo ligure un'aria cosmopolita e una dimensione "di confine", Qui incontra le altre sue grandi passioni: il cibo, il vino e i viaggi. Nel 2016 approda poi a Dublino, dove attualmente risiede e lavora. La sua vita è in eterno movimento e sempre alla ricerca di una evoluzione. La tappa successiva sarà Londra, dove spera di coronare il sogno della sua vita: un locale all'insegna del cibo, del vino, della letteratura e dei viaggi.

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