Jodorowsky's Dune

Il più grande film di sempre… che non vedremo mai

Pubblicato il Pubblicato in Musica e Arti Visive, Recenti, Settima Arte

La storia del Cinema è piena zeppa di pellicole ideate, progettate, quasi finanziate e che mai hanno visto la luce. Ma tra tutti i casi meritevoli di considerazione, uno in particolare spicca per importanza e singolarità: il Dune di Alejandro Jodorowsky.

Sono necessarie, però, due premesse. Cos’è Dune? Semplicemente il romanzo di fantascienza più importante del secolo, insieme alla Fondazione di Asimov (ben 12 milioni di copie vendute). Nato dalla penna di Frank Herbert nel 1965, è il primo di un ciclo di sei libri, una grandiosa saga ambientata in pianeti remoti (in particolare Arrakis, lo sterminato deserto conosciuto come Dune). In poco meno di settecento pagine la storia alterna fantapolitica, religione, filosofia, amore, guerra e centinaia di personaggi e invenzioni pazzesche. Basti pensare che George Lucas ha da sempre ammesso che l’idea stessa di Star Wars è stata fortemente influenzata dai romanzi di Herbert.

Alejando Jodorowsky, film director
Alejandro Jodorowsky (1929) è uno scrittore, fumettista, saggista, drammaturgo, regista teatrale, cineasta e poeta cileno naturalizzato francese

Chi è Alejandro Jodorowsky? Poeta surrealista, guru spirituale e regista d’avanguardia conosciuto ai più per El Topo e La Montagna Sacra. Descrivere questi due film è praticamente impossibile senza scomodare argomenti quali l’esoterismo e il consumo di allucinogeni. Il consiglio, per tutti, è di vederli entrambi senza conoscenze pregresse o aspettative di genere. Più che di opere cinematografiche, in effetti, dovremmo parlare di esperienze sensoriali. I due elementi (best seller da una parte, cineasta dall’altra) si incontrano quasi per caso nel 1975. Accade dopo il successo de La Montagna Sacra, e tutto grazie alla collaborazione con il produttore Michel Seydoux, uno dei più grandi estimatori di Jodorowsky. Il regista ha la folle idea di trasporre sul grande schermo quel romanzo da tutti considerato impossibile. Non lo ha neppure letto, ma il fascino mistico di quel tomo è irresistibile. Seydoux lo asseconda. Ottengono i diritti per una cifra ridicola: nessuno crede alla buona riuscita del progetto. Troppo complesso il soggetto di base, troppo variegato il libro per essere condensato in due ore o poco più. Jodo si ritrova a paragonare Herbert a Proust, facendo riferimento all’importanza che quest’ultimo ha avuto nella letteratura europea. Ne è innamorato.

Lo script avrebbe preso forma in un castello francese preso in affitto da Seydoux. Ma prima era necessario trovare i compagni di viaggio, o guerrieri spirituali, per usare le parole di Jodorowsky. E qui fate un respiro profondo, perché stiamo per analizzare la più prestigiosa galleria di personaggi mai scelti per un film. Lo storyboard, innanzitutto. Perché il genio aveva bisogno di matite adeguate per tradurre su carta i suoi pensieri. E allora chi meglio di Jean Moebius Giraud, probabilmente il miglior fumettista del vecchio continente (già noto per la serie di Blueberry)? Esatto, Moebius curò ogni pagina dello storyboard. Per il design delle navicelle spaziali la scelta ricadde su Chris Foss, uno dei cosiddetti futuristi visuali, che aveva illustrato le copertine di innumerevoli libri di fantascienza. Come se non bastasse, il terzo artista coinvolto era un certo H.R. Giger, che qualche anno più tardi si sarebbe aggiudicato l’Oscar per i migliori effetti speciali grazie al lavoro svolto con Alien di Ridley Scott. A tal proposito, chi contattare per i visual effects? Il migliore sulla piazza era senza dubbio Douglas Trumbull, autore delle meraviglie di 2001: Odissea nello Spazio di Kubrick. Tuttavia l’individuo con convinse del tutto Jodorowsky (era decisamente troppo tecnico per andare d’accordo con un pensatore anarchico come lui). L’uomo giusto era invece Dan O’Bannon, responsabile degli effetti di Dark Star di John Carpenter (davvero niente male).

Jean Giraud, in arte Moebius
Jean “Moebius” Giraud (1938-2012) è stato un fumettista francese

Per quanto riguarda le musiche, il regista desiderava un tema differente per ogni pianeta. Tra gli artisti partecipanti, nientemeno che i Pink Floyd, oltre ai Magma (il top del progressive rock del momento). E arriviamo così al cast. Il ruolo del duca Leto, padre del protagonista, sarebbe stato di David Carradine, il guerriero perfetto. Paul, l’eroe, avrebbe avuto il volto del figlio di Alejandro Jodorowsky, Brontis (che ancora oggi ricorda gli estenuanti allenamenti imposti dal padre per farlo adattare al ruolo). L’imperatore della galassia? Salvador Dalì, convinto a presenziare dopo molte difficoltà e con la promessa di uno stipendio principesco. La sua musa Amanda Lear avrebbe interpretato la parte della principessa Irulan, mentre Mick Jagger quella di Feyd-Rautha, malvagio nipote del barone Vladimir Harkonnen (ruolo pensato per Orson Welles). Un cast da far venire i brividi anche ai neofiti del romanzo.

Il risultato? Un libro di proporzioni colossali contenente tutto quello che sarebbe poi diventato l’opera definitiva. Tavole, bozzetti, fotografie, materiale accuratissimo e pronto per venire alla luce. Si dice che tutte le maggiori case di produzione ne abbiano ancora una copia, magari nascosta tra gli scaffali, nell’oscurità. Perché nessuna rispose: <<Sì, facciamolo>>. Dune, il film più ambizioso del secolo, rifiutato da tutta Hollywood. E non c’è da stupirsi: era un blockbuster dichiaratamente weird per i loro canoni. Fu un vero e proprio fallimento per tutte le persone che avevano creduto nel progetto, in un’idea che avrebbe potuto cambiare la storia della Settima Arte e che forse è comunque riuscita a cambiarla. Perché echi e ispirazioni di quel famoso storyboard risuonano in numerose pellicole che si sono succedute nel corso degli anni: Masters Of The Universe, Terminator, Flash Gordon, I Predatori Dell’Arca Perduta, Prometheus, la stessa saga di Star Wars. E chissà, se Dune fosse uscito nelle sale, quali conseguenze avrebbe scatenato nel mondo della celluloide.

 

Due appunti finali:

Pochi anni più tardi, i diritti di realizzazione finirono nelle mani della figlia di Dino De Laurentiis, Raffaella. I lavori furono affidati a David Lynch. Ad oggi Dune, del 1984, viene ricordato non a caso come il peggior film di Lynch. Una piccola rivincita per coloro che facevano parte della crew del 1975.

A questa spettacolare opera mai nata è dedicato il documentario del 2013 Jodorowsky’s Dune, per la regia di Frank Pavich, quasi sconosciuto in Italia.

 

Disegno di H.R. Giger per Dune
Disegno dell’artista H.R. Giger per “Dune”

 

 

 

——————–

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Mattia Carapelli

REDATTORE | Classe 1991, toscano. Si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Siena. Lettore onnivoro e cinefilo convinto, nel 2014 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Ironica", con la casa editrice Montedit.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *