LAPRESSE_20160716114357_19987184

Golpe in Turchia: il colpo di Stato visto dal Bosforo

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Recenti, Sguardo sul Mondo

Istanbul, la città più grande della Turchia, è nata sul Corno d’Oro affacciandosi sul Bosforo. Il nome di questo stretto significa passaggio ed effettivamente di passaggi, anche storici, ne ha visti tanti. Due ponti autostradali attraversano lo stretto, ed è stato proprio quello il luogo in cui due giorni fa è iniziato il delirio.
 Se le sue acque potessero parlare, ci racconterebbero tante cose. Ci racconterebbero che Mustafa Kemal Atatürk ha fondato la Repubblica di Turchia il 20 Ottobre 1923 e ha deciso di farne uno Stato laico. 
Al fine di garantirne la laicità, ha deciso di autorizzare l’esercito ad attuare colpi di Stato nel caso in cui servissero per difenderne la secolarizzazione.

Così, il 27 Maggio 1960, Cemal Gürsel fece giustiziare il Premier Adnan Menderes e rimosse il Presidente Cemal Beyar. Nel 1971 i capi delle forze armate presentarono un memorandum per un Governo forte, che portò il Premier Süleyman Demirel a dimettersi il giorno stesso. Verso la fine degli Anni ’70 la scena politica turca era frantumata e l’economia stentata, anche a causa dei continui attentati e delle violenze tra ultra-nazionalisti e comunisti. Nel 1980 il golpe fu guidato dal Generale Kenan Evren, che prese il controllo restituendo due anni dopo il potere ai civili.

Se le acque del Bosforo potessero parlare, ci racconterebbero che la Turchia è governata da Recep Tayyip Erdoğan dal 2002. L’attuale Presidente turco ha iniziato la sua carriera politica come figura di spicco del Refah Partisi (trad: Partito del Benessere) per poi diventare fondatore dell’Adalet ve Kalkınma Partisi (AKP, trad: Partito per la Giustizia e lo Sviluppo). Nel 2010 ci fu un referendum costituzionale, che diede al suo Governo un controllo maggiore sul sistema giudiziario. 
Nello stesso anno molti ufficiali dell’esercito strinsero legami con il movimento di Fethullah Gülen, inizialmente alleato di Erdoğan ma che, nel 2013, se ne distanziò. Gülen venne accusato di aver istigato la magistratura contro Erdoğan, all’epoca Premier. Fethullah Gülen è attualmente in esilio, volontario negli USA. Quell’anno ebbero luogo anche le proteste di Gezi Park.

Ironicamente, le stesse piazze che nel 2013 condannavano Recep Tayyip Erdoğan, il 15 Luglio di tre anni dopo lo avrebbero salvato.
 Alle 22:30 (ora turca) si diffondono le prime notizie che, proprio sopra le acque del Bosforo, sta accadendo qualcosa. Sopra i ponti principali che uniscono l’Asia con l’Europa, viene chiuso il traffico da alcune unità dell’esercito. 
Qualche minuto dopo, degli elicotteri volano bassi nel cielo, sopra la capitale Ankara: si sentono degli spari. Dovremo attendere qualche minuto per sapere dal Primo Ministro turco, Binalı Yıldırım, che una <<attività militare non autorizzata>> è in corso. 
Le forze dell’esercito assediano la sede della TV nazionale, la TRT, sia a Istanbul che ad Ankara, costringendo la presentatrice a leggere le loro dichiarazioni: <<Abbiamo preso il potere. Rimanete a casa. La Turchia torna libera>>. Viene ordinato un coprifuoco e imposta la legge marziale.

 

 

Anche l’aeroporto di Atatürk, nella parte europea della città, sarà chiuso e assediato. La risposta di Erdoğan non si fa attendere: durante una chiamata su FaceTime lancia un appello su CNN Türk: <<Ciò che sta succedendo oggi è portato avanti da una minoranza delle nostre Forze Armate […]. Credo nell’unità del nostro Paese, nella sua solidarietà e nell’integrità contro questo avvenimento, gli daremo la giusta punizione>>, e aggiunge <<invito il mio popolo a raccogliersi nelle piazze e dare a questa minoranza la risposta che merita. Questo colpo di Stato fallirà>>.

Gli altoparlanti delle moschee rilanciano l’appello di Erdoğan, che qualcuno riceve addirittura via sms. Il Presidente ha aggirato il blocco delle televisioni sfruttando i new media. Così migliaia di persone, indipendentemente dal loro partito politico, escono di casa e si recano nelle piazze per fermare l’avanzata dei carri armati e difendere la democrazia. 
Sia ad Ankara che a Istanbul è il delirio, in uno scenario da vera e propria guerra civile: un elicottero militare apre il fuoco sulla capitale, in Piazza Taksim (Istanbul) si scontrano violentemente la polizia anti-sommossa e l’esercito turco. I golpisti vengono fermati anche dai cittadini e, nel caos generale, Erdoğan atterra all’aeroporto di Atatürk e dichiara nuovamente che il tentativo di colpo di Stato fallirà. Ma ci sono ancora spari, scontri e un’esplosione al Parlamento ad Ankara. Si inizia a parlare di feriti. 
Solo all’alba i soldati si arrendono, circondati da un’unità di polizia armata.

È così che questa lunga notte da incubo si conclude, lasciando dietro di sé 1.440 feriti, 2.639 militari, 2.700 giudici arrestati e circa duecento morti fra golpisti, polizia e civili. Nessuno dei partiti di opposizione ha appoggiato il golpe. Nel corso dell’assemblea straordinaria che ha avuto luogo ieri mattina in Parlamento, Ismail Kahraman (il Presidente del Parlamento) ha letto ad alta voce la condanna: <<Nonostante le nostre differenze politiche, noi siamo accanto alla volontà nazionale, la abbracciamo e la abbracceremo sempre con tutti i nostri parlamentari e organizzazioni politiche>>. 
Il colpo di Stato in Turchia si colloca in un quadro mondiale estremamente complesso, rendendolo ulteriormente complicato: dopo l’attentato di Nizza, l’orrore di Dallas, l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e il conseguente nuovo Governo inglese, moltissime domande si affollano nella mente.

Chi è stato a tentare di rovesciare il Governo? Per rispetto alle persone che sono morte, sarebbe meglio che tutti ci attenessimo ai fatti, piuttosto che avventurarci in giudizi affrettati e teorie cospiratorie. Al momento, date le modalità in cui è avvenuto il colpo di Stato, non sembrerebbe i fautori siano i soliti militari secolaristi. Una teoria diffusa – condivisa anche da Erdoğan – è che siano stati ufficiali di medio rango affiliati al movimento di Gülen; quest’ultimo ha smentito. Addirittura secondo altri, tra cui lo stesso Gülen, sarebbe un complotto dello stesso Erdoğan per avere più potere.

In realtà quale gruppo abbia provato a prendere il controllo del Paese non è ancora chiaro. Stamattina un’amica turca mi avverte che le acque del Bosforo si sono calmate. <<È tutto sotto controllo adesso>>, scrive <<ho sentito che tutto il Paese era unito contro questo colpo di Stato>>. Ora c’è da capire cosa succederà nei prossimi giorni.

Ora c’è da capire se il tranquillo sciabordio delle onde del Bosforo resterà tale o si evolverà nuovamente in tempesta.

 

Erdogan-Facetime
L’appello di Recep Tayyip Erdoğan (1954) ai new media, tramite l’applicazione FaceTime

 


 

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

About Ilaria Porru

REDATTRICE | Classe 1993, sarda. È laureata in Lingue e Comunicazioni presso l'Università degli Studi di Cagliari. Viaggiatrice per natura, durante il suo corso di studi ha incontrato la Turchia, Paese che le ruba il cuore e da cui non riesce più a separarsi. Vive attualmente ad Istanbul.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *